In occasione del 25 aprile racconto una storia vera, lo faccio ogni anno, per quelli che non la conoscono.

Primi giorni di ottobre del 1943, un treno militare tedesco è in fuga da Napoli, dopo le 4 giornate, sulla linea verso Foggia.

Verso sera il treno è costretto a fermarsi dalle parti di Vitulano perché è iniziato il solito bombardamento notturno su Benevento.

Ed allora i prodi valorosi soldati dell’esercito tedesco, accompagnati da qualche prode camicia nera pensano, per occupare il tempo di sosta, di rastrellare qualche “volontario” per l’organizzazione Todt tra i pochi abitanti di quella piccola frazione.

Vittorio ha sedici anni e tanti amici e gironzola spesso anche la sera tardi.

Quando vede arrivare i prodi rastrellatori, di corsa, li precede nelle poche case e dà l’allarme: “Via… via… andate via… “

Tutti i maschi scappano nel bosco intorno al fiume Calore.

Vittorio rimane indietro e non riesce a nascondersi nel bosco e resta tutta la notte, nascosto in un canneto e immerso nell’acqua gelida.

Dalle sponde del fiume i prodi soldati germanici ed i valorosi in camicia nera fanno il tiro al bersaglio ed, intanto che si trovano, saccheggiano dalle masserie il poco cibo rimasto. La mattina dopo, passato il bombardamento, il treno riparte senza alcun volontario.

Vittorio è sopravvissuto a quella notte, ma non vide il Natale del 1943: allora si moriva di polmonite e di endocardite.

Era l’ultimo fratello di mia madre.

Zio Vittorio è quello seduto al centro della foto

Nella mia famiglia non si pratica il revisionismo storico.  Per i revisionisti di ieri e di oggi consiglio la lettura di un testo fondamentale: Roberto Battaglia, Storia della Resistenza Italiana, Einaudi.

E purtroppo è esaurito, guarda caso!

Il fiume Calore

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7 thoughts on “Come ogni 25 aprile racconto la medesima storia

  1. Grande Raffaele. Nemmeno nella mia famiglia si pratica il revisionismo storico. Mio padre ha passato giorni e notti sugli alberi, come il Barone Rampante, per non farsi prendere dai tedeschi. E’ riuscito a sopravvivere e a procrearmi, e alla faccia loro, è ancora vivo e fieramente antifascista. ‘N te cul … come diciamo noi in Romagna 🙂

    1. @Bea, si vede che è un fatto di DNA! Quindi è passato anche ai miei figli

  2. Arrivo qui da facebook, da cui ho letto questo interessante scorcio di guerra. Interessante, sì, perché valuta in modo chiaro e palese ciò che è la guerra, ciò invece che proprio non riesce a convincermi è la costante immagine che assumono i partigiani di vittime contro i cattivi fascisti, nazisti ecc. quando anche Pansa, ormai, ha smesso di raccontare la solita solfa riproducendo le immagini tristi di una guerra civile dove partigiani comunisti e garibaldini, soldati RSI, fascisti, si sono macchiati di crimini e tutte dello stesso medesimo valore se è vero, come è vero, che privare della vita un uomo è comunque sbagliato.
    Invece, mi sembra, che si faccia della spicciola demagogia sul valore della resistenza, che sì, agli occhi parziali di chi è di sinistra o antifascista, può sembrare la più bella delle cose, ma dall'occhio di chi vede il tempo che passa e vorrebbe il superamento del clima da "guerra civile" appare come una lunga lista dove le vittime hanno comunque un fucile in mano, facevano fucilazioni e hanno provveduto a stuprare e ad uccidere.
    Alfio Marrone

    1. @Alfio
      Non ho ben capito se "la spicciola demagogia" è riferita alla vicenda che ho raccontato.
      Ma ritengo opportuno precisare:
      a) la vittima della vicenda non aveva alcun fucile in mano
      b) gli eroici militi stavano compiendo un gratuito atto di rastrellamento non giustificato da alcuna legge di guerra
      c) non ho voluto fare alcuna retorica resistenziale, ma raccontare una storia di famiglia.

      Torniamo poi alla "pacificazione" essa deve esserci a condizione di sottolineare dove sono i torti e dove sono le ragioni. Ed è di tutta evidenza dove siano i torti.
      Quanto racconta Pansa non equilibria assolutamente la bilancia della storia.
      E poi usare il termine guerra civile è del tutto fuori luogo, più corretto mi pare il termine guerra di liberazione.
      La cd Repubblica Sociale non aveva alcuna valenza giuridica, era solo un governo fantoccio al soldo dei tedeschi.
      La storia non si può riscrivere a seconda delle "convenienze" del momento.

    2. @Alfio non ho ben capito se quando parli di demagogia spicciola ti riferisci a quanto ho raccontato.
      Comunque ti voglio precisare:
      a) non mi sembra che la vittima/le vittime della vicenda avessero le armi in pugno
      b) malgrado il tempo passato la mia famiglia non intende superare un bel niente, i coraggiosi militi quella notte del 1943 stavano compiendo un atto (rastrellamento) assolutamente gratuito non consentito dalle cd leggi di guerra
      c) altrettanto gratuito fu il tiro a segno sulla sponda del fiume Calore.
      Questo è quanto riferito alla vicenda.
      La "pacificazione" può esserci, ma nel rispetto della verità storica: quali sono gli innocenti e quali i colpevoli.
      Le "rivelazioni" di Pansa sono vere e non le nego.
      Ma non si possono negare le responsabilità della cd Repubblica Sociale, metterle sullo stesso piano.
      E poi non mi piace che si tende ad usare il termine Guerra Civile e non guerra di liberazione.

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