Forse il primo passo era fatto, forse no.

Didy non se li era ‘fatti’ come sperava o come aveva creduto possibile.

Forse non erano ancora pronti.

Qualcosa però era scattato, una nuova intimità pareva essersi inaugurata fra Ramon, Clarence e Didy.

E Ramon era contento e rilassato, mentre andava via dal Coppedè con Clarence…

 

——-

11 aprile, lunedì

 

Gamy suona alla porta di casa di Clarence.

Lui apre credendo sia Ramon, e se la trova davanti. Resta stranito sulla soglia, incapace di credere ai suoi occhi. È l’ultima persona che si sarebbe aspettato di vedere.

La fa accomodare, si percepisce la sua emozione.

 

Lei si dirige in salotto, dice che sapeva che lui era a casa, gliel’aveva detto Ramon per telefono poco prima.

 

 

– Come mai da queste parti?

 

Lei esita un attimo prima di rispondere.

– Sono venuta apposta per te.

 

(incredulo) – Per me?

 

– Ramon ha detto che è in ritardo, mi ha chiesto di intrattenerti.

 

Clarence balbetta fra sé “intrattenermi?”

 

– Ha detto che ti farebbe piacere… sottolinea lei.

 

Con un guizzo degli occhi Clarence fa capire che “altro che se gli farebbe piacere…”

 

Lei allora non perde tempo in inutili digressioni.

Suadente come un gatto, si avvicina a Clarence e gli cinge la vita. Gli si addossa dolcemente.
Le note fiorite del suo profumo lo avvolgono e seducono.

Lui ha come un attimo di mancamento, dal quale si riprende, ma che non l’aiuta.
Non sa cosa fare, se abbracciarla a sua volta o aspettarsi un ceffone o magari un cazzotto per l’improvvisa entrata in scena di un marito geloso.

 

Sto forse sognando? pensa, e per saggiarlo si dà un pizzico.

 

Gamy – Abbiamo un po’ di tempo per noi… poco, prima che arrivi Ramon…

 

Lui ingoia la saliva, incredulo, ma deciso a non perdere un’occasione unica.

 

 

– Metti su un po’ di musica?

Clarence si stacca da lei timoroso di perderne il contatto, mette su un CD che manco a farlo apposta è il più adatto a tenere avvinghiati due corpi, e torna a serrarla, stavolta molto più strettamente.

 

Lei si fa più ardita, gli sbottona la camicia, avvicinando una guancia, poi le labbra, al suo torace. Quel contatto lo agita intimamente, sente il sangue pulsare nelle vene, fluire verso il basso.

Clarence chiude gli occhi, deciso più che mai a stare al gioco, un gioco che via via si prospetta più intrigante. Le mani di lei passano in rassegna il resto del suo corpo, che di minuto in minuto sembra ormai voler rispondere ad un solo impulso: “Fammi tuo”.

Lei lo spinge verso il divano, lo butta giù, e si sistema su di lui.

 

Clarence sente il cuore battergli all’impazzata. Per fortuna fa tutto lei, sicura di non trovare resistenza, e più che mai capace di far affiorare i desideri più reconditi. Lui ne diviene schiavo, soggiogato dal suo sussurrare concitato, finché è completamente avvitato in lei.

 

Un gemito improvviso turba la quiete della notte.

Seguito da un respiro affannato.

 

 

– Ciccio, che c’è?

 

Ramon lo sta scuotendo per un braccio.

 

 

Clarence non risponde, ancora non si è ripreso.

 

 

– Oh, Ciccio, stai bene?

 

Clarence sospira, sussurra debolmente “Sì”.

 

 

– Stavi sognando?

 

Clarence annuisce.

 

– Cosa?

 

– Ero con Gamy.

 

 

Ramon accende la luce.

– Cioè, vuoi dire… quello che penso io?

 

– Già.

 

 

Ramon – E com’era?

 

Clarence non risponde, parla la sua espressione in volto.

 

 

Ramon sorride malizioso e compiaciuto, solleva il lenzuolo e dà una sbirciatina sotto.

 

– Sarà stato pure un sogno, ma il nostro amico ci credeva davvero…

 

(pausa)

– E a me niente invece?

 

 

Clarence, alzandosi

– Dammi qualche minuto e servo anche te…

 

 

Tornato a letto, Clarence si accoccola accanto a Ramon, il braccio sinistro allungato su quest’ultimo. Ramon glielo accarezza, si sistema sul fianco e spinge Clarence ad addossarsi a lui.

Clarence lo tiene stretto a sé, ma non sembra particolarmente interessato ad approfittare dello stato di veglia suscitato dal suo improvviso risveglio.

 

– Sono le 4, Ramon, fra qualche ora devo essere in studio.
Che ne dici di dormire un po’?

 

Ramon mugugna qualche secondo (più per fare scena), poi si mette buono e zitto, il braccio sinistro di Clarence in ostaggio.

 

——-

 

Palestra, tardo pomeriggio

 

Un avviso informa i frequentatori della palestra che quel giorno alle ore 19 ci sarà una visita del medico sportivo.

 

Tyler, un pezzo di ragazzo che già in molti conoscono per averlo visto aggirarsi nei corridoi e fra gli attrezzi del cardiofitness le sere precedenti, terrà una dimostrazione di come si interviene in caso di malore improvviso, simulando le manovre di massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca.

 

Riuniti davanti a lui una ventina fra ragazzi e ragazze, Tyler fornisce qualche prima indicazione generale sui due tipi di intervento, poi chiede che qualcuno si faccia avanti per mostrare dal vivo entrambe le manovre.

Nessuna delle donne, com’è prevedibile, aspira a farsi toccare o tastare anche solo per una dimostrazione, così Tyler chiama in causa qualche giovanotto. Ma anche qui nessuno si fa avanti.

 

Cercando di sdrammatizzare, Tyler si avvicina al gruppo con un sorriso accattivante

– Tutti timidoni, o è per scaramanzia?

 

I ragazzi quasi in coro si nascondono dietro all’idea che porti sfiga.

 

– Anche quel giovanotto là in fondo?…

 

Tutti si voltano verso il fondo della sala, dove c’è Clarence che impugna due manubri di alcuni chili insieme a un ragazzone che pare scoppiare di salute.

 

Clarence si sente osservato.

 

– Dice a me? (sperando vivamente non sia così)

 

– Sì. Anche tu hai paura?

 

(un po’ incerto) – Nooo.

 

– Che aspetti, allora, vieni.

 

 

Clarence deposita i manubri, si sfila i guanti e si dirige lentamente verso Tyler.

Tyler gli chiede l’età e il peso, riconosce che sembra essere lo specchio della salute, gli chiede di sfilarsi la maglietta e lo invita a stendersi su un materassino.

 

Clarence esegue senza troppa partecipazione, l’aria un tantino preoccupata.

 

Tyler – Qualcosa ti turba? Tranquillo, non ti farò male.

 

Clarence sorride impacciato osservando l’orologio appeso al muro.

 

Il medico esegue un paio di volte la manovra del massaggio cardiaco, poi chiama un ragazzo e una ragazza ad eseguirla per essere certo che abbiano memorizzato per bene la sequenza.

Sulla manovra del bocca a bocca Tyler indugia un po’ di più, senza chiamare a riproporla altri volontari.

 

Ramon entra in sala mentre Tyler è chino su Clarence per la seconda volta.

Tutti zitti ad osservare, raggruppati in semicerchio, a Ramon viene un colpo quando avvicinandosi vede Clarence per terra, pensando si tratti di un malore vero.

 

(agitato) – Oddio, che è successo?

 

Tyler stacca molto lentamente le sue labbra da quelle di Clarence e alza lo sguardo, interdetto.

 

Alla vista del suo compagno Clarence si solleva col busto, ben più agitato di Ramon, e si affretta a precisare

– Niente, è solo una simulazione…

 

Tyler osserva Ramon di traverso, poi si alza in piedi.

 

(a Ramon) – Peccato che sei arrivato in ritardo, ti sei perso il massaggio cardiaco… ma magari lo riprendiamo in un altro incontro… Che dite ragazzi?

 

Alcuni fanno segno di sì, mentre Clarence si affretta a rimettere la maglietta, preoccupato per come Ramon reagirà, conoscendolo.

 

——-

Doccia della palestra

Finiti gli allenamenti senza quasi scambiarsi una parola ma solo occhiatacce, Ramon praticamente piantona Clarence mentre si fa la doccia.

 

Tyler ha afferrato al volo il tipo di rapporto che li lega, ha intuito anche quanto Ramon sia geloso, ma entrando nei bagni per cambiarsi (in realtà per sbirciare Clarence nudo) fa finta di niente.

 

Ramon deve invece far violenza a se stesso per non prenderlo a cazzotti in faccia e fare appello a tutte le sue forze anche per non incazzarsi con Clarence, quasi che fosse colpa sua l’essere stato scelto come cavia.

 

In macchina si raggiunge l’apoteosi.

Record assoluto, neanche una parola.

Ramon lascia Clarence sotto casa al Nomentano e sgomma via rapidamente.

 

Arrivato da Didy sbotta.

 

Didy – Ma che doveva fare, scusa?

 

– Poteva dire di no.

 

(lei) – E come?

 

– Semplice. Non posso, sono di Ramon.

 

(lei) – Ma tu sei scemo? Così lo coglionavano per i prossimi 20 anni…

 

 

– Ohhhhhhhh insomma!

 

Didy – Insomma lo dico io!
Adesso sai che fai? Vai da Clarence e gli chiedi scusa.

 

(incredulo) – SCUSA IO?

 

(lei, urlandogli nelle orecchie) – Sì, perché se non la smetti lo PERDERAI PER SEMPRE quel benedetto ragazzo!… Non ti rendi conto di quanto sei asfissiante, e…

 

(lui) – e…

 

– … e arteriosclerotico!!!

 

——-

Casa di Clarence (un’ora e mezza dopo)

 

Ramon non fa altro che ripetersi QUANTO SONO CRETINO per tutto il tragitto, ma appena uscito dall’ascensore vede Tyler che congedandosi da Clarence lo sta abbracciando. Tyler sgattaiola via velocemente intuendo di aver forse aggravato ulteriormente la situazione.

 

Ramon fissa Clarence con aria torva.

 

– Allora?

 

Clarence – Allora che?

 

 

Ramon non parla ma è chiaro che vuole il resoconto.

 

(Cla’) – È venuto a scusarsi, credeva di aver causato un patatrac.

 

– E basta?

 

– E basta!

 

 

Ramon – Ci devo credere?

 

– Decidi tu.

 

 

(muovendosi nervosamente e borbottando fra sé) – Non ne posso più…

 

(Cla’) – Anch’io non ne posso più…

 

 

Ramon lo lascia come un fesso sulla soglia e si avvia per le scale.

 

Clarence fa un gesto di esasperazione, ma non lo segue e rientra in casa.

 

——-

Via Galbani  (quasi mezzanotte)

 

 

Ramon sta nero che più nero non si può.

 

Clarence non ha neanche fatto uno squillo, silenzio totale.

Ma per orgoglio neanche Ramon vuole cedere.

 

All’una di notte, Ramon è entrato in fibrillazione. Passata la rabbia e la gelosia, ora teme il peggio, cioè di averlo perso per la sua stupidità.

 

(esagitato, al telefono) – Didy, che devo fare? Quell’uomo mi fa uscire mattoooooooo!

 

Lei non risponde prontamente, aveva appena preso sonno.

 

– Vengo da te?

 

(lei) – Ma che vieni da me e vieni da me!…

(guardando l’ora) Ma hai visto che ora è?

 

– No. Ho perso la cognizione del tempo.

 

– Non solo quella, senti a me…

(sbadiglia)

Mettiti giù, zitto e buono. Domattina, con calma, vai allo studio e ci parli.

 

 

– Mi manderà affanculo, me lo sento.

 

– Farebbe bene a farlo. Ma non lo farà.

 

 

– Perché sei così sicura?

 

– Perché ti ama scemo.

 

 

(preoccupato) – Non lo so, stavolta non lo so…

 

– Fidati, sono pronta a scommetterci la testa.

 

– Non potresti scommetterci qualcos’altro?

 

– Buonanotte, MAIALE…

 

 

——-

In mattinata, prima di uscire, Ramon chiama Didy.

Sembra decisamente più calmo, ma con lui non si può mai essere certi.

 

– Non me ne volere, Ciccia, se stasera non sto con te. Devo ricucire questo strappo.

Lo vedo strano Cla’… c’ha qualcosa…

 

Didy – Dai, non scusarti, non c’è problema.

 

– Sicura?

 

Lei annuisce.

 

– Ti amo Didy… davvero…

 

——-

 

 

Studio di Clarence. Ore 9.30


 

Ramon citofona, risponde Simona, chiede di Clarence.

Ramon – Hai già preso il caffè?

 

– No.

 

– Scendi?

 

 

Clarence appare insolitamente tranquillo, ma un po’ distaccato.

Ramon invece è sulle spine, anche se si sforza di non darlo a vedere.

 

Invece di entrare nel bar Ramon entra nel portone di un edificio antico.

Clarence lo segue interdetto.

 

Ramon lo afferra improvvisamente per il giubbotto e lo spinge in un angolo scuro dell’androne.

Lo mette letteralmente spalle al muro

 

– Dimmi che sei solo mio!

 

Clarence sorride pensando a un gioco, poi torna serio.

Dal tono di Ramon, Clarence intuisce che è meglio assecondarlo.

 

– Okay, okay. Sono solo tuo!

 

 

– Che non avrai mai nessuno all’infuori di me…

 

E qui Clarence appare esitante.

 

Ramon lo serra ancora più strettamente.

 

(serio) – Dillo!

 

Quando sta così è inutile parlare.

Clarence avvicina la testa e le labbra, si accosta a lui con dolcezza, ma Ramon è per ben altro registro, la sua intensità è in quel momento al limite della violenza.

Le mani di Ramon partono in quarta: gli tira su la camicia dai pantaloni, infila le mani nei jeans.

 

 

– Ehi, buonooooooo… Potrebbe arrivare qualcuno…

 

 

Contenendosi a stento

– Non ti sei mai posto il problema finora… Dimmi che c’è Cla’.

Ti ho chiesto troppo… è così?

 

(esitante) – Non lo so…

 

Ramon, sussurrando – Io farei qualunque cosa per te.

(pausa)

 

Clarence – Proprio tutto?

 

Ramon si ferma un attimo, guardandolo negli occhi.

– Anche lasciare Didy, se è questo che vuoi…

 

 

(Clarence pensa, distogliendo lo sguardo) Temo di volere altro…

 

 

– A che pensi?

 

Clarence appare incerto

– Ho bisogno di tempo, Ramon…

 

(turbato) – Perché?!

 

– Devo chiarire alcune cose…

 

 

(timoroso) – Con me?

 

– No, con me stesso…

 

Questa davvero Ramon non se l’aspettava.

– Mi fai paura, Cla’…

 

Clarence intuisce cosa deve star passando in quel momento nella testa di Ramon.

Gli prende il volto tra le mani, lo avvicina al suo, lo bacia con grande tenerezza sulla fronte, sugli zigomi, sulle guance.

 

– Non temere, non ci sono altri…

 

——-

Invece che al bar Ramon e Clarence salgono a casa di quest’ultimo.

Un’ora dopo la stanza da letto è un campo di battaglia, i vestiti sparsi dappertutto.

 

(a letto) – Hai una sigaretta Ramon?

 

Ramon lo guarda stranito.

– Forse nel giubbotto che sta nell’armadio. Ma perché?

 

– Non voglio fumare, solo tenerla fra le mani…

 

Ramon non si capacita.

– Ti stanno tornando strani desideri o sbaglio?

 

Clarence scuote la testa.

 

 

– Ora mi dirai che mi ritorni bisessuale…

 

Clarence gli fa una smorfia con la lingua.

 

 

– È per quello che c’è stato con Didy?

 

Clarence non risponde.

 

 

Ramon improvvisamente ha un sospetto e pensa a voce alta.

– O con Gamy?

 

E anche stavolta Clarence non risponde, ma qualcosa brilla fugacemente nei suoi occhi.

 

 

Ramon si alza, nudo, e va verso l’armadio

– Ti prendo una bionda, va, che è meglio.

 

——-

 

Qualche sera dopo, da Clarence

 

Ramon chiama Clarence sul cellulare

– A che punto stai?

 

Clarence – Pronto per uscire. Tu?

 

– Cambio di programma, sto arrivando con una sorpresa che proveremo subito.

 

– Hai svaligiato il sexy shop?

 

– Abbastanza. (pausa)
Oh, vedi che non ho le chiavi.

 

– Quanto ci metti?

 

– Non lo so, mezz’ora… c’è un traffico pazzesco.

 

Dopo un quarto d’ora Clarence sente suonare alla porta. I soliti due squilli.

Sta smanettando sul cellulare quindi apre senza neanche guardare

 

– Hai fatto veloce…

 

– Veramente ci ho messo un bel po’ per arrivare qua (fa Gamy)

 

Clarence alza lo sguardo e per poco non gli prende un colpo

– Pa’!

 

Lui chiude di colpo il cellulare, restando a fissarla come se avesse visto un’apparizione celeste. Gamy coglie la sua esitazione e teme di aver interrotto qualcosa in casa.

Clarence ha infatti la camicia sbottonata.

 

– Ramon non ti ha detto dell’intervista?

 

– Quale intervista?

 

– Quella per la rivista… quella che lui, per scherzo voleva fare a let… vabbè, è chiaro che non te l’ha detto… Scusa ma lui non c’è?

 

(quasi balbettando) – No, ma sta arrivando, credo…

 

 

– Bene, così abbiamo un po’ di tempo per noi…

 

Quelle parole suonano come un richiamo ancestrale per Clarence.

Resta a fissarla estatico.

 

(esitante) – Mi fai… entrare?

 

Clarence la fa accomodare, dà una sbirciata al pianerottolo e chiude la porta.

Uno sguardo che è tutto un programma si stampa sul suo volto mentre lei lo precede in salotto…

 

 

 

dall’inviato (supplente) Gamy Moore per SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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