di Andrea Colosimo

 

Uno sguardo carico di complicità, labbra che si cercano, mani che si sfiorano. Il silenzio, fedele e discreto compagno di sempre, sussurra dolci parole ad Ettore e Andromaca, a Penelope e Ulisse, Giulietta e Romeo. Il silenzio, forzato e inopportuno compagno di sempre, stride nelle orecchie, ricordando il prezzo da pagare. Pagare? E per cosa, poi? Per fare tutto quello che è da sempre nella natura dell’uomo? Perché due uomini possano camminare sereni per mano e due donne baciarsi amorevolmente su una panchina? E costa, costa, costa… costantemente sentirsi osservati, giudicati, criticati. L’omosessualità è un reato punibile duramente dalla legge che vige tra le persone perbene.

L’amore è un sentimento esclusivo, ovviamente commercializzato. È come un prodotto da vendere, una pubblicità, un panino. Vendono modelli, modelle e modelli che si stringono maliziosamente, non senza mostrare la marca delle mutande che stanno per sfilarsi; sogni dentro ad un cassetto, sbattuti impietosamente dentro la borsetta della donna che non potrai mai avere, perché non hai il fisico. Uomini e donne, pantere e leoni, conigli e zanzare. Accontentarsi, accucciarsi, amare chi ti dicono di amare. L’omosessualità è un problema per una società che si arma quotidianamente di maschere. Mentre sempre più matrimoni si sfasciano, viene impedito a molte persone di giurarsi eterno amore. Un amore puro e giovanile, desideri adolescenziali di poter stare sdraiati insieme in un parco e amarsi senza lo stupore generale, senza che vengano messe le mani sugli occhi dei bambini. Un amore che passi piacevolmente in sordina, come quello di tutti.

Ma siamo così sicuri che alla gente importi realmente se due persone dello stesso sesso si stanno baciando? Dietro determinate parole, sta davvero l’individuo innamorato del commesso del negozio? Dietro i carri che sfilano nelle piazze delle più importanti città, camminano davvero omosessuali? O sono forse persone che hanno più il gusto dell’esibizionismo? Purtroppo questo è un fenomeno che non è mai stato digerito, in Italia. Bisogna scontrarsi con tradizioni, finti valori, insegnamenti, perbenismi. Dovrebbe essere un fenomeno in grado di amalgamarsi lentamente e silenziosamente… e invece enormi parate e manifestazioni. Per dire cosa? Perché provocare? Perché credere che la provocazione sia il modo più giusto per sensibilizzare la gente? Perché farsi vedere già da subito come una minoranza che deve ricevere dei diritti? L’omosessuale ha già dei diritti, di natura, come ogni altro individuo che poggia i piedi su questo pianeta. Non bisogna mettersi nel ruolo di chi deve conquistarli. Non bisogna mettersi all’angolo da soli. Bisogna muoversi con decisione, fermezza, lasciando in pace gli altri, perché, altrimenti, si dimostra solo quanto sia importante il pensiero di chi ci sta intorno.

Io ho solo diciotto anni: invento realtà, costruisco sentimenti che non esistono, persone che dovrebbero. Invento, invento, invento… ma non posso portarmi sulle spalle la battaglia di altri, solo perché questa è divenuta un movimento di controcultura. Conosco molti omosessuali, e sono felice di tutto questo: persone qualsiasi, che non hanno bisogno di gridare allo scandalo per vivere felicemente i propri sentimenti.

Ma l’omofobia va ben oltre. Io ho paura della mia stessa ombra.

 

Peace.

 

 

 

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One thought on “Il prezzo dell’Amore

  1. Una posizione, l’autore scoprirà, quasi manzoniana, ma con la quale non posso evitare di trovarmi d’accordo in questo contesto. Una sessualità serena non ha bisogno di esibizionismi: giusto aiutare chi scivola nell’omofobia (patologia da cui si può guarire, quella), ma la strada per l’accettazione passa dalla normalizzazione interiore dell’omosessualità. Se chi la vive in prima persona si sente in dovere di comportarsi in modo “diverso”, com’è possibile l’integrazione?

    Una riflessione che dovrebbe essere portata alla luce più spesso. Grazie molte all’autore e alla redazione.

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