Si sa, le notizie corrono veloci, i muri parlano, le orecchie ascoltano… e i DVD incastrano.

 

“Visto che si tengono al corrente con la rivista, tanto vale che lo sappiano da te. Sono certa che lo farai con garbo…”

Era cominciata così, con il permesso, oserei dire la ‘benedizione’ di Didy.

 

“Proprio sicura?” avevo fatto io

 

“Sicurissima!”

 

 

Figuriamoci, bella gatta da pelare, quel video.

Dal momento in cui è entrato in mio possesso, è finita la mia pace.

Ero ormai il custode di segreti (e riti) innominabili.

E come sempre accade, la chiamata di Philippe non tardò ad arrivare.

 

24 dicembre, 7 del mattino (ora di Roma), dopo una notte quasi insonne (la mia, oltre che la sua).
Avevo certamente la voce di uno zombi.

 

– Scusa, mi rendo conto solo adesso dell’orario.
È che sto come una pezza, come dite voi…

 

– Che c’è Phil? Che altro ti è successo?

Lui sapeva che io sapevo, ovvero del tavolo quasi sfasciato con un pugno la sera prima.

 

– Non ho sfasciato altro, se è a questo che pensi.
Lavoro assai con l’immaginazione, e questo mi fa stare male.
Preferirei sapere tutto…

 

No, non credo (pensavo io senza replicare)

 

Già mi immaginavo Philippe che tentava in ogni modo di persuadermi a cederglielo, il video, con la minaccia di abbandonarsi ad altri atti inconsulti, nel caso avessi omesso dettagli piccanti o verità nascoste sulla relazione fra quei due.
Perché ormai Phil era convinto che Ramon avesse una storia stabile con lei, tale da consentire di riferirsi a lui come al famigerato “quarto uomo”.

 

– Uomo, va be’, si fa per dire… – aveva poi sottolineato a sfregio, in realtà per carpirmi una reazione, che io ovviamente non abbozzai.

 

Seguì un interrogatorio di circa un’ora, un altro po’ e durava quanto il video… “cosa hanno fatto, come, va bene non dirmi niente, soffro troppo, come soffro… io Didy proprio non la capisco, che ci trova? ma almeno è bravo come dicono?”

Poi attaccò una solfa differente.

 

– Mi lascerà, che dici? Secondo te ci lascia tutti e tre? Quello, Ralph, io non lo capisco, non dice niente, non si lamenta, come se fosse tutto naturale…

– La conosce Didy, non dimenticare che un tempo l’ha sposata pure… E poi scusa, e Bobby?

 

– Quello è l’altro…
Non ha quasi battuto ciglio e si è ingozzato di cioccolato.
Io almeno ho buttato giù un litro di birra.

 

– Serve a qualcosa bere?

– Che dovrei fare, sembra che sono l’unico a tenerci…

– No, tu sei l’unico a non voler capire…

– Che non mi ama più?

– No, che ha avuto bisogno dei suoi spazi, e magari di variare…

– Vuoi dire che non è più felice con noi? Tu sai qualcosa che io non so…

 

A un certo punto non ce l’ho fatta più.

 

– BASTA Phil!
Non è possibile! È successo una volta, non è detto che succederà di nuovo.
E poi, scusa, perché parli con me, è con Didy che ti devi chiarire.

 

– Ha detto che non ha niente da dire, niente da aggiungere.

– Ma qual era la domanda?

 

– Le ho chiesto se si è innamorata di Ramon.

– E la risposta?

– Fatti i cazzi tuoi, è stata.

 

– Ecco, Philippe. Segui il suo consiglio.
Ora devo andare.

 

– Esci?

 

– No a dormire. Stanotte non ho avuto tregua.

– Ti senti in colpa?

 

– Ma manco morta uccisa!
Ho solo due gatti che si svegliano entrambi all’alba.

 

– Parenti di Léon?

 

– Sei perspicace.
Au revoir, Philippe.

 

——-

Alle 8 e mezza ero in pieno sonno mattutino. E io odio essere svegliata di soprassalto. Ma il 24 dicembre tutti si ricordano di te per gli auguri di Natale, anche quelli che non ti chiamano mai durante l’anno. Figuriamoci se possiedi la “Pantera rosa” in cassaforte.

 

Una voce calda e familiare mi dissuase dal rispondere come una vaiassa.

– Disturbo?

 

(occhi al cielo) – No, Clarence… da dove chiami?

 

– Sono a Tokyo.

 

– Tutto ok?

 

– Non proprio. Ho saputo di Ramon e Didy.
Cioè l’ho letto.

 

– Pure tu nostro lettore affezionato?

 

E mentre io pensavo a quanti ca..i di lettori nuovi fa questa rivista, senza gioirne per la prima volta, già immaginavo le scuse da inventare per non ferire questo povero ragazzo.

 

E intanto si creavano incresciose pause nella comunicazione.

 

– Che dici? fa lui

– No, non ho detto nulla, devo aver perso il segnale.

 

– Hai sentito Ramon? Mi ha detto che ti avrebbe chiamata.

– Ancora no. Lo chiamerò il 28 certamente.

 

– Pensi anche tu quello che penso io?

 

(pensavo) A quest’ora non riesco ancora a connettere…
– Ma che ora è?

 

– Le quattro e mezzo.

 

– Vedrai non cambia niente… come le 4 e mezzo?

 

– Del pomeriggio.

 

(pensavo) Quasi ora del tè, da me devo ancora fare colazione…
– Ma tu hai parlato con Ramon?

 

– Poco, lui sta a -4 rispetto a Roma, 12 ore dal Giappone.

 

– Cioè da te mezzanotte, da lui è mezzogiorno?

(penso) Minchia, poi dicono che son sempre stata scarsa in matematica…

 

– Già, ma per Ramon è sempre mezzanotte…

– Non ti seguo…

 

– Se lo chiami non sai mai che sta facendo…

– Alludi… Ma davvero si dà tanto da fare?

 

– Ahimè sì.

 

– Stai tranquillo, stavolta non è come le altre…

(retropensiero: lo spero proprio!)

 

– Facciamo una scommessa?

– Quanto?

 

– Una cena, per consolarmi.

– Oppure per festeggiare. Affare fatto.
Ti devo lasciare.

 

– Allora auguri, Pa’.

– Auguri a te, bellezza… Ci sentiamo.

 

——–

C’ho l’orecchio in fiamme, mi farei volentieri un’altra mezz’oretta.

(penso) Non c’è due senza tre, ovvero limite alla sfiga.

Chiamerà pure Bobby da Torino?

Ralph certamente no, mo’ sta dormendo, spero.

 

E pure io…

 

Squilla il cellulare.

Ormai sono rassegnata.

(penso) Ha da passa’ Saddam!

 

– Pa’ ti prego aiutami! la voce, diversa dalla solita, di Didy.

Lei sa che a quell’ora non sono ancora lucida. E penso al peggio.

 

– Madonna santa che è successo? Léon?

– No.

 

(pausa) – Ti stai innamorando di Ramon?

 

– Sarebbe un guaio?

– Eh direi… (e ripensavo alla mezzanotte cui alludeva Clarence)

 

– No, è venuto Giacomo. Vuole che andiamo su ai Castelli per il cenone, l’ha promesso a Davide.

 

– Non sei contenta? E stasera a Davide gli fai pure il bagno con le paperelle…

– Emilia non può venire da me di pomeriggio il 24…

 

Non fiato. Già m’immagino.

 

– Ti prego, Pa’, mi resti solo tu. Non te lo chiedo più, lo giuro…

 

Rammento quante volte l’ha già detto.

 

– Una sola cosa. Léon ha la diarrea?

– No, stavolta no, fa freddo, di gechi neanche mezzo.

 

– Dalle 4 alle 8, ora locale?

 

 

E meno male che Didy voleva stare senza uomini, almeno per le feste…

 

——-

Gli amici ti condiscono la vita?

I miei mi conciano solo per le feste.

 

(Gamy Moore)

 

 

 

 

 

 

 

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Gamy Moore

Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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One thought on “Conciati per le feste

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