La nave della legalità

di Endriu

Con l’attentato di Brindisi si è tornato a parlare di mafia. I compagni di classe di Melissa sono addirittura saliti sulle due navi della legalità, per commemorare la loro amica insieme con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla fine poi non è stata nemmeno la mafia, a quanto pare, ma non importa. Sembra che gli italiani non riescano mai a lasciarsi alle spalle il passato. Pensate alla gambizzazione a Genova, a maggio di quest’anno: sarebbero tornati gli “anni di piombo”, ormai diventati una specie di fantasma che continua a “tormentare” il paese. Ma non nel senso che ha detto Benedetta Tobagi su La Repubblica, se fosse solo per il contesto diverso e il fatto che gli italiani sono cambiati. Voglio dire, non c’è più la mentalità che portò tanti ragazzi nelle piazze a lottare per un mondo migliore, né tanto meno quella che ha spinto alcuni nella trappola della lotta armata e del terrorismo. Certo, la nostalgia non va mai fuori moda, ma rievocare gli anni Settanta in questo modo non ha proprio senso: la priorità dei giovani di oggi è di avere soldi nel cellulare, e quel poco che è rimasto della cultura antagonista degli anni Settanta non ce la fa a coinvolgere la gente comune nella lotta contro la TAV. E mentre su Facebook ci si sfoga, in piazza si fa fatica a portare mille persone. Tutto sommato, siamo ancora a Parco Lambro…

A proposito di terremoti: in TV stanno parlando del rischio che la mafia e la malavita si stabiliscano nelle zone colpite dal sisma. Non capisco bene il trambusto: ci pensano già le cooperative! Infatti, la realtà è che la mafia è dappertutto, da sempre. Penso ad Antonello, il pizzaiolo salernitano che faceva delle pizze straordinarie, qui vicino a casa mia. Beh, quando ha iniziato la sua attività, pare che lo siano venuti a cercare dei soggetti loschi, chiedendogli una percentuale sui guadagni in cambio di “protezione”. Lui si è rifiutato e per un pelo non è andata a fuoco tutta la pizzeria! E questo nel civilissimo nord.

No TAVNon voglio nemmeno sapere come stanno le cose nei Comuni, con le raccomandazioni, i pizzi, il project financing diventato di norma grazie alla TAV, così con le tasse – quelli che le pagano – sosteniamo, per dire, Montezemolo e il suo ridicolo Italo. Poi quando ne vogliamo usufruire paghiamo un’altra volta. Che inculata! Quindi non è solo un affare tra compaesani meridionali: la mafia è dappertutto. Come una piovra, appunto. Anche nelle scuole guida, a mio parere. Io ho appena preso la patente, quindi so di cosa parlo. È stata una storia lunga. È stata anche l’inizio del mio tragico rapporto con la burocrazia italiana, perché mi ha costretto (1) a prendere la residenza – finalmente – in Italia, e (2) a sposarmi, visto che con la residenza in Italia non ti danno automaticamente l’assistenza sanitaria di base. Pensare che in Inghilterra te la danno anche se sei solo domiciliato… Ma perché il governo italiano, quando aspira ad assomigliare di più ad un altro paese europeo, prende solo quello che fa male alla gente, e non anche i benefici?! Comunque io non avevo un lavoro, e trovarne uno con contratto (e dove non ti cacciano via dopo tre mesi – troppe pretese, vero?) era come vincere alla lotteria. La cosa più vicina a un lavoro che ho avuto in Italia è stato quando vendevo vestiti in Piazzola, lo storico mercato di Bologna, per 560 euro al mese. Meglio il matrimonio.

crozza bersaniMa parliamo di scuole guida. La teoria intanto è stata un incubo! Praticamente c’erano due gruppi prestabiliti, e io ero geneticamente e psicologicamente esclusa da entrambi:  quello degli adolescenti da un lato, e quello degli extracomunitari dall’altro. Il gruppo degli adolescenti era particolarmente pesante, essendo composto da giovanotti stravolti dagli ormoni o desiderosi di fare il comico, prendendo in giro o flirtando (per le femminucce) con l’insegnante. Quest’ultimo era un ragazzo giovane che si credeva un superfigo. Il problema era che lo credevano anche le zeppoline in piena fase ormonale (da zeppola, cioè la zeta che tra i “ragassi” emiliani è esplosa in bocca – avete presente Bersani quando parla? O Crozza quando lo imita?): non perdevano mai l’occasione per corteggiarlo. Questo deve aver gonfiato assai il suo ego, e quindi ci stava pure, nel senso che a ogni lezione lui ogni tanto si perdeva in dialoghi semi-privati con le ragazze, a livelli proprio adolescenziali (del tipo “Sei arrabbiata con me?”). Con noi altri che, purtroppo, dovevamo assistere – imbarazzati – a queste scene puerili.

Cetto LaqualunqueDopo la teoria venne la pratica. Per fortuna Mister Superfigo non mi ha fatto da insegnante: non è proprio capace di relazionare con la gente, se non con le sue giovani spasimanti, e avrei passato senz’altro molte ore noiose. Invece mi è capitato uno un po’ più grande, un po’ più evoluto. Aveva i suoi limiti pure lui: leggermente razzista, maschilista, più verso destra che sinistra, a giudicare dal suo rancore verso i pensionati… Non so se ha votato Berlusconi ma non mi stupirei se, alle prossime elezioni, appoggiasse Grillo. L’italiano medio, insomma. Ma alla fine mi sono abbastanza divertita col fatto che ogni settimana vedevo una persona che non era il mio compagno (ormai marito) né il mio vicino di casa stronzo, né il mio gatto. Ora io voglio molto bene ai miei gatti, e al mio compagno, naturalmente. Ma non sono un’eremita e ho bisogno anch’io di fare due chiacchiere a livello umano, diciamo. Beh, veramente le chiacchiere le faceva lui. Non so se per egocentrismo, una delle malattie più diffuse qui in Italia, o per non farmi perdere la concentrazione mentre guidavo. Oppure per via della sua vita sociale, cioè la mancanza di una vita sociale. A me poi piace osservare e analizzare le persone che frequento, facendone dei ritratti mentali. Per una a cui piace farsi le seghe mentali sul mondo, è una delizia! E lui era particolarmente interessante: divorziato, forse perché stava sempre a guardare le donnine fuori dalla macchina (e io che mi ero immaginata che gli istruttori di guida italiani guardassero le gambe delle loro allieve…); separato dall’ultima morosa che se ne era andata a fare la ricercatrice in America; appassionato di ciclismo. Messo tutto insieme viene fuori uno che se ne va a fare i giri in montagna, di domenica, solo come un cane. Forse era anche un modo per far soffrire i suoi organi genitali a tal punto da fargli passare la voglia di cercarsi una nuova donna? A me, i ciclisti, sono sempre sembrati un po’ sadomasochisti…

Quindi mi faceva un po’ pena. In fondo non era poi una cattiva persona, né tanto sgradevole, se togli le sue occasionali uscite un po’ maschiliste. Penso che io impazzirei se dovessi guidare tutti i giorni in giro per il paese con gli zeppoli e le zeppoline: gli stessi incroci, le stesse vie, gli stessi quartieri, le stesse rotonde. Come un Sisifo moderno, condannato a stare in macchina fino a quando non imparano a guidare. Ma poi ce ne sono sempre altri. Così un po’ mi è dispiaciuto, quando ho fatto l’ultima lezione. In realtà me ne ha fatto fare un’altra, la mattina dell’esame. È che la penultima volta mi si era spenta la macchina – guarda caso – almeno tre volte, addirittura in una rotonda. Questo fatto lui l’ha usato per convincermi della necessità di un’ultima lezione, ma il mio compagno non ci crede. In effetti, nemmeno io posso crederci che in quella rotonda avessi messo la terza anziché la prima… Così concludemmo – in modo paranoico – che me l’ha spenta lui di nascosto, con l’intenzione appunto di farmi innervosire e di farmi fare un’ultima lezione.

CrudeliaNonostante ciò mi è comunque un po’ dispiaciuto. Non certo per i soldi: ormai chiedono quasi 40 euro l’ora, in nero. Chissà che accordo avevano con la Finanza, che avrebbe potuto fermarci in qualsiasi momento della giornata, essendo sempre in giro… Magari gli lasciano una piccola percentuale? Per non parlare dell’esame di guida: sono convinta che di noi cinque ragazze almeno due andavano bocciate. Dico così anche perché quando toccò a me (ero la quarta), sono salita sulla macchina mentre lui stava sindacalizzando con l’esaminatrice – una vera e propria strega da fiaba, vecchia e brutta, che se ne stava lì dietro a comandare tutti, tipo quando ha mandato Mister Superfigo (che seguiva la macchina dell’esame in un’altra auto con quelle che dovevano fare ancora l’esame) a comprarle una bottiglia di acqua fresca, più il bicchiere col limone. Mi raccomando, il limone! Era come la regina cattiva che dalla sua carrozza fa correre i suoi servi. Comunque, quando sono salita stavano discutendo se far passare la ragazza prima di me (la terza) oppure quella prima di lei (la seconda), come se fosse una questione di “o l’una o l’altra”. La prima ragazza invece era già stata bocciata, decapitata senza pietà da Crudelia. E ora stavano valutando chi era la prossima ad uscire dalla casa – o in questo caso, dalla macchina – del Grande Fratello. In effetti, man mano che la giornata andava avanti, la macchina che guidava Mister Superfigo era sempre più vuota…

Ma io ho resistito alla strega, nonostante i suoi tentativi di distrarmi, tipo quando ha spruzzato del profumo in macchina. Era una puzza tremenda e sono sicura che avrebbe dovuto corrodere il mio sistema nervoso, facendomi sbagliare qualche manovra. Ci ha riprovato facendo alzare il condizionatore, per far sì che io non sentissi più il motore e quindi avrei potuto sbagliare marcia, o magari mi si sarebbe spenta la macchina, come è successo alla prima vittima della giornata. Ma non ha funzionato, e dopo soli dieci minuti mi hanno fatto scendere e firmare il foglio. Promossa?! Non mi era venuto bene nemmeno il parcheggio! Avrei preso addirittura contro il marciapiede se lui non mi avesse fatto un segno, di nascosto. Pare che l’abbia fatto anche con l’ultima ragazza, promossa pure lei senza neanche aver fatto il parcheggio…Quindi il programma era quello: bocciarne due e farne passare tre.

Eh già, la mafia c’è anche qua. E che ci puoi fare?

 (editing by Beatrice Nefertiti)

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