fragile!
13 febbraio, pomeriggio

A casa di Cla’

 

 

Ramon si sta infilando una camicia.

 

 

Cla’ – Lasciami da solo con lei, per questa volta.

In un modo o nell’altro glielo devo dire.

 

Ramon lo guarda e sospira.
– Vabbè… (pausa)

Però dovrò pur salutarla anch’io, non voglio farlo in aeroporto… anzi, è meglio che lei non viene proprio, sennò mi prende il magone…

 

– Non lo dire a me…

Cla’ ha l’espressione di un cane bastonato.

 

  

– Cla’ tu però ne stai facendo un dramma…

 

  

Clarence sospira a sua volta, insofferente.

– È solo che non è il momento adatto… non mi va di allontanarmi proprio adesso…

 

– Dai, ma lei è abituata… (pausa)

Vedrai non farà una piega… anzi sarà contenta per te, che in fondo non è da tutti andarsene a Berlino

 

 

– Già, solo che noi ci andiamo insieme e lei resta qua… Poi chi ti dice che via noi le cose non…tre cuori

 

 

Ramon fa una smorfia, come a scacciare un’ipotesi del genere.

 

 

Quel Daniele della palestra, per es. mi preoccupa…

O si chiama Davide?

 

 

– Smettila di dire fesserie… lasciale a me quelle…

 

Cla’ si siede sul letto, pensieroso.

 

 

Suona il campanello.

 

 

Ramon – Alza le chiappe, non ti fare trovare così, sennò chissà che si pensa…

 

 

Cla’ si alza, fa per rimettersi in ordine.

– Vai tu ad aprire, vi raggiungo subito.

 

  

Ramon va alla porta e fa accomodare Pa’ in salotto.

sacca

 

Non appena compare Cla’, Ramon solleva la sacca della palestra, poggiata sulla poltrona.

 

 

– Allora io vado.

 

Pa’ (incalzandolo) – Come mai vai proprio adesso in palestra?

 

 

(sorridendo) – Devo fare un recupero, ieri ho saltato.

 

 

Ramon bacia Paolè sulle labbra e fa per avviarsi.

– Mi raccomando non vi agitate troppo senza di me…

 

 

Cla’ ha già cinto in vita la sua principessa quando lo richiama

– E a me niente?

 

 

Ramon torna sui suoi passi e gli molla un bacio.occhiolino

Poi strizza l’occhio a entrambi ed esce.

 

 

Pa’ volge lo sguardo a Cla’ che la tiene ben stretta a sé

– Sta strano o sbaglio?

 

– No, non mi pare.
Cosa te lo fa pensare?

 

– Non lo so… boh, sensazioni…

 

 

Lui la culla e le bacia il collo per distoglierla e farsi coraggio.

Ma più va avanti meno gli viene voglia di vuotare il sacco.

 

 

– Vuoi una tazza di tè… o altro?

 

– No, grazie. Visto che siamo soli… voglio che finisci di raccontarmi di Thomas.

Ricordi? Me l’avevi promesso.

 

– Okay. Mettiamoci comodi.

 

divano

Cla’ la prende per mano e la conduce al divano.

Si siede e la fa sistemare accanto. Le piega la testa sul suo torace e stringendola prende ad accarezzarle i capelli, come una bambina.

 

(lui) – Allora… dove eravamo rimasti?

 

– A quando tu e Tommy dovevate sfilare per Dolce e Gabbana.

 

– Ah sì, l’intimo.

(pausa)

Eravamo già usciti insieme qualche volta, sia in gruppo che soli… io non avevo ancora capito che tipo era… Sembrava molto sicuro di sé… la cosa mi dava fastidio… mi sentivo un ragazzino al suo confronto.

 

– Quanti anni di differenza tra voi?

 

– Quasi 6… beh no, cinque e mezzo. Lui è di novembre.

 

 

– Scorpione?scorpione

 

(sorridendo) – Sì, di quelli che ti lasciano il segno…

Poi era sempre pieno di donne, ero sicuro che fosse etero… Però avevo notato che alle sfilate non mi toglieva mai gli occhi di dosso, specie se ero di poco vestito…

 

Si ferma.

 

– Una volta mi fece quasi una scenata, di punto in bianco, alla fine di una passerella, solo perché uno mi aveva chiesto un autografo e mi aveva salutato abbracciandomi… Là cominciai a capire che qualcosa aveva in mente e che forse mi ero sbagliato sul suo conto.

In realtà all’epoca frequentava sia uomini che donne.

 

 

– E poi? Come è calato?

 

 

– La sera della famosa sfilata Marilisa, l’assistente, aveva un raffreddore pazzesco. Tommy aveva già fatto le sue passerelle per quella sera, ma era rimasto in giro, aspettando che anch’io finissi, mi aveva proposto una pizza… Insomma, disse a Marilisa che poteva darmi una mano lui con i capi, e che lei poteva andarsene a casa.

Lei lo conosceva bene, sapeva che era esperto e rapido nei cambi, sfilava da una vita… Così gli disse cosa doveva fare e mi affidò a lui.

Non ti dico Pa’, lì per lì l’imbarazzo… erano tutti costumi da bagno e intimo, fui costretto a stare nudo davanti a lui tutta la sera… A prescindere dal fatto che mi manipolava per sistemarmi.

 

– Scusa ma non ti imbarazzava di più Marilisa, che è una donna?

 

– No, lei era come una mamma per me. Non mi imbarazzava affatto.

(pausa)

Insomma, quando finimmo ci fu chiesto di comporre un quadro per delle foto, e uno dei modelli dovette abbracciarsi a me, in vario modo, come voleva il fotografo. Il ragazzo era gay, lo sapevano tutti. In una foto doveva pure far finta di baciarmi.

paravento
Apriti cielo! Andati via tutti, mentre mi sistemavo per andarcene Tommy mi trascinò come una furia dietro a un paravento, mettendomi spalle al muro. Si piazzò davanti a me. 

“Tu vuoi farmi impazzire!”

 

Io rimasi come un deficiente, facendo lo gnorri.

– Scusa?

 

– Lo sai benissimo a cosa mi riferisco…

 

– Ma io…

 

– Cosa? Non mi dire che non l’hai capito…

 

 

Fu un attimo Pa’.

Mi ritrovai addosso le sue mani e io feci lo stesso. Lui mi strinse e mi baciò spingendo la mia mano sul suo Gigio. Meno male che non c’era nessuno.

Per un po’ non riuscimmo a fermarci, eravamo come ubriachi, non so come dire.

 

Non faceva altro che ripetermi “Voglio che tu sia mio, solo mio”.

Quella sera salimmo a casa sua, e da allora è andata avanti per cinque anni.

 

 

Cla’ si ferma un attimo, lo sguardo perso nel vuoto. 

– Ho creduto di impazzire quando le cose si sono messe male. Lui mi era davvero entrato nel sangue, o per lo meno così credevo…

 

 

– Ma quando si è… incrinato il rapporto? Come mai?

 

tatoo b/n
– Io ero gelosissimo, non riuscivo a capire perché avesse bisogno di frequentare altri… gli facevo un sacco di scenate… lui diceva di amarmi, ma di avere bisogno di uno spazio per sé… ogni tanto se ne andava sulla barca, stava via per giorni, poi tornava, mi obbligava a stare dietro ai suoi continui sbalzi di umore… Qualche volta è tornato ubriaco, e capivo che era stato con un altro, o un’altra.

Una sera sono rientrato e lui era nel nostro letto con una donna. Diceva che aveva bisogno di variare, anche se poi non accettava l’idea che me ne andassi, dovevo sopportare tutto secondo lui, perché il suo amore per me era il ‘suo’ punto fermo.

 

– Beh, c’è da dire che in fondo l’ha dimostrato, se ancora adesso…

 

 

– Io però non ce la facevo a stargli dietro, mi dava insicurezza, mi faceva venire l’ansia. Facemmo un tira e molla per quasi un anno. Poi mi sono rotto le palle, non ce l’ho fatta più e sono andato via.

Mamma aveva traslocato in villa, così ho ristrutturato questa casa e mi sono trasferito qui. Tommy per reazione ha prima tolto via tutte le mie cose dalla sua casa, poi ha rimesso tutto esattamente come stava l’ultima notte.

Mi ripete sempre che devo ritrovare tutto come l’ho lasciato, quando tornerò…

 

– Perché lui è convinto che tornerai?

 

– Ormai non credo, però è il motivo per cui litiga sempre con Nick. Non vuole cancellare i segni del nostro amore. In realtà è solo un alibi, una gabbia per non guardare in faccia la realtà.

 

Sarebbe?

 

– Che io non lo amo più come una volta, non so neanche se il nostro è stato davvero amore… forse qualcosa di molto vicino, comunque di diverso da quello che provo per Ramon. Resta il fatto che a Tommy mi sento ancora legato, e forse sarà così per sempre, sempre che Ramon riesca a capirlo.

 

– Credo che ormai l’abbia capito. Anche se certe cose restano per sempre.

 

– Tipo noi?
Qualunque cosa accada, vero Pa’?

 

 

Lei solleva lo sguardo, sorride e lo bacia.

 

——-

In serata, andata via Paolè

 

 

– Non mi guardare così ti prego!

 

 

– Cla’ sei un disastro, ti rendi conto?incredulo

Poggiata la sacca, Ramon va a lavarsi le mani in bagno.

 

 

Clarence lo segue e si ferma sulla soglia.

– Okay non ce l’ho fatta… non ci riesco.

 

– Ma perché??? (pausa)

Vuol dire che lo faccio io…

 

 

Ramon va davanti al water, solleva la tavoletta e mette mano alla zip dei suoi jeans.

Cla’ resta là a osservarlo.

– Vuoi assistere?

 

Ramon fa per tirare fuori il Gigio.

 

 

– Mi chiedevo se ti serve aiuto…corso di pipì

 

– Direi che sto migliorando da quando ho il manuale…

(lo sguardo furbastro) però se vuoi darmi una mano siamo ‘tutti’ più contenti…

(Ramon mette mano da solo e si ‘libera delle scorie’).

Dì la verità, è un espediente di bassa lega per cambiare discorso…

 

 

Cla’ annuisce divertito.

 

– Facciamo così. Ti do tempo fino a domani.
Se non glielo dici, allora lo faccio io, ormai siamo fuori tempo massimo.

 

 

Cla’ – Senti tempo massimo, da quand’è che noi non…

 

Ramon lo guarda stranito
– Non mi dire che prima…

(lo guarda di sbieco) Niente niente?

 

 

– Beh insomma, non proprio…

 

 

Ramon si risistema.

– Cla’ tu mi preoccupi. Che hai fatto, se è lecito?

 

– Le ho raccontato una storia. Vera però.

  

strizzacervelli

 
Risciacquandosi le mani

E dalli con le storie… Voi due siete strani, sa?

(pausa)

Segna sulla mia agenda che domani prendo appuntamento con uno strizzacervelli.

Sarà una tara genetica di voi biondi?

 

 

14 febbraio

Stazione degli autobus

 

Ramon e Cla’ partiranno l’indomani, fino a fine mese, per prendere possesso della casa a Berlino. Poi cominceranno a fare la spola.

E Paoletta non sa ancora niente, quando Cla’ la chiama per darle appuntamento a metà strada per Via Galbani.

 

 

– La bio’!!!

 

Un urlo e un fischio d’apprezzamento distolgono di colpo Pa’ dai suoi pensieri.

Nonostante i tacchi alti (insoliti per lei) ha l’aria di una ragazzina con la testa fra le nuvole.

Appoggiata al cofano della sua auto fa per avvicinarsi alla Mercedes di Ramon.

 

Un sorridente Ramon si ferma, scende dalla macchina e fa per travolgerla in un abbraccio e bacio.

 

 

Pa’ – Come mai ci si vede qua?autobus

 

– Dobbiamo passare da casa mia a prendere alcune cose.

 

 

Cla’ fa per scendere dal posto del passeggero.

 

– Il mio socio ha bisogno di parlarti, perciò vi lascio soli per un po’. Mi metto più avanti. Però ti tengo d’occhio, sai, tu me lo vizi il signorino, e a casa poi mi tocca fare lavoro doppio…

Stammi bene Paolè!

(le molla un altro bacio, mentre Cla’ si avvicina).

 

 

Non appena Ramon si è allontanato, Cla’ le prende le mani fra le sue.

  

 

– Che c’è chéri? Cosa mi devi dire?

 

  

Cla’ sa bene che ora non può più tirarsi indietro.

Perciò spara a raffica, come per liberarsi.

– Domani partiamo Pa’. Si va a Berlino per un progetto grosso.

Ora è per due settimane soltanto, per prendere possesso della casa.

Ma ci dovrò stare per un po’, alcuni mesi. A intermittenza.

 

Lei lo ascolta senza fiatare.

 

Lui continua

– Io non ero tanto per la quale… pensavo che Ramon avrebbe fatto storie, ma lui stranamente ha detto che va bene, cercherà qualcosa là per ammazzare il tempo…

Secondo me starà in palestra tutto il giorno, mentre io sono al cantiere.

(si ferma e sospira, tenendole sempre le mani)

cell pa'
L’unica cosa che mi rompe è che non sarai con noi, non so proprio come potremo fare… (la voce gli si incrina un po’)

Però noi ci sentiremo tutti i giorni vero Pa’? Sempre, quando vorrai…

 

 

Paoletta resta a fissarlo ammutolita.

 

 

– Pa’?!

(pausa)

Lo so, sei arrabbiata con me, dovevo dirtelo prima… Scusami! (e fa per abbracciarla stretta, quasi a soffocarla in una morsa)

 

 

Lei non è arrabbiata. Ma le parole stentano a venirle fuori.

 

Lui la guarda e non capisce.

– Per favore di’ qualcosa!

 

Lei per tutta risposta lo bacia, senza aggiungere una parola.

Lui se ne prende un altro e un altro ancora.

 

 

– Lo faremo volare il tempo vero Pa’?tempo che scorre

 

Lei annuisce con gli occhi.

 

 

Lui la stringe di nuovo.

– Di’ un po’… ma tu, se non ci fossero impedimenti… verresti via con me, con noi?

 

 

Lei non risponde e lo bacia.

Lui sorride, guarda la Mercedes.

 

– Devo andare ora.

 

 

Le prende il viso fra le mani e la bacia di nuovo.

– Ci sentiamo quando arriviamo, okay?

 

Cla’ si forza per staccarsi da lei.

La lascia lì, ancora un po’ stordita.

Lei lo vede allontanarsi e risalire a bordo. Seduto continua a salutare con la mano.

  

mercedes ramon
In auto

(Ramon, sulle spine) – Hai fatto?

 

Cla’ annuisce.

 

 

– Come l’ha presa?

 

 

– Bene.

Credo…

 

Ramon gli dà un buffetto sulla guancia, guarda nello specchietto e mette in moto.

Pochi metri e Cla’ lo blocca

 

– Fermati ti prego!

 

Cla’ scende di corsa dalla macchina, tornando sui suoi passi.

Pa’ sta per risalire sulla sua auto quando si ritrova Cla’ alle spalle.

 

– Pa’!

 

Lei si volta.

 

ti amo

 
– Ti amo ti amo ti amo!

Come un ciclone Cla’ la travolge prendendo a baciarla con passione.

 

– Ti amo anch’io chéri!

 

 
Lui, sussurrando, fra carezze e baci

– Sei mia Pa’, mia solo mia!!!

 

Lei lo guarda trasognata, poi volge un attimo lo sguardo alla Mercedes, da cui Ramon li sta osservando.

 

Cla’ ne segue il movimento.

(sorridendo) – Vabbè sì, anche un po’ sua…

 

 

(Dall’inviato Farina 00)

 
(SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane)


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