Via Galbani (notte fonda)  10 gennaio

 

Clarence e Ramon dormono a casa di quest’ultimo.

Mancano pochi giorni alla ripartenza di Clarence per il Giappone.

Un mese è lungo anche per Ramon, che ha insistito per averlo accanto anche di notte, e rassicurarlo così dei tanti dubbi e angosce che la presenza (irruzione!) di Didy ha provocato nel loro ménage.

 

Nel lettone Ramon gli sta addossato alle spalle, ma in realtà poche parti dei loro corpi non sono a strettissimo contatto.

 

A un tratto Ramon porta la mano sinistra all’altezza del torace di Clarence, cercando un solco dove rifugiarla e sfiorandogli delicatamente i capezzoli.

Sentendosi toccato, Clarence apre gli occhi e resta immobile. Dal respiro regolare è evidente che Ramon è in dormiveglia oppure sta sognando. E immagina anche chi forse sta sognando…

Ne ha la conferma quando Ramon pronuncia un nome con voce strascicata

– Didy!

Ramon si serra ancora di più al torace del compagno.

 

Clarence afferra con dolcezza la mano di Ramon e la sposta nelle sue parti basse, facendola scivolare lentamente sul suo corpo.
Quel movimento gli procura una comprensibile reazione.

 

Ramon avverte presto la trasformazione nel palmo della mano.

(sussurra) – Ciccio!

 

Clarence appoggia la sua mano su quella di Ramon, invitandolo a indugiare nonostante l’ora. Ramon continua in un tenero su e giù, finché come un bambino ritrova il sonno.

 

Al mattino, a colazione

 

Sempre premuroso verso Ramon, Clarence gli ha preparato una colazione degna del migliore Caffè di Roma. Un po’ e ci mancavano i fiori… Anche il caffè che prepara lui è migliore di quello di Ramon, e dire che la macchinetta è la stessa.

 

Il bel biondino è già pronto per uscire, non può trattenersi a lungo, ma Ramon in apparenza non ha nessuna voglia di lasciarlo andare.

 

– Devo passare in studio, ho appuntamento con Simona.

 

Ramon fa la faccia brutta.

 

– Se tu non fossi gay sarei geloso di Simona, quella ti mangia con gli occhi.

 

– È solo la segretaria, mi deve consegnare i progetti già approvati.
E poi da quando in qua sei geloso di me?

 

– Da sempre, scemo!

 

Clarence gli fa una smorfia con la bocca, a sfottere.

 

– Dai vieni qua… (e lo tira a sé) – siediti sulle ginocchia.

 

Clarence si adagia un attimo sulle gambe di Ramon, che dopo 30 secondi non resiste per il peso.

 

– Dimentico sempre che sei un gigante, minchia quanto pesi…

– Ma se peso meno di te!

 

– Allora è la vecchiaia, mia ovviamente… devo riprendere la palestra.

– Allora saremo punto e a capo…

 

– Cioè?

 

– Mi ritroverò di nuovo pieno di corna, non bastava Didy…
A proposito, stanotte la sognavi…

 

– Lo ammetto.

 

– Te la sco…? Insomma…

– Non so, ora non ricordo.

 

Clarence lo guarda e improvvisamente fa per tagliare corto e andarsene.

 

– Aspetta Cla’, per favore.

 

Clarence si appoggia con la spalla a un pensile della cucina.

I suoi occhi tradiscono disagio ed emozione.

 

(Ramon, serio) – Non devi temere Didy in nessun modo, così come non devi temere nessun altro.

 

Clarence distoglie lo sguardo, sembra poco convinto.

Poi sbotta.

 

– Mi vuoi far credere che quando sei stato in Sudamerica non ti sei fatto nessuno, oppure che l’hai fatto e non mi devo preoccupare?

 

– Ti giuro Cla’, non c’è stato nessuno, non mi sono fatto nessuno, a parte due birrozze…
È la prima volta in vita mia, neanche io me ne capacito.

 

– E a cosa si deve il cambiamento?

 

– Al fatto che ora sono felice… o per lo meno appagato.

 

– Con me e con Didy?

 

– Con te… e con Didy (ripete Ramon) almeno finché lei ci sarà…

– Perché, pensi di perderla?

 

– Onestamente non so come e quanto potrà durare, data la situazione…

 

Clarence annuisce (pausa).

– Ma tu la ami?

 

– So che non voglio perderla, che mi manca quando non c’è, che penso a lei come a una parte di me… Ma lo stesso provo per te… e una cosa del genere non mi era mai capitata prima.

 

– Quindi?

 

– Quindi devi stare tranquillo, quando tornerai dal Giappone sarò di nuovo qui, anche se ritorno in palestra…

 

Clarence accenna un sorriso liberatorio e sornione.

Ramon si alza e gli molla un bacio-succhiotto sul collo. Clarence deve perfino frenare la sua esuberanza mattutina…

 

– Fallo vedere a Simona, e dille che se lo può scordare Ciccio, che tu sei mio…

 

——-

In giornata, sull’asse Boston-Parigi-Torino si attua il conciliabolo dei fidanzati storici di Didy

 

Riuniti in video-chat Ralph, Philippe e Bobby decidono il da farsi, ovvero se accettare o meno la nuova configurazione dei fatti.

Ralph – Inutile girarci attorno. Mettiamola ai voti: secondo me dobbiamo darle tempo, senza starle addosso. Niente aut aut.
Che se lo faccia pure Ramon, magari così le passa…

 

Phil – Io non sarei tanto convinto, comunque non mi piace che se lo sco… insomma, che se lo faccia da sola… e neanche con noi… Fosse per me un bel cazzotto e via…

 

Bobby – Sì, e che risolvi? Anzi, ottieni l’effetto contrario. Lei poi il cazzotto lo dà a te.
Poi in fondo… meglio Ramon che un altro…

 

Phil – Sei scemo o cosa?

Bobby – Fosse solo per me… almeno è carino.

 

Phil fa un verso di disgusto.

 

Bobby – Dai, ammettilo, non è male…

 

Ralph – Insomma?

 

Bobby – Per me si può fare, sto con Ralph.

 

Phil – Con Ramon vuoi dire, Giuda!

 

 

Philippe tace.

 

Ralph – Philippe? Yiuhu!!

 

Phil – E va bene, mi mettete con le spalle al muro.
Però…

 

Ralph – Cosa?

 

Phil – Però se poi va tutto storto con voi me la prendo…

 

——-

Nel frattempo però anche Didy e Gamy sono riunite in conciliabolo in auto, sulla Nomentana, come al solito bloccata. E l’argomento è scontato.

Didy per la prima volta appare incerta sul da farsi.

Non è banale giostrarsi fra tanti uomini e altrettanti sentimenti.

Ma soprattutto pesa l’incognita rappresentata da Ramon.

Didy – Ma tu ci credi Pa’ che ieri, mentre eravamo a questo semaforo, ci passano davanti una modella da schianto con un ragazzo che sembrava il clone di Clarence… Ramon non l’ha degnata di uno sguardo mentre al ragazzo gli ha fatto la radiografia da sopra a sotto. Sembrava un raggio laser.

Sai che gli ho detto? Quel tizio sembra sputato Clarence.

Ramon sai che ha risposto? Non ne capisci niente! Vuoi mettere Clarence e questo qua? C’è un abisso, Ciccio è diecimila volte meglio…

In che senso? faccio io, e lui: nel senso che intendi tu… e ammicca.

Ma allora il ragazzo ti ha stregato, faccio, dai ammettilo.

È che lui è naturalmente perfetto, fa Ramon.

 

Gamy – Senti, il naturalmente perfetto mi ha invitato a cena una di queste sere a casa sua con Ramon.

 

– Già, Ramon l’ha chiesto pure a me, ma io mi immagino che vuole fare e ho detto no…

– Dici?

 

– Dico. E tu che fai, ci vai?

 

Gamy – E perché no? Clarence vuole farmi vedere le diapositive e gli serve un parere sui fiori…

 

Didy – E tu ci credi? (pausa)
Sei pazza Pa’, vai nella tana dei lupi. Ramon è ‘nu frusc’ (ndr ‘uno che la sa lunga’), e poi Clarence ha un debole per te…

 

Gamy – Ma dai. Non è me che vogliono circuire, sei tu il loro obiettivo.

– Cioè?

Gamy – Sondare attraverso me che aria tira, vedere se magari ti convinco ad accettare…
Confidano nella mia capacità di persuaderti…

 

– Ma io non ci penso proprio, o meglio non…

– O meglio non?… finisci!

 

– Pa’, Ramon l’ha detto, vorrebbe un incontro a tre, o meglio uno stabile ménage a tre.
E i miei boys dove li metto? E poi Clarence non è il mio tipo, mi mette in soggezione…

 

– Beh, ma non è male… potrebbe essere un’esperienza nuova… interessante…

 

– Ma sentila! Perché non la provi tu allora? poi mi dici…

– Perché sei tu l’esperta, la donna dei casini, in tutti i sensi…

 

Scatta il verde, ma loro non si muovono.

 

– In ogni caso voglio il resoconto, Pa’, dalla A alla Z.

– Curiosa eh?

 

Didy annuisce.

E ridono come due sceme, mentre uno strombazza loro dietro.

 

Post cena pre partenza (12 gennaio)

 

Gamy non ha neanche messo piede in casa che Didy la inchioda al suo dovere.

 

(Didy, al cellulare) – Allora?

 

– I lupi mi hanno appena scortato sotto casa. (gira la chiave)
La lasagna della madre di Clarence era buonissima, hai fatto male a non venire.

 

– Senti a me, sarebbe finita due a due…
E quei due invece come ti sembrano?

 

(Gamy entra) – Com’era il fatto “Ramon non si innamora mai?”
Sti cazzi, lo dovevi vedere il pupo… qua te lo dico io, finisce a cappio al dito!

 

——-

Nottata post partenza (13 gennaio)

 

Sistemato Clarence sul volo per Tokyo, in attesa di sue notizie, Ramon si parcheggia da Didy, approfittando dell’assenza dei suoi fidanzati.

Dopo una serata di sesso appicciato sopra un tavolo, Ramon e Didy si abbandonano stracotti fra le braccia di Morfeo.

 

È ancora buio quando Ramon, abbarbicato come di consueto a Didy, fa per voltarsi e avverte un impedimento alle sue spalle.

(pensa) Léon si è sistemato, minchia!

 

Al mattino presto, la pipì incombente, Ramon riesce a girarsi, così con una mano prende a tastare l’ammasso, onde verificare l’esistenza di un margine di trattativa col micione.

Immaginate la sorpresa di Ramon quando, anziché pelo, sente una massa di capelli sotto le sue dita.

Ramon caccia un urlo che rimbomba nella stanza “Oddio Clarence!”

 

Didy si sveglia di soprassalto e accende la luce.

Lo stupore è generale quando sul letto accanto a Ramon appare Bobby.

Bobby, dal canto suo, steso per lungo e col giubbotto a mo’ di coperta, l’aria da ‘sconnesso’ data l’ora e il luogo, si giustifica dicendo che venendo a Roma in piena notte si era accorto di aver sbagliato chiavi, e non potendo entrare in casa sua si era diretto a casa di Didy, supponendo (o sperando) fosse sola.

 

Didy – Ma a che ora sei arrivato, hai visto niente?

 

(Bobby, ammiccando) – Tranquilla. Stavate già dormendo…

 

Ramon non riesce però ad evitare, ridendo, la battuta

– Beh, visto che dovevi dormirmi alle spalle, potevi almeno approfittare!…

 

——-

Più tardi

In mattinata, Didy già fuori di casa, Ramon, pantaloni del pigiama di seta ancora addosso, sta sistemando il letto, quando spegnendo la luce del lampadario si fulmina anche la seconda lampadina.

 

– Che palle, è una congiura!

 

Bobby è in bagno a radersi. Attraverso lo specchio vede Ramon armeggiare nei cassetti della cucina.

 

– Mi dai una mano? gli fa Ramon – devo cambiare le lampadine.

Bobby lo segue nella stanza.

Ramon sale sul letto e allunga il braccio per vedere se arriva all’altezza del lampadario.

 

– Macché, serve la scala.

 

Bobby ricompare con la scala, che è lievemente instabile.

Ramon – Non serve che spostiamo il letto, io vado su, tu tienila ferma.

 

Ramon va su, Bobby tiene ferma la scala con un piede e una mano, mentre con il braccio destro cinge la vita di Ramon, che sostituisce la prima lampadina gettando sul letto quella fulminata. Ramon si sporge un po’ troppo mentre sostituisce la seconda, facendo vacillare un po’ tutto il sistema.

 

– Sta’ attento Ramon!

 

Così dicendo Bobby si serra ancora più alla vita di Ramon, il volto arriva a strettissimo contatto con le sue parti intime, percepibili sotto la grana morbida e sottile della seta.

 

Bobby indugia in quel contatto.

 

– Ho fatto, fa Ramon un poco imbarazzato.

 

Bobby allenta lievemente la presa consentendogli di scendere.

Appena a terra sono ancora vicinissimi, pochi centimetri fra l’uno e l’altro.

 

Bobby lo fissa un secondo intensamente, poi di colpo gli blocca il volto con le mani, gli molla un bacio sulle labbra, lasciando Ramon senza parole e con le braccia aperte, disarmato.

 

– Scusa! Avevo una voglia matta di farlo dalla sera dell’hotel, si giustifica Bobby.

Ramon sorride impacciato, non sa che dire.

 

– Finisco di vestirmi e vado a casa mia, così tu e Didy potete stare soli… aggiunge poi.

Bobby annuisce, sembra rientrato in sé.

 

Nel tardo pomeriggio, a casa sua, Ramon attende l’arrivo del fattorino della spesa a domicilio.

Quando suonano alla porta, Ramon apre, soldi alla mano.

Ma davanti a lui non c’è il ragazzo che aspettava.

C’è Bobby.

 

 

 

 

 

 

 

dall’inviato (supplente) Gamy Moore per SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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