Come mai la religione porta troppo spesso alla violenza? Da sempre, dalle crociate alle guerre di religione in Europa nel 1550, fino ad arrivare ai giorni nostri: talebani, musulmani e altro.

Eppure ogni libro sacro parla di pace e di unità, perché allora le religioni portano quasi sempre ai conflitti e al sangue?

La risposta è sicuramente difficile e non si esaurisce nelle poche righe di quest’articolo. Tuttavia qualcosa possiamo dirla.

In primo luogo, le religioni prevedono la chiamata in causa dell’assolutezza della pretesa: ogni religione pretende per sé la verità e combatte l’altro perché sbaglia.

Ecco quindi la guerra Santa del Bene contro il Male, del Giusto contro l’Errore, una guerra che ha la pretesa di essere benefica, purificatrice.

Ogni guerra santa ha bisogno di una scena, di uno spettacolo, un pubblico che condivida, cha acconsenta, che applauda. Per spronare all’azione i suoi seguaci, ha bisogno dei martiri che, con il loro sangue, firmino, testimonino e chiamino in causa i valori assoluti.

Ancora abbiamo davanti agli occhi tragedie quali le Torri Gemelle o la Palestina.

Anche se può sembrare assurdo, le religioni trovano nel terrorismo una sorta di paradossale conferma del loro valore, della loro capacità di presa sulle coscienze. Il terrorismo di matrice religiosa sembra dire al mondo che la grande sfida della secolarizzazione non ha vinto la sua battaglia: il sacro, che sembrava sconfitto, si prende le sue rivincite.

Se è relativamente facile individuare le cause che stringono il terrorismo in un abbraccio con il sacro e la religione, è molto più difficile però individuare le cause che potrebbero allentare questo tragico abbraccio. Qualche cosa che non costringa le religioni alla morte, come ha cercato di fare la moderna secolarizzazione, e che tolga alla violenza quel manto di sacralità che la nobilita, rendendola così pericolosa.

Per staccare la spina fra religione e violenza, sconfiggendo il terrorismo in nome di Dio, forse ci possono essere due strade da percorrere con decisione.

La prima è che le varie religioni recuperino il loro valore autentico: la verità che ciascuna sostiene dovrebbe lasciare da parte gli aspetti rigidi, assoluti – fondamentalisti appunto – per fare spazio al dialogo, alla libertà, al confronto.

La seconda è che la religione prenda le distanze dalla politica, rinunci, quindi, a presentarsi come la bandiera della società e dello Stato (la chiesa cattolica è l’unica istituzione religiosa a possedere uno Stato, delle banche e delle leggi proprie).

Le religioni, dunque, si trovano di fronte a un grande compito, dimostrare che la vita ha un senso anche senza assolutizzare la propria verità: nessuna religione è assoluta, nessuna è migliore delle altre, tutte dovrebbero di concerto lavorare verso la coscienza di Dio e l’unione tra i popoli.

Ma forse questo è il vero limite della religione, un limite invalicabile per la natura egocentrica dell’uomo stesso.

Il discorso non si esaurisce qui.

Massimo Petrucci
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Per lavoro mi occupo di Web Marketing, ma per passione scrivo racconti, romanzi e rappresentazioni teatrali. Gioco a basket... beh dovrei dire che "mi fanno giocare a basket" i miei cari amici del weekend. Ho creato community di appassionati di cucina e... di diete! Sì, in me vivono demoni e angeli, per tutto il resto c'è il mio blog www.massimopetrucci.it 🙂
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2 thoughts on “Religioni: e se ne facessimo a meno?

  1. Caro Massimo, il fatto è che le religioni, le verità rivelate e le certezze assolute, in genere, inducono alla pretesa di supeeriorità su ogni altro credo o assunto, e il passo che conduce al fondamentalismo, alla crociata contro l'altro è breve. Soltanto il dubbio permette di avvicinarsi all'altra persona cercando di immedesimarsi a fondo nei suoi pensieri. Poi, certo,ognuno deve cercare la propria verità, ma dovrebbe avere il dovere di sosttoporla sempre al dubbio che altri passi possano portare a un ulteriore traguardo di verità, sempre da mettere in discussione con la ricerca costante.
    Ciao.
    Massimo Tallone

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