Cappuccetto RossoDopo la falsa euforia del periodo natalizio, pian piano si torna alla normalità, come si suol dire. Ma quale normalità ci aspetterà quest’anno? Quello appena concluso si è ispirato ad un romanzo di Kafka, un incubo surreale da cui speravamo di svegliarci il primo gennaio 2013, e invece niente. Il Monti-bis continua a minacciarci, mentre nuove liste politiche o vecchi partiti rinati spuntano come funghi dalla terra. Funghi allucinogeni, per intenderci. Ormai solo la droga o l’alcool possono aiutare a reggere i cadaveri megalomani che per certi versi sono anche peggio di Berlusconi: almeno lui non pretendeva di essere una persona colta. Diciamolo (come dice l’Onorevole La Russa, che vorrebbe i due assassini di pescatori indiani al parlamento, tanto per dare ai cittadini intelligenti un ulteriore motivo per chiedere asilo all’estero), Monti è tipo il lupo nella favola di Cappuccetto Rosso che si traveste da nonna per mangiarsi anche la bambina. Ovvero, dopo averci mangiato lo stipendio e la pensione, ora è tornato per finire il lavoro. Ci ha staccato la spina della vita e ora si presenta come quello bravo, quello giusto e quello buono. O forse gioca sulla poca memoria degli italiani: ci impone una tassa dopo l’altra e poi dice che abbasserà le tasse?! E ora vuole anche modificare l’IMU, dopo averla applicata a tutti tranne alla Chiesa. Ma crede davvero che siamo così coglioni? 

Forse lo siamo, sì. Dopo vent’anni di Berlusconi, gli italiani sono capaci di tutto. Comunque, io per Natale ho cercato di staccare un po’, per non raggiungere l’esaurimento psicologico subito all’inizio del nuovo anno, che però è arrivato lo stesso. Complici i miei genitori, che ci hanno ospitato per la settimana di Natale. Mia madre ci teneva tanto che quest’anno ci fosse anche mio marito A., così avremmo fatto la cena di Natale tutti insieme, cioè loro, noi, mio fratello e la sua compagna. Avremmo, appunto. Perché gli ultimi due hanno tirato il pacco. Non il pacco regalo, magari! Non si è speso per farci dei bei regali quest’anno, mio fratello. Ma non è quello il problema. È il fatto di stare insieme una volta all’anno, per quanto possa essere nocivo alla salute mentale (e pure a quella fisica, visto le slivovice con cui mio padre deve sempre imbottire gli ospiti). Tutto sommato, mio fratello stava male e non voleva che andassimo a casa sua (che si trova a ben 10 km di distanza dalla casa dei miei), nemmeno per scambiarci i regali e stare cinque minuti insieme. In fondo il martirio di mio marito era stato programmato nel segno di passare insieme il Natale. Invece i vecchi ce li siamo dovuti beccare noi due. E non è roba da poco: a mio marito parlavano in quattro lingue contemporaneamente (olandese, ceco, tedesco e inglese) e pure male, perché non ne parlano bene nemmeno una! Per passare la serata abbiamo guardato la TV, l’hobby preferito di mia madre, con uno di quei film inglesi ambientati nell’epoca vittoriana, tipo Orgoglio e Pregiudizio oppure Jane Eyre. Con sottotitoli in olandese. Potete immaginare quanto mio marito sia stato esaltato! C’è da dire che l’alternativa poi era RaiUNO. 

FantozziMa questo non era ancora niente. C’era la questione del cibo: mia madre è una sostenitrice ortodossa delle buone maniere a tavola, a seconda però dei suoi parametri, quindi niente rutti, si mangia tutto e si dice sempre che era buonissimo… Povero A., schizzinoso dalla nascita al punto che abbiamo ipotizzato, io e lui, che molto probabilmente era figlio di un ricco e che è stato scambiato nella culla, finendo in una povera famiglia rovigotta di quattro figli. Di conseguenza, ‘Junior’ – come ho iniziato a chiamarlo, tipo i figli di politici o di famosi attori – non mangia tutto. Nemmeno la metà. Le verdure cotte gli fanno schifo, e non parliamo dei piselli. Se le lasagne sono tiepide gli si blocca la digestione, e quando i vicini di casa friggono le patate lui addirittura sente dall’odore se l’olio è vecchio! Non è tutto colpa sua: è il corpo che lo dirige. Quando, ad esempio, prende un caffè che è un po’ marcio, alla mattina, lui si caga sotto se non trova un bagno in poco tempo. In effetti una volta si è veramente cagato addosso, ma questa ve la risparmio, per decenza e per evitare rappresaglie da parte dei suoi colleghi di lavoro. 

Insomma, c’era da tremare per la cena di Natale, un menù tradizionalissimo che non rispetta i parametri di Junior: zuppa di pesce come primo, insalata russa con merluzzo impanato, e fritto come secondo. Una delizia per me, ma per Junior temevo la zuppa e soprattutto l’insalata russa, piena di pisellini, uova e carote. In effetti non gli è piaciuta. Mia madre ha tentato di fare un po’ la moderata preparandogli delle patate fritte in padella, così il povero uomo ha dovuto sforzarsi – terrorizzato dalla maniaca del “si mangia tutto!” – e ingurgitare sia le patate sia quel po’ di insalata russa che lei gli ha comunque messo nel piatto… La zuppa gli è piaciuta, miracolosamente, il merluzzo meno. Si vede che non era fritto abbastanza bene per la pancia reale di Junior. Poi c’è quell’abitudine fastidiosissima, che non deve essere poi troppo estranea a voi italiani, di offrire in continuazione da mangiare. “Prendi ancora questo, mangia anche quello, ne vuoi ancora un po’…?” Mio padre è un esperto in questo: ti chiede la stessa cosa tre o quattro volte, e se non gli dici di no in continuazione te lo mette in piatto prima che te ne accorgi. Il fatto è che non lo fanno solo con gli ospiti, ma anche con me, ogni volta che torno a casa, come se non fossi capace di decidere da sola se voglio un’altra patata o meno. Alla mattina è ancora peggio: mio padre svuota il frigo e mette tutto in esibizione sul banco della cucina, facendomi un reportage completo su quello che potrei mangiare. Come se non avessi mai visto un pezzo di formaggio in vita mia. Ah, che pazienza! 

oliveIl fatto di essere straniero non aiuta Junior: i poveretti pensano di doverlo nutrire con cibo italiano per farlo sentire a suo agio, mentre basterebbe semplicemente lasciarlo in pace. Così hanno comprato rucola e vino tristo fintamente italiano del Lidl. Per due sere, mio padre ha rotto le scatole perché non avevamo in casa le olive: ha addirittura svuotato un intero armadio per cercarle. Sai, un italiano senza olive all’estero muore di fame! Ovviamente hanno dovuto anche comprare la moka più tazzine apposite, come se gli italiani bevessero il caffè di moka solo e unicamente in tazzine da espresso. Il fatto è che Junior si è poi sentito obbligato a farsi il caffè, la mattina, il pomeriggio, la sera, altrimenti sarebbero rimasti delusi. O forse si sarebbero lamentati di aver comprato la moka per niente. E non gli puoi dire, “ma chi vi ha chiesto di comprarla?”. La prima volta che ha fatto il caffè, loro si sono messi a guardarlo come i cavernicoli che hanno appena scoperto il fuoco. 

carta igienicaMa la cosa più bella è stata il gioco della carta igienica. Mia madre non tiene lo spazzolone in bagno, immagino perché le fa schifo oppure perché pensa che i fighetti ricchi non tengono gli spazzolini in casa, e Junior faceva assai fatica a fare la sua cacca senza lasciare una strage. E quindi tirava l’acqua affinché non rimanesse più traccia del suo operato. Mio padre vive, però, nel segno assoluto del risparmio, fino al punto che spesso non tira l’acqua dopo aver fatto la pipì, per non sprecare. La carta igienica invece la divide in strisce per fare delle piccole razioni, come nel bagno pubblico dell’Autostazione di Bologna. Ora, non avendo mai una sega da fare, più le orecchie che sentono tutto ciò che non devono sentire, è venuto a spiare mentre Junior tentava di far sparire le prove della sua operazione, buttando giù tutta quell’acqua. Oddio, non l’ho visto io ma Junior giura di aver sentito qualcuno fuori dal bagno. Il giorno dopo, guarda caso, tutta la scorta della carta igienica – e ce n’erano di rotoli – era scomparsa…

Così il 25 siamo scappati a fare dei giri, per i paesini pittoreschi lungo l’Amsterdam-Rijnkanaal, il canale che lega Amsterdam alla Germania. A pranzo eravamo stati invitati a casa di mio fratello, semi-moribondo la sera prima e ora invece miracolosamente in piedi. Pensavamo che ci avrebbe offerto il pranzo, come si suol fare all’una del pomeriggio, e invece quel cafone ci ha offerto solo il caffè e un bicchiere di vino (a digiuno)! I sei dolci che aveva portato mia madre – come contributo al pranzo fantomatico – sono scomparsi, silenziosamente, in frigo. E anche di regali, dunque, poche tracce: il videoproiettore da mille euro e passa che si era auto-regalato gli avrà svuotato le tasche? Che bel Natale, alla faccia della crisi! 

Vermeer lettera d'amoreIl giorno dopo siamo scappati di mattina presto, a Delft – la bella cittadina di Johannes Vermeer, il Genio Vermeer. Per me La ragazza con l’orecchino di perla è un’opera alla pari della Gioconda, e non perché l’ha interpretata Scarlett Johansson. Quel film non l’hanno nemmeno girato in Olanda! Mi piace anche La lettera d’amore, dove la padrona riceve una lettera dalla domestica con una faccia da ‘Oh-oh’. Quella della domestica è da ‘Beccata!’. Il quadro nostalgico della mungitrice, con le piastrelle tipiche di Delft in fondo a destra, riporta invece nell’Olanda povera e modesta di secoli fa, quando non c’erano ancora le autostrade a cinque corsie, né i negozi di souvenir. 

Faceva un bel freddo, però: c’era un cielo quasi limpido e di conseguenza un vento nordico, per cui ci siamo rifugiati in un ristorante che portava le facce della giovane coppia reale sulle porte dei bagni: Willem Alexander per gli uomini, Maxima (l’argentina-diventata-olandese) per le donne. Non so se Emanuele Filiberto lo prenderebbe bene, se lo facessero anche in Italia… 

La sera eravamo di nuovo ai domiciliari. Povero Junior, quella volta gli è toccata la zuppa di fegato. Un’altra super-delizia per me, ma lui, ahimé, è sbiancato quando gli ho rivelato che cos’erano le palline marron (tipo piccoli canederli) che galleggiavano nella zuppa. Anche per questo mi ha implorato di mangiare fuori, l’ultima sera. Avremmo dovuto cenare a Utrecht, con mio fratello che – colpito dai sensi di colpa dopo che gli avevo rivelato le torture mentali alle quali Junior era sottoposto a casa dei miei – ci aveva invitato, così all’improvviso, durante il famigerato ‘pranzo’ del 25. Decidemmo invece che volevamo stare per i cavoli nostri, almeno una sera, e così siamo andati a mangiare in un ristorante tipicamente olandese, cioè indiano. Tutto buono anche se un po’ sopravalutato: 26 euro e 50 per un piatto di gamberoni fritti con cipolla, senza sugo! Meno male che c’erano i saldi da Mango, così ho potuto tirarmi un po’ su con una bella camicia blu elettrico, pagata la metà. Ma l’importante è stata la pace mentale. Già a pranzo ci siamo potuti sfogare, perché abbiamo mangiato con una coppia di amici simpatici, tranquilli e – soprattutto – che parlavano l’italiano. Poi abbiamo fatto una passeggiata, diciamo ‘rinfrescante’, sotto un cielo grigio e piovigginoso, che si è concluso in un bar con una bella birra olandese e una torta purtroppo deludente. Eh già, ho preso la carrot cake anziché la tradizionale torta di mele. Sbagliato! Ma come ho detto, l’importante è stata la pace mentale. E la consapevolezza che in meno di 24 ore saremmo tornati a casa nostra. 

Così il ritorno nella Terra dei Cachi, dove dovremo affrontare un nuovo anno di terrorismo economico e prese per il culo, beh, diciamo che l’abbiamo preso un po’ meno male. In bocca al lupo Italia! Hmmm, non è una bella scelta di parole. In culo alla balena, allora. Che alla crisi ci pensi la balena (cioè la Merkel), perché noi abbiamo già dato. E grazie per la metafora, Natalino Balasso. 

 

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