di Margherita Merone

 

Gesù in croce

 

Nella teologia di Lutero emerge chiaramente la centralità della persona di Gesù Cristo, quando si parla di Dio, della fede, della Scrittura, del Vangelo. Questa centralità, prima ancora di essere una convinzione teologica, è frutto di un’esperienza personale, avere fede in Cristo, il Figlio di Dio, colui che è stato inviato dal Padre. Lutero non ha scritto un manuale dedicato esclusivamente alla cristologia, ma la inserisce nella sua grande riflessione teologica.

L’esperienza di fede del riformatore produce una svolta nella comprensione della persona di Cristo. Nelle sue opere ci sono pagine in cui è evidente la sua crisi riguardo Dio, ma anche nei confronti di Cristo, visto come un giudice severo e terribile, data la sua potenza. Questo modo di interpretare Cristo gli proviene dallo studio della teologia di alcuni maestri della tarda scolastica, che tendevano a “cosificare” gli effetti dell’opera di salvezza di Cristo con la dottrina dei meriti, considerati un tesoro oggettivo che la chiesa amministra. Per Lutero, a pensarla così, si pone un problema. Perché la redenzione, compiuta oggettivamente, si trova incastrata in un linguaggio giuridico, soddisfattorio, per il quale i meriti di Cristo non hanno che la funzione di ripagare una giustizia lesa; in questo modo Dio smetterebbe di essere offeso e tornerebbe ad essere ben disposto verso l’uomo.

Lutero ama molto la lettura dei testi di san Bernardo di Chiaravalle nei quali trova l’idea che l’uomo da solo, con le sue forze, non può darsi la salvezza e che è meraviglioso affidarsi a Gesù Cristo che ha sofferto per amore nostro. Da questi scritti Lutero impara a scoprire il volto di Cristo, la sua persona – che ci ha liberato dal peccato, dal male, dalla morte, ci ha redento e riconciliato col Padre rendendoci giusti. Se non si guarda a Cristo in questo modo, è facile prendere un cammino di vita sbagliato. Cristo è colui che ha mediato la grazia di Dio, senza di lui non è possibile alcuna mediazione. Siamo stati salvati da Lui, scrive il teologo in molti suoi scritti. Precisa, poi, che prima non aveva un Signore, un Re, ma si sentiva solo prigioniero del peccato, sotto il potere del diavolo, condannato a morire per colpa di Adamo – che ha peccato per primo e indebolito l’uomo – e per i suoi peccati personali. Cristo è il Salvatore, la sua opera di redenzione non è che l’espressione del suo grande amore per tutti gli uomini.

Cristo, unigenito ed eterno Figlio di Dio, è stato misericordioso, è venuto dal cielo per aiutarci, ci ha sciolto dalle catene del peccato. Egli è il Signore della vita, della giustizia, del bene, che ci ha ricondotto nella grazia del Padre, ci protegge da ogni male, come sua proprietà. Questo “essere per me” di Cristo si può anche esprimere con la sola parola “Signore”: è Lui il Signore, Mediatore e Salvatore. Concepito dallo Spirito Santo, nato da Maria Vergine, haMaria e Gesù bambino sofferto molto, è morto in croce; colui che era senza peccato ha preso il peccato su di sé. In un “gioioso scambio”, come afferma il riformatore, tutti i beni e la giustizia di Cristo sono passati ai credenti, mentre i peccati non sono più nostri, ma sono diventati di Cristo. Egli ci ha salvato col suo sangue prezioso, diventando “mio Signore”, quindi non per se stesso – non ne aveva bisogno – ma per me, per noi. È risorto, ha distrutto la morte, è salito al cielo e siede alla destra del Padre, tutto giace ai suoi piedi.

Per Lutero, Cristo è un re potente, ma in modo spirituale, il suo regno non è su questa terra, non ha beni terreni, ma spirituali. Egli è il Sacerdote ed è proprio l’essere sacerdote che lo rende mediatore tra Dio e gli uomini: è coram Deo, ossia davanti a Dio è il rappresentante degli uomini, e coram hominibus è il rappresentante di Dio. Questo dimostra che Cristo è stato solidale con l’uomo peccatore, ha fatto l’esperienza vera di soffrire e di andare incontro alla morte, sentendo per gli uomini amore e misericordia.

Per il riformatore, Cristo è colui che realmente riunisce nella sua persona tutti i peccati e quindi è colui che ne porta anche le conseguenze da parte di Dio. Egli viene punito e non secondo la legge giuridica; la sua morte non è soltanto l’atto di perfetta obbedienza al Padre fino alla donazione della sua vita, ma ha luogo un giudizio dei peccati che ha preso su di sé e dunque sono in lui. Così, proprio su di lui si abbatte la collera di Dio. Avendo Cristo davanti, spiega Lutero, Dio vede un uomo peccatore che ha su di sé i peccati di tutti gli uomini; pertanto, deve morire sulla croce. Tale solidarietà da parte di Cristo è frutto di un amore che non si può definire, infatti è Egli stesso che decide liberamente, volontariamente di sottoporsi alla punizione di Dio e dunque alla morte. Non si parla per il Gesù risortoriformatore di soddisfazione in senso morale, giuridico; ciò che è compiuto da Cristo non provoca e non merita l’amore di Dio, perché questo si è già manifestato prima, con l’invio sulla terra del Figlio. Si tratta di Rivelazione, della manifestazione della misericordia di Dio.

Per questo, sostiene Lutero, è importante seguire l’esempio di san Paolo che ha predicato solamente Cristo Crocifisso. La croce non è intesa come strumento di salvezza o di tortura, ma è principalmente il modo di esistere del Figlio di Dio; per Lutero l’esistenza di Gesù è staurologica, (dal greco σταυρός, “palo” o “croce), nel senso che Gesù vive la croce, la donazione di se stesso durante tutta la sua vita, dalla nascita alla morte.

Il pensiero del riformatore tedesco è chiaro. Non si può cercare Dio al di fuori di Cristo crocifisso e risorto, solo in questo modo è possibile un vero teologare, perché come dice san Paolo: «Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso» (1 Cor 2,2).

 

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
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