di Margherita Merone

 

amore, non odio

 

L’amore e l’odio, per quanto possano sembrare in prima battuta totalmente differenti, sono in realtà relazioni opposte complementari. L’amore è un sentimento che ci avvolge completamente quando è vero e dire “ti amo” parte dal cuore con una forza così coinvolgente e strepitosa che è spesso difficile da contenere. L’odio è un sentimento particolarmente complesso; per qualche motivo si sviluppa dentro di noi e ci impedisce di amare – vive perciò nei confronti dell’amore un rapporto contraddittorio, antitetico, sebbene in realtà intimo.

Come si può dire “ti amo” è possibile anche pronunciare “ti odio”. In entrambi i casi, all’inizio, sono i lineamenti del volto a manifestare i rispettivi sentimenti: nel primo caso sono distesi, rilassati, mentre nel secondo sono tesi, marcati, potremmo dire stressati. L’odio è un sentimento che non costituisce un bene per chi lo prova, provoca agitazione e malessere, senza contare che persistendo in questo stato è molto difficile vivere il sentimento opposto, appunto, l’amore.

L’odio ha bisogno di venire alla luce, di manifestarsi in tutta la sua profondità per poterlo poi rendere mansueto, addolcirlo, addomesticarlo. Lo psicanalista Sigmund Freud ha analizzato attentamente questo sentimento. Dopo averne esaminato le componenti e le sfaccettature in Pulsioni e loro destini, lo definisce in questo modo: «relazione nei confronti dell’oggetto, […] più antico dell’amore, esso scaturisce dal ripudio primordiale che l’io narcisistico oppone al mondo esterno come sorgente di stimoli».

Il grande sant’Agostino d’Ippona considerava l’odio un vizio che arreca danno a chi lo prova prima ancora che agli altri e non vive nella luce. Nel Discorso 82 leggiamo che «è nemico di se stesso nel suo intimo chi odia un altro. Ma siccome non si rende conto del male che fa a se stesso, si accanisce contro un altro […] e agendo crudelmente ha perduto anche la sensibilità morale».

Chi senza dubbio ha vissuto sulla propria pelle l’ostilità e l’odio più accanito è Gesù Cristo; questo il vangelo lo mostra chiaramente. A Nazareth volevano gettarlo dal precipizio, a Gerusalemme cercavano il modo per metterlo a morte, fino al momento in cui l’odio ha raggiunto il suo apice nel grido della folla: «Sia crocifisso!» (Mt 27,23). È proprio a partire da questo sentimento tetro, oscuro e desolante che viene alla luce in tutta la sua magnificenza il messaggio antitetico di Gesù, quello dell’amore, che va ben oltre l’immaginabile. Infatti, Gesù spinge l’amore oltre i confini, per cui neanche i nemici vanno odiati: «Amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano» (Mt 5,44). Inoltre: «Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1Gv 2,10-11). Gesù è stato chiaro: amare, non odiare.

Da questo comprendiamo come amore e odio siano realmente collegati tra loro e intrattengano un rapporto del tutto particolare; entrambi, sebbene differenti, possono portare a compiere atti irrazionali – anche cattivi o alcune volte eroici. Gli studiosi hanno scoperto che il nostro cervello nel provare amore o odio attiva stesse aree cerebrali, anche se in modo differente. Sentimenti opposti – possiamo amare e odiare nello stesso tempo – che il poeta latino Gaio Valerio Catullo ha espresso con grande franchezza nel Carme 85, nel noto epigramma: «Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior» (Odio e amo. Forse ti chiedi perché io faccia ciò. Non so, ma sento che accade e mi tormento). Le parole di Catullo ci spingono a riflettere, a guardarci dentro per comprendere meglio noi stessi, quello che sentiamo, come reagiamo, come comportarci nell’esistenza personale quotidiana, fatta spesso di sentimenti contrastanti che rompono il nostro equilibrio; per questo motivo a volte abbiamo difficoltà a risolvere alcune situazioni, ritenendole troppo complicate.

Gesù ha predicato sempre e ovunque l’amore fino alla fine dei suoi giorni, donando se stesso, morendo sulla croce per noi, proprio quando l’odio faceva il ruolo da protagonista, ed egli ne era consapevole tanto da mettere in guardia i suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia»heart (Gv 15,18-19). Tuttavia, Gesù ha detto con fermezza: «Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,17).

Nel mondo contemporaneo non è facile vivere e trasmettere il messaggio dell’amore e purtroppo l’odio non viene meno. Tuttavia esiste un’altra forma di odio che, a mio parere, è assai peggiore; subdola, ingannevole, non si nota subito e sta prendendo sempre più spazio. Mi riferisco all’indifferenza, atteggiamento che, come sosteneva il drammaturgo irlandese George B. Shaw ne Il discepolo del diavolo, «è l’essenza della disumanità».

Concludo trovandomi d’accordo con quanto affermava Martin Luther King: «Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, è l’indifferenza dei buoni».

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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