di Margherita Merone

 

apprendere

 

L’apprendimento è un fenomeno che si osserva negli esseri umani, negli animali e la cosa interessante è che accade anche quando dormiamo. Alcuni neurobiologi hanno dimostrato che durante il sonno si impara ad inspirare una quantità di aria diversa quando le orecchie percepiscono un suono particolare, dopo che è stata collegata l’idea che quel suono sia un modo per segnalare un cattivo odore.

Il cervello è l’organo responsabile dell’apprendimento. È difficile dire cosa si intenda esattamente per apprendimento e dare una definizione che sia definitiva, ma in linea generale quella più completa specifica che si tratta dell’acquisizione di informazioni da parte di un organismo biologico. In alcuni libri di psicologia si sottolinea come alcuni aspetti dell’apprendimento vengano concepiti come un cambiamento del comportamento per effetto dell’esperienza, ma anche questa definizione risulta alquanto riduttiva.

Qual è il motivo per cui si apprende? Se non ci fosse apprendimento non ci sarebbe l’intelligenza, il linguaggio e la memoria ed è molto importante per il comportamento e la sopravvivenza. Se pensiamo all’evoluzione, questa ha dato agli animali dei riflessi, reazioni muscolari in risposta a stimoli esterni che sono presenti dalla nascita e a volte vengono esercitati senza apprendere, procedendo rapidi e automatici. Questo vale anche per l’uomo e un esempio chiaro è quando una persona reagisce subito a una percezione sensoriale, come ritirare la mano da una fonte di calore in modo da evitare che si bruci, e tutto questo accade immediatamente senza l’influenza del cervello.

La forma più semplice di apprendimento viene definita abituazione. Si ha quando un determinato stimolo che colpisce la nostra attenzione viene ripetuto e alla fine ci si abitua ad esso. Sentiamo il suono di un campanello e ne abbiamo un riflesso di orientamento ossia lo guardiamo, poi, con il passare del tempo non ci si presta più attenzione, questo perché ci si è abituati a quel suono specifico. L’abituazione non riguarda comunque solo una reazione a un suono o a un rumore e non è limitata solo agli esseri umani.

Più conosciuto è il condizionamento classico, sono molti a ricordare l’esperimento dello psicologo Ivan Pavlov condotto sul condizionamento dei cani, la cui caratteristica più importante era lo stimolo incondizionato. Tale stimolo non era altro che il cibo, detto incondizionato perché capace di stimolare una reazione senza che fosse necessario un addestramento previo. Si trattava, in sostanza, di una risposta da parte del cane puramente istintiva, che lo studioso definì risposta incondizionata. Questa era la salivazione: quando si avvicinava il momento in cui dovevano mangiare, i cani secernevano saliva. Pavlov era solito suonare un campanello prima di dar loro da mangiare e col tempo osservò che i cani abbinavano il suono del campanello all’arrivo del cibo atteso: bastava che lo sentissero per iniziare il processo della salivazione, anche se poi non gli veniva dato alcun cibo. Questa risposta fu chiamata risposta condizionata proprio perché condizionata dall’abbinamento del suono del campanello con il cibo.

esperimento di Pavlov

Si parla anche di condizionamento strumentale nel momento in cui il comportamento di un animale cambia come conseguenza della relazione tra il comportamento ed eventuali fattori ambientali. Un esperimento fu effettuato con alcuni gatti messi in una gabbia fuori dalla quale c’era una ciotola con del cibo. Per mangiare i gatti dovevano mettere in atto una determinata risposta, in quel caso era di tentare di muovere la leva che teneva chiusa la gabbia per poter uscire. Ci volle del tempo, fu un processo di apprendimento graduale, non un’intuizione immediata, ma una volta che i gatti avevano compreso il meccanismo che gli permetteva di uscire trovavano il cibo come ricompensa.

Molti psicologi si sono mostrati conservatori nel momento in cui si sono dovute trarre delle conclusioni su quanto veniva appreso effettivamente durante gli esperimenti svolti sia sul condizionamento classico sia su quello strumentale. Infatti, sostengono che il processo di apprendimento si basa sull’acquisizione di un’associazione tra elementi. Sintetizzando, un’interpretazione possibile riguardo l’associazione stimolo-risposta è che l’apprendimento abbia come fine un obiettivo. Gli animali dei vari esperimenti davano una risposta per ottenere qualcosa che desideravano, in altri termini, per un obiettivo e ciò varrebbe anche per gli esseri umani. Ma non tutto il comportamento strumentale è orientato a un fine; ulteriori esperimenti hanno mostrato come col tempo si crea un comportamento basato sull’abitudine, condizionata maggiormente da più stimoli ambientali, pertanto, si può dire che è stata acquisita un’abitudine.

Sia gli animali sia gli esseri umani generalmente non vivono soli, di conseguenza si impara dagli altri. C’è un apprendimento sociale, ossia un’informazione passa da un individuo a un altro. Vengono utilizzati di frequente due termini al riguardo, “osservatore” e “dimostratore”, dove con il primo si intende l’animale che riceve le informazioni, nel caso appunto di apprendimento sociale e con il secondo quello che le fornisce, intenzionalmente o meno. Chiaramente i due ruoli sono tutt’altro che fissi, si può assumere un ruolo o l’altro a seconda delle situazioni. Attraverso numerosi esperimenti si è visto che se un animale guarda un cibo che non conosce inizialmente lo evita, ma in presenza del dimostratore è spinto a considerarlo e successivamente potrebbe anche interagire con esso. Certamente questa non è una legge definitiva, è difficile che possa riguardare tutti i casi in cui scegliere un determinato cibo è appreso negli animali a livello sociale. Generalmente gli animali vivono in gruppo, questo farebbe pensare a un vantaggio per loro, a una “ricompensa” che può essere incondizionata, ossia non appresa, o acquisita in quanto abbinata a un elemento piacevole, come ad esempio il cibo.

Un’altra forma di apprendimento è l’imitazione. In un animale si produce una certa reazione come conseguenza dell’osservazione di un altro animale, ma talvolta l’imitazione può anche essere un fenomeno automatico.

L’argomento è interessante, ma non è affatto semplice. Gli psicologi cercano di spiegare le varie forme di apprendimento ponendo alla base un principio comune, ossia l’associazione. Questo principio spiega l’apprendimento sostenendo che i cambiamenti nel comportamento sono conseguenza della formazione o dell’indebolimento dei collegamenti tra le cose. Ma gli psicologi ci avvisano anche che c’è molto di più, e ovviamente quanto detto non può apprendereesaurire il tema. Lo studio sull’apprendimento nella psicologia contemporanea non si è fermato, ma continua a dare sempre nuovi spunti e stimoli per comprendere in che modo il comportamento di un animale o di un essere umano cambi per effetto dell’esperienza.

Pensando a Gesù, come si può dire di lui? Nella sua vita terrena apprendeva o per il fatto che era Dio conosceva già tutto e non aveva bisogno di imparare nulla? Per alcuni teologi Gesù, in quanto Dio, non poteva che avere tutte le perfezioni e dunque non aveva nulla da imparare. Questo però entra in contrasto con quanto viene chiaramente affermato nel vangelo di Luca nel quale Gesù è presentato come colui che cresce davanti a Dio e davanti agli uomini, non solo in età e grazia, ma anche in sapienza (Lc 2,52).

Ma di questo parleremo più a fondo in un altro articolo.

 

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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