24 marzo

 

Nel tardo pomeriggio, andando a prendere Clarence, Ramon incontra una sua vecchia conoscenza, Guido. Compagno di bevute, si direbbe.

Non a caso Guido sta uscendo dal pub.

 

(tra l’ironico e lo strafottente) – Ma guarda chi si vede, Ramon de Gadia!… Oh scusa, non ho con me il red carpet…

Ramon si toglie gli occhiali da sole, e sfodera il suo solito ghigno.

I due si abbracciano, dandosi delle pacche sulle spalle.

 

– Merdaccia che non sei altro, non ti fai più vivo…

 

Ramon – Ho avuto da fare ultimamente…

 

– Manco il tempo per una bevuta? Stai messo male allora! Scherzo…

(pausa)

In realtà ti trovo in forma (squadrandolo da sopra a sotto).

Già, lo devo ammettere, ti trovo niente male…

 

– Faccio del mio meglio, modestamente.

 

 

– Circola voce che ormai sei fuori dal giro…

 

Ramon inarca un sopracciglio

– Cioè?

 

– Cioè che ti sei ‘accasato’…

 

– Sììììì? Questo si dice? E con chi?

 

– Con ‘quello serio’, il bel biondino proprietà di Thomas…

 

 

Per il resto della conversazione con Guido, Ramon si comporta come un perfetto schizofrenico, risponde, ma i suoi reali pensieri circolano altrove, fissandosi sul termine ‘proprietà’.

In apparenza gioviale, Ramon lo fissa infatti con aria scura, sia per il tenore della notizia ormai fuori controllo, che per la sottolineatura relativa a Clarence. Intendiamoci, c’era una bella differenza fra il pensare al suo compagno come a ‘quello serio’ (d’altronde serio Clarence lo era veramente) e il riferirsi a lui come a un oggetto ancora di Tatoo… Eh no, quello Ramon proprio non lo poteva sopportare…

 

– Sapete anche che siamo già sposati?

– Davvero? fa l’altro sinceramente stupito.

 

Ramon ammicca.

 

– Congratulazioni!

 

——-

Il resto furono solo convenevoli e promesse quasi certamente non mantenute.

Ramon doveva distrarsi da quel pensiero molesto (la parola ‘proprietà’) prima di salire su da Clarence. Nulla doveva turbare la serata. Già, ma come fare?

 

Seguì un rapido saluto con Guido, con la scusa di Ramon di essere in ritardo per un appuntamento.

Ovviamente era in smaccato anticipo.

 

Qualche passo e magari gli si sarebbero schiarite le idee. Oppure no, e allora erano acidi. La testa gli diceva infatti che ne aveva combinata un’altra delle sue.

Cinque minuti e ne fu certo. Ora la frittata era davvero fatta. Una battuta e addio Ramon dei bei tempi andati, quando si svolazzava liberamente di fiore in fiore. Già si vedeva i manifesti affissi per la città. Dopo il passaparola di Guido, ovviamente.

Ramon aveva perso in un solo colpo libertà e credibilità sul campo. Era finito nella casta degli ‘intoccabili’, dei paria, ovvero contaminato a vita dal virus del conformismo e del ‘visto? sono un bravo ragazzo, quello che ogni mamma vorrebbe… più o meno, non esageriamo…’.

 

Mentre questi pensieri andava elucubrando, Ramon si imbatté per caso in un sexy-shop.

Senza volerlo gli si era posta una soluzione.

 

(entrando) Di tanto in tanto qualche sfizio devo pur togliermelo, no?

 

——-

Arrivato da Clarence, il biondino appare stranamente scostante, sulla porta neanche un bacio, men che meno uno sguardo alla busta che Ramon reca con sé.

 

– Ciccio, che hai?

 

Clarence risponde in automatico

– Niente (e fa per radunare le sue cose prima di uscire)

 

Ramon si avvicina e lo costringe a guardarlo negli occhi.

 

– Dai, sputa il rospo.

 

A questo punto Clarence lo fissa

– Io? Dovresti essere tu a farlo.

 

Ramon fa finta di non capire.

 

– Mi ha chiamato Thomas, poco prima che arrivassi. Mi ha chiesto come mai non gli avessi detto niente…

 

– Di cosa?

 

– Del matrimonio, del nostro… Mi hai fatto fare la figura del cretino…

 

– Le notizie circolano rapidamente… velocità della luce.

 

Restano per un attimo in silenzio.

 

 

(incazzato) – Si può sapere perché ti inventi delle panzane del genere, ce n’è bisogno?

 

– Scusa Ciccio, mi è sfuggita.

 

 

(incalzante) – Perché volevi rivalerti su Thomas, è così?

 

(con gli occhi bassi) – Sì, anche…

 

 

(con una nota di delusione) – Finalmente lo ammetti che questa è l’unica motivazione.

 

– Che vuoi dire?

 

– Voglio dire che non pensi a me, ma solo a non ferire il tuo orgoglio.

 

– Questo non è vero.

 

– Ah no?

 

 

– No, vorrei davvero che fossimo sposati… sì, insomma, vivere con te nella stessa casa.

 

 

– Per questo mi hai regalato un anello? Non era solo per i miei peli?

 

Ora Ramon e Clarence hanno gli occhi puntati uno nell’altro.

 

Ramon – Lo sai che quando sei incazzato sei ancora più bello?

 

 

Clarence perde per un attimo la sua durezza.

 

Ramon – Lo vuoi capire, sì o no, che ti amo?

 

 

– Ramon tu non sai che significa, non l’hai mai detto a nessuno.

 

– Appunto, perché non mi ero mai innamorato prima… prima di te.

 

Clarence sospira.

 

– Guarda che se non ci credi mi metto in ginocchio (e fa per abbassarsi).

Ramon si inginocchia davvero davanti a lui, il volto all’altezza della patta.

 

 

– Dai alzati, non c’è bisogno.

 

– No perché… qua davanti c’ho un interessante panorama…

 

A quel punto Clarence si mette a ridere e fa per aiutarlo a tirarsi su.

Con Ramon anche litigare è un’impresa, non c’è proprio verso di prendersi sul serio.

Riesce sempre a girare le cose come vuole lui.

 

(Clarence stringendolo) – Insomma mi ami?

 

– Sì, Ciccio, ti amo… dalla testa ai piedi, peli compresi. Ma ora andiamo a casa?

 

——-

venerdì 25 marzo

Al telefono con Philippe

 

 

Didy – Sicché questo weekend non vieni a Roma?

 

– No, non posso. Ho molto lavoro arretrato.

 

– Verrai l’altro?

 

(un po’ sfuggente) – Non credo, però te lo faccio sapere per tempo.

 

– Tutto bene, Phil?

 

– Perché?

 

– Ti sento un po’… come dire… distante.

 

 

– La situazione non aiuta.

 

– Cioè?

 

– Forse dovremmo ripensare sul fatto di stare insieme.

 

– Non ti seguo…

 

 

Philippe sospira.

– Devo lasciarti.

 

– In che senso?

 

– Ora. Devo andare a lezione.

 

Didy – Mi richiami tu, topolotto?

– Sì, a presto.

 

——-

Più tardi al telefono

 

Dopo aver parlato del più e del meno

Bobby – Senti, Didy, è bene che tu lo sappia, Philippe sta uscendo con una donna.

 

(Didy, sorpresa) – Davvero?
E chi sarebbe?

 

– Una che si chiama Vivien.

– Quella Vivien, l’assistente?

 

– Già. E credo che ormai non ci esca più soltanto…

 

Attimo di silenzio e di imbarazzo.

Didy cambia quindi discorso

 

– Che fai, vieni a Roma questo weekend?

 

– Non lo so ancora, ti richiamo più tardi.

 

(a raffica) – Anche tu esci con un’altra?

 

(ridendo) – No, tranquilla.

 

 

– Chi altro lo sa di Philippe?

– Ovviamente Ramon.

 

– Ok, Bobby, fammi sapere se vieni. Un bacio.

 

——-

25 marzo, pomeriggio

 

Suona il citofono a Via Galbani.

 

Ramon – Scendo.

Didy (sparata) – No, salgo io!

 

Didy non gli fa neanche aprire la porta che entra come una furia scagliandosi contro Ramon, spingendolo verso il divano. Sbattutolo a sedere, gli intima

– Dammi le mani!

Ramon gliele porge, non capisce cosa lei voglia fare.

Lei tira fuori da una tasca una specie di cravatta nera sottile e gli lega ben stretti i polsi.

 

Ramon pensa che lei voglia attirarlo in un giochetto erotico e le dà spago.

– Non dovevamo uscire?

 

– Ho cambiato programma.

 

Lui si accorge ben presto che lei non vuole propriamente ‘giocare’.

 

– Brutto muso, ora confessi.

 

(sinceramente stupito) – Cosa?

 

– Perché non me ne hai parlato?

 

Pensando si riferisca alla cazzata che lo riguarda

– Del matrimonio? Chi te l’ha detto?

 

– Quale matrimonio?
A questo punto stiamo, sono l’ultima a dover sapere le cose?

 

– Te l’avrei detto io stesso.

 

– Allora lo sapevi?

 

– Certo che lo sapevo, ho messo io in giro sta cazzata.

 

– Allora non è vero che Philippe sta per sposarsi?

 

Ramon – Philippe sta per sposarsi? Con chi?

 

– Con Vivien.

 

– Chi è?

 

– Dai non fare il finto tonto… l’assistente.

 

– Quale assistente? Non ne so niente.

 

(sibilando) – Non mentire sai, me l’ha detto Bobby.

 

– Bobby, ma quando mai…

 

 

– Ha detto che lo sapevate tu, lui e Philippe ovviamente.

 

(scaldandosi, e alzandosi) – Ma non è vero! Io Bobby non lo vedo e non lo sento dalla sera in cui abbiamo… Abbiamo… scopato davanti a lui, ricordi?

 

Lei lo guarda sempre più furente.

 

Didy – Mi stai facendo perdere la pazienza, e quando perdo la pazienza sai che succede?

 

Lei gli tira giù la zip dei jeans e mira direttamente alle sue parti molli.

 

– Che faccio, stringo?

 

Ramon si sente premere i connotati. Gli viene da sudare freddo ma anche la folgorazione.

– No, chiama Bobby, fatti dire da lui che io non c’entro…

 

Didy lo guarda come una furia anguicrinita, prende il cellulare dalla borsa e compone il numero. Inserisce il viva voce.

 

Appena sente la voce di lui

– Rispondi subito a questa domanda, chi sa di Vivien e Phil?

 

(Bobby, senza esitazione) – Io e Ralph.

 

– Ralph? (fa lei)

 

– Sì, Ralph. Perché?

 

– Perché sto torturando Ramon.

 

– Minchia, Didy!

 

– Avevi detto Ramon, non Ralph.

 

– Scusa, mi devo essere confuso…

 

– No, SCUSATI TU con Ramon.

 

Bobby – SCUSA AMICO, davvero non volevo…

 

(Ramon, con espressione cartoonesca)

– Dicono tutti così, e intanto io le prendo…

 

Didy – Va bene, Bobby, ciao.

E chiude.

 

Ramon – Sì, va bene un corno.

 

Lei ripone in borsa il cellulare, lo guarda ma esita a liberargli le mani.

 

– Che stai lì impalata, liberami le mani!

 

– Solo se prometti che stai buono, altrimenti ti lascio legato.

 

– Sarò buonissimo, lo prometto. Niente ritorsioni.

 

Lei si avvicina e lo scioglie dal legaccio.

Lui le dà le spalle, si massaggia un attimo i polsi, si tocca la patta.

 

Poi si gira di scatto e senza darle il tempo di sottrarsi la butta sul divano bloccandola col peso del suo corpo.

Didy non riesce praticamente a muovere un muscolo, lui le serra i polsi per impedirle di servirsi delle mani.

 

– E ora che ti faccio? fa lui con aria sardonica

 

Lei cerca di divincolarsi, inutilmente.

 

– Quando fai così mi attizzi ancora di più, piccola.

 

Lei prende a morderlo sul collo come una gatta inferocita, ma lui è nettamente più forte.

E terribilmente eccitato.

 

– Ripeti con me: ti amo e non posso fare a meno di te.

 

(rabbiosa) – NO!

 

(minaccioso) – Ripeti, ho detto, sennò ti torturo a modo mio.

 

Lei si ferma, cambia improvvisamente tono, diventa suadente.

Gli sussurra all’orecchio

– Torturami!

 

Lui la guarda negli occhi, intuisce il cambiamento di rotta, le lascia qualche centimetro di libertà da sotto, giusto quel che serve per dare spazio agli istinti. Ai quali si abbandonano, entrambi.

 

Esaurito l’impeto, Ramon continua ad accarezzarle il collo con le labbra, standole serrato alle spalle.

 

Per la prima volta da mesi, senza più bisogno di minacce, Didy si è fatta sfuggire che lo ama.

 

 

 

dall’inviato (supplente) Gamy Moore per SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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One thought on “Scoop by SCOP (Novella 2011 – Di cazzate non ce n’è mai troppe…)

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