di Endriu

cities for cyclingIn questo periodo si parla tanto di crisi, e se ne parla male. Ovvio. Io invece vorrei sottolinearne un effetto positivo, il calo di incidenti stradali. Dicono che la gente, per risparmiare, usa meno la macchina. Finalmente! In Italia c´è una vera e propria dipendenza dall’automobile. Non è neanche tanto una questione di pigrizia, ma semplicemente di abitudine, di mentalità. È un serpente che si mangia la coda, però, perché essendoci la cultura dell’auto, ci sono relativamente poche piste ciclabili e quindi anche a chi vuole andare in bicicletta non conviene, perché ti buttano sotto, senza se e senza ma. O almeno, ci sono poche piste ciclabili utili, perché vicino a dove abito io, nell’hinterland bolognese, ne hanno fatte due sullo stesso percorso. Si vede che il sindaco aveva degli appalti da regalare ai suoi amici.
Certo non dappertutto la bicicletta è maledetta, come a Ferrara, la città delle bici. O così dicono, perché io ho notato che i ciclisti ferraresi in realtà sono degli automobilisti su due ruote anziché su quattro: vanno forte, superano come pare a loro, pretendono la precedenza e ti danno anche dei nomi se non ti cavi dai maroni. Maiall, ac du zàghit!
critical massQuando mi sono trasferita a Bologna non ci ho nemmeno pensato a comprarmi una bicicletta, e non solo perché sapevo che me l’avrebbero rubata e rivenduta il giorno dopo. È che facevo già un po’ fatica a muovermi per la città a piedi, senza farmi buttare sotto, figuriamoci in bicicletta. Vi ricordate la malefica rotonda di Amleto? (Diario di un’Olandese Volante n. 2) Beh, avevo imparato la lezione, e poi abitavo in centro e a passeggiare ci si allena anche. Fino a che non ho saputo della cosiddetta Critical Mass (Massa Critica). Pare che sia nata negli Stati Uniti, negli anni ´90, dopodiché si è diffusa nel mondo. All’epoca c’erano almeno una trentina di città italiane che partecipavano. A che cosa? L’idea era che ci si trovava in centro, con la bicicletta, poi si andava a `riprendersi´ la città, cioè ci si buttava in strada, tutti insieme, bloccando il traffico per sensibilizzare la gente sui danni ambientali e umani provocati da macchine e motorini. Più si era meglio era.
Così un lunedì sera di ottobre mi trovai in Piazza del Nettuno, davanti alla biblioteca comunale. L’amico di un’amica mi aveva prestato una bicicletta. Non c´era ancora la `massa´, ma piano piano cominciavano ad apparire le biciclette, come se fosse un fenomeno atmosferico che ogni quindici giorni si riproduceva, nello stesso luogo e nello stesso orario, per qualche misteriosa disposizione stellare. Dopo circa mezz’ora partimmo con un modesto gruppo di `anarcociclisti´, giovani e meno giovani, punkabbestia e signore quasi per bene, con tanto di fischietti, clacson ridicoli e volantini. Insomma, gente che non voleva più respirare lo smog, o semplicemente voleva fare un po’ di casino.
biciclette vs SUVIn effetti, sui viali – dove c´è una maggiore concentrazione di bolognesi stronzi e intolleranti che devono arrivare a casa in tempo per vedere il Grande Fratello – le tensioni aumentarono: alcuni dei componenti più punkabbestia del gruppo inchiodarono un automobilista che faceva polemica, il quale – per vendetta – urtò uno di loro schizzando via con il SUV. Ma in genere era una bella esperienza, sembrava un piccolo carnevale. Vi immaginate di scendere giù per via Rizzoli, tutti insieme e tutti in bicicletta, con la gente che guarda? Poi c’era anche chi si aggregava lungo la strada, facendo aumentare il gruppo nel corso della serata. E per me era bello uscire dall’isolamento casalingo in cui le mie coinquilline si rintanavano – come tutte le sere – a vedere Striscia la Notizia…
L´ho fatto un paio di volte, ma eravamo sempre in meno, forse anche per l’inverno che ridusse il gruppo ai più duri, ai più puri. Io poi cominciai una piccola storia con uno di loro, un siciliano, che però finì presto per motivi che non vi sto a raccontare qui, e quindi non ci sono più andata. Legato al mio ricordo della Critical Mass `04-`05 c´è purtroppo anche un’altra cosa: la mail che mi spedì, anni dopo, quell’amico di un’amica che mi aveva prestato la bicicletta, e che conteneva una specie di scherzo pornografico che non sono ancora riuscita a interpretare. Praticamente c’erano due foto, senza testo:  in una si vedeva un uomo di colore, muscoloso e nudo con il suo affare bello esposto, di fianco a un cavallo dallo stesso colore. La seconda mostrava due ragazze di pelle chiara, due gemelle, nude anche loro, sdraiate su un letto. La mail si intitolava: `gemelli´. Oh, sarà umorismo all’italiana, ma io non l’ho apprezzato molto, anche perché io con quell’amico di un’amica non avevo tutta questa confidenza. Quindi quando penso alla Critical Mass, automaticamente mi appaiono i gemelli nudi…
Attenti al gattoA Bologna poi in bicicletta non ci sono più andata. Qui in campagna, invece, è necessaria, perché abito proprio nel buco del culo del mondo. Così, di recente, ho comprato una bici. Dai cinesi, come risulta dal nome scritto sulla sella: `Halland´ e non `Holland´. Ma fa lo stesso. È bella e funziona (per ora) così ho iniziato a fare delle piccole gite mattutine in giro per la campagna. Anche lunedì scorso. Era una bella mattina e all’orizzonte si vedeva l’Appennino tosco-emiliano, una striscia blu sotto un cielo limpido e lavato dalla pioggia della domenica. Ero contenta perché avevo il vento nella schiena e quindi andavo abbastanza forte. Poi mentre mi stavo godendo il paesaggio idilliaco, ho visto un’ombra bianco-nera passarmi davanti, velocissima. Ho fatto solo in tempo a pensare: `Porca vacca… sto per sentire dolore´. E in effetti mi sono spiaccicata in pieno contro l’asfalto. Per un pelo non mi sono spaccata un dente, ma alla fine avevo `solo´ un paio di lividi e un labbro tumefatto. Ma non era tanto il dolore, quanto l´imbarazzo di aver fatto questa figura per colpa di un gatto che mi aveva tagliato la strada! Quindi, alla fine non sono sempre gli automobilisti quelli cattivi: bisogna badare anche ai gatti…

  (editing by Beatrice Nefertiti)

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