black out

 

Sabato 21 luglio, ore 21 e trenta

 

 

Uscendo di casa per andare al Nomentano, Paoletta chiama Ramon.

 

 

– Sto entrando nella doccia, così quando arrivi sono pronto per l’uso

Non suonare, hai le chiavi… entra e mettiti ‘comoda’ in salotto.
Stasera scateniamo la belva, eh Paolè?

 

(lei, pensa): “Figurarsi…”

 

 

Quando lei arriva ed entra in casa l’appartamento è al buio.

 

Cerca l’interruttore della luce, ma stranamente non sembra funzionare.

Si sposta cautamente in direzione del salotto tastando il secondo interruttore, ma niente, sembra essere scattato il salvavita, anche se il climatizzatore pare acceso (si avverte il ronzio).

Mentre Paoletta pensa a dove diavolo sta il quadro elettrico generale e in subordine alla candela – che ricorda di aver visto da qualche parte quando non serviva, in ossequio alle leggi di Murphy – le viene in mente che forse Ramon è rimasto bloccato nella doccia.

 

Fa qualche passo indietro sperando di imboccare il corridoio in direzione del bagno quando si sente afferrare con forza per le spalle. Due mani pelose e artigliate le stringono le braccia e il suo corpo viene proiettato su quello di un essere dal volto pieno di pelo. Il resto del corpo stranamente glabro e con evidenti intenzioni di nuocere…

 

Ovviamente le scappa un urlo di terrore hitchcockiano.

Seguito da una lotta semifuribonda, vista la disparità di forze in gioco.

 

 

Lei strattona quell’essere peloso e cerca di liberarsi dalla sua stretta, ma lui non la molla, ruggendo e pressando gli attributi ai pantaloni a vita bassa di lei.

 

Lei si difende come una gatta inferocita, prende a morderlo e graffiarlo sulle braccia, urlando.

Lui le mette una mano sulla bocca per soffocarne le urla, onde evitare di allertare i vicini. Ma lei non accenna a smetterla e continua a dibattersi come può.

 

 

 

– Smettila Piumetta, sono Ramon… Ramon tuo!

 

Lei si blocca di colpo. Lo tasta.

(pausa)

(con l’affanno) – Ma tu sei scemo o cosa?

Vuoi farmi morire?

 

 

(lui, la voce calda e insinuante) – Ehhhhhhh, per due peli sul viso e sulle mani… guanti da licantropo

 

 

– Sì, sti cazzi! (il cuore continua infatti a batterle all’impazzata)

 

 

 

 

– E poi scusa com’è che non mi riconosci?

 

 

– Come caspita ti devo riconoscere, al buio e di spalle?

Non hai neanche il tuo solito profumo… ed eri muto fino a un secondo fa…

 

 

Lui si rende conto di aver esagerato, ma si dice che è fatto così, gli piace averla in suo potere… Prende a dondolarla dolcemente per farla calmare, poi a baciarle il collo, anzi, più che altro mordicchiarglielo, operando dei succhiotti.

 

 

  

– Beh, il profumo in effetti faceva parte del piano, se no mi sgamavi subito…
Ho messo quello nuovo di Cla’. So che ti piace.

 

(volgendo il capo all’indietro e annusandolo)
– L’Armani?

 

– Già.
E riprende a farle un poderoso succhiotto.

 

 

(lei) – Non ci avevo fatto caso…

(pausa in cui lui opera con le labbra)

– Buonoooo, dai…

 

– No!
(e continua imperterrito)

 

 

– Ahi! Ohhh, ma insomma!
Vedi di non lasciarmi segni, piuttosto, oltre ai lividi che già mi sarò fatta…

 

 

– Solita esagerata… poi te li faccio passare io a bacettini… graffi di gatto
Tu piuttosto, mi hai graffiato a sangue mi sa…

 

– Accendi dai, che ti metto un po’ di spirito.

 

– Non ora, piccola, ora ho di meglio da fare, anzi abbiamo…

 

 

In men che non si dica Ramon fa per sbottonarle la camicia insinuando all’interno la mano destra, poi con la sinistra le tira giù la zip dei pantaloni cercando di abbassarglieli. Non contento le strappa via con forza lo slip ricamato, che a quella foga si distrugge, ma tanto Paoletta non sembra più incazzata o spaventata e non cerca neanche di sottrarsi, avendo realizzato che comunque non c’è verso di bloccarne l’eccitazione.

 

Nuovi sospiri e un ritmo un po’ affannato sostituiscono quelli di partenza e appare chiaro che il tavolo lì accanto (dove lui la conduce) servirà di rinforzo ai suoi propositi di assalto. Propositi che ora lei non ostacola.

 

Piegato su di lei, guancia contro guancia

(sussurrando) – Ora non urli più di paura…

 

 

Nel buio si avvertono solo dei gemiti sottili.

 

– Fammeli sentire…

(e Ramon comincia a muoversi ritmicamente)
– Di più, di piùùù…

 

 

Sospiri e gemiti aumentano d’intensità man mano che il loro ritmo prende piede.

 

 

Alla fine entrambi emettono un gemito, quasi all’unisono.
Lui resta ancorato a lei per alcuni secondi, il respiro affannato.

Paoletta, pancia sotto, a un certo punto si lamenta debolmente

 

 

– Peso?

 

 

– Eh!

 

 

Lui lentamente si solleva, ma non sembra intenzionato a staccarsi.

Lei resta in attesa.

 

(lui) – Ok, ma non è finita qua…

 

——-

In bagno, poco dopo

 

 

– Fatti vedere scemo!

 

 

Alla luce Paoletta osserva incuriosita la trasformazione di Ramon in licantropo.

 

licantropo– Minchia, sembri davvero un…
Ma come hai fatto? Da solo?

 

 

Lui annuisce.

– Chiara mi aveva sistemato anche meglio ad Halloween.
Ero davvero irriconoscibile.

 

– Non che adesso…

 

 

 

Ramon prende i guanti che indossava fino a pochi minuti prima.

 

– E questi facevano il resto…

 

 

Lo sguardo di Paoletta si dirige alle braccia di Ramon, che mostrano dei graffi superficiali e uno anche un po’ di sangue.

 

– Mettiamo del disinfettante.

 

– Ma dai è una sciocchezza.

 

– Non è una sciocchezza, su muoviti!

 

 

Lui prende dall’armadietto del cotone idrofilo e il disinfettante.

Lei gli passa il batuffolo imbevuto sulle ferite.

 

– Brucia?

 

– Un po’.

 

 

– Scusami Ramon, non volevo.

Sono stata davvero una stupida.

 

– È colpa mia invece… però mi piace prenderti a tradimento, mi eccita…

 

 

– Il solito bieco maschilista…

 

 

(prendendola in giro dolcemente) – No, è che tu sei piccolina e fragile…

Piuttosto… (e le solleva le braccia)

Fammi vedere se io ti ho lasciato segni, che poi Cla’ chi se lo sente…

 

– Non solo Cla’…

 

Ramon fa una smorfia.

 

 

attenti al gatto(lui) – Guarda qua!

(e un graffio rosso appare vicino al gomito sinistro, oltre a un paio di lividi)

 

 

– Posso sempre essermeli fatti in palestra, non lo scordare… d’altronde ho una gatta mordicchiosa…

 

 

– Sì, ma Cla’ non lo fare scemo, se ci vede tutti e due rattoppati fa subito due più due, e si incazza con me, dicendo che ti maltratto…

 

 

– Non avrebbe tutti i torti… ma tu e lui siete diversi.

 

– Sì, lui un gentleman io un selvaggio…

(pausa)

Senti, in frigo ho della chantilly, del cioccolato e pure del pistacchio.

L’espressione di Ramon mentre elenca è tutta un programma.

 

Il volto di Paolè si illumina per due buoni motivi.

 

 

– Che ne diresti di togliermene un po’ da lì…?

 

 

(lei) – Io a te, tu a me?

 

 

Ramon non se lo fa ripetere, la prende per mano e la trascina via.

 

——-

Più  tardi, quella stessa sera

 

 

Cla’ chiama Ramon sul cellulare.

Squilla a lungo, prima che Ramon risponda.

 

 

– Che stai a fare?

 

gelato al pistacchioRamon – Sto mangiando del gelato al pistacchio

 

– Che strano, pure io…

 

 

Ramon resta interdetto.

– Io lo sto mangiando da Paoletta però… tu spero non da Tatoo…

 

 

– Scemo che sei… a parte che c’è gente…

 

 

 

– Cioè se non ci fosse, tu…?

 

 

– Ma no! che vai a pensare…

 

 

 

Non si sente più niente.

 

 

Cla’ – Oh, ci sei?

 

 

– Sì, sì… ci sono… ma ora devo chiudere qua la faccenda si fa

(sospira) seria…

 

 

– Allora resto…

 

 

 

Il resto potete immaginarlo.

 

 

 

– Non vale! Pure a me domani…

 

 in barca

 

Domenica pomeriggio, di ritorno a Roma

 

 

Tornato a casa, abbronzato e rilassato, Cla’ lascia la sacca e il borsone all’ingresso e si fionda subito su Ramon, avvinghiandolo e tenendolo stretto a sé con una foga insolita.

 

Ramon – Tutto a posto amore?

 

 

– Sì.

Mi sei mancato.

(e lo bacia)

 

ramon in magliettaLo spinge verso il divano, gli solleva il bordo della maglietta incitandolo a togliersela, mentre si sfila la sua slacciando anche i bottoni dei jeans.

Stesi sul divano riprendono a baciarsi e coccolarsi, poi Cla’ si stende sul dorso e fa sistemare Ramon come di consueto nell’incavo del braccio.

 

Accarezzandolo si accorge dei graffi sulle braccia di Ramon.

 

– Come te li sei fatti?

 

 

– Mi sarò grattato…

 

– Sembrano le unghie di un gatto…

 

Ramon cerca subito di cambiare discorso

– Tu che hai fatto invece?

 

– Mah niente di particolare, siamo stati in barca con Danny e Gale… il bagno… solite cose…

 

 

 

(timidamente) – …e Tatoo?

 

 

Cla’ gli lancia un’occhiata rassicurante

– Si è portato bene, se è questo che vuoi sapere…

Ha pescato un grosso tonno.

 

 

– L’hai mangiato?tonno

 

– Il tonno? No, lo sai che mi fa senso…

(pausa, in cui Ramon lo fissa)

 

– …volevi dire lui?

 

 

Ramon resta in attesa.

Cla’ gli dà un buffetto e scuote la testa sorridendo.

Fa per tirarsi su.

 

– Doccia?

 

– No. L’ho già fatta.
Devo fare la lavatrice, c’ho un sacco di roba da lavare.

 

 

——-

Qualche minuto dopo Cla’ torna in salotto, dove Ramon sta ancora disteso sfogliando una rivista.

 

– E questo cos’è?

 

 

Cla’ si avvicina a Ramon sventolando con un dito lo slip ricamato e distrutto di Paoletta.

 

 

– Non è il mio…

 

Cla’ – Lo credo bene…

 

(Ramon, serio) – Incidente di percorso.

La lavatrice gli ha dato il colpo di grazia.

 

 

(osservandolo più attentamente) – Vedo…

(pausa)

– Confessa, che le hai fatto?

 

 

Ramon non sa se raccontargli della serata ‘de paura’ con annessi e connessi o glissare elegantemente.

 

 

Cla’ lo incalza

– Ha a che fare coi graffi?

 

 

Ramon mette su la sua solita aria da pulcino incompreso, poi si decide e tira fuori la veritàcalimero

 

– Ho fatto il licantropo, l’ho aggredita di spalle al buio… e lei me le ha suonate.

 

 

Cla’ scoppia a ridere.

 

– Certo che tu… sei proprio pazzo!

 

 

Ramon annuisce compiaciuto.

 

 

 

(indagativo) – Ma non le hai fatto del male, spero…

 

 

(l’aria contrita) – Insomma… niente di irreparabile.

 

 

– Ma come! Con tutte le raccomandazioni che ti do…

 

 

– E che vuoi mi conosci… sono un selvaggio!

 

 

 

 

– Scusa e come se n’è tornata a casa, senza slip?

 

 

– Ne aveva uno di ricambio… la conosci quella, è come te…

 

 

– Come me come?

 

– Malata! di precisione…

(pausa)

A parte che poi c’era quello del pareo e una quantità dei tuoi, quelli che non metti più… i tuoi cassetti sono la succursale di un negozio…

 

 

 

Cla’ (giocherellandoci) – Che ne facciamo di questo cadavere?

 

 

– Dai qua.

 

 

Cla’ glielo lancia.

Ramon se lo sistema in testa, a mo’ di berretto.

– Come mi sta?

 

 

——-

Martedì 24 luglio

 

 

In mattinata Thomas pensa bene di chiamare Pa’ con la scusa di doverle parlare di Clarence.

Temendo sia successo qualcosa tra loro nel weekend, Paoletta non si tira indietro come l’istinto le suggerisce e si fa venire a prendere. Destinazione un luogo simbolo per Tatoo: il Circolo della Vela. Occasione per mostrarle anche la barca.

 

Insieme fanno il loro ingresso al Circolo, un ambiente raffinato in cui Tommy è molto conosciuto e dal quale doveva essere assente da tempo, se, come appare, tutti lo accolgono con evidente festosità.logo barca a vela

Elegantissimi, anche se entrambi molto sobri, Paoletta e Tommy sembrano più una coppia di ritorno dalla luna di miele che due semplici conoscenti, complici le molteplici attenzioni che lui le riserva, tipiche del suo carattere e modo di fare con le donne.

Appena nella hall, Tommy la prende per mano e la conduce in giro, sotto gli sguardi improvvisamente attirati e compiaciuti di tutti.

 

 

– Non mi dire… Thomas Barclays di ritorno da…?

Ma dove eri finito?

 

Un tizio sulla sessantina, doppiopetto blu e pantaloni chiari si avvicina ai due e fa immediatamente il baciamano a Paoletta, appuntando lo sguardo sulla fede al dito.

 

Guardando lei e lui in alternanza

-…voglio sperare sia colei che è riuscita a domarti…

 

 

Tommy e Pa’ colti alla sprovvista si guardano interdetti ma restano in silenzio

 

 

Tommy (a Pa’) – Ti presento Eddy, il direttore di questo ‘monumento’.

Eddy lei è Paola.

 

 

Eddy con aria ammiccante approfitta di nuovo per prendere una mano di Paoletta fra le sue.

 

 

(Eddy) – Insomma è lei la fortunata?

 

 

 

Cercando di non dare a vedere il suo imbarazzo

(Tommy) – Temo di no. Ma cercherò di convincerla.

 

 

rivolto a Paoletta

(Eddy) – Bene, cioè male.

Allora Madame si decida, vogliamo vedere sistemato questo ragazzaccio turbolento.

 

– Ma così me la spaventi…

 

(Eddy) – Saprai certamente come farle cambiare idea… (e lo guarda allusivo)

(a Paolè) è un gran seduttore questo giovanotto, sa?

 

 

Paoletta guarda Tommy poi Eddy e sorride.

 

 

– Se siete venuti fin qui ci sarà una ragione, perciò vi lascio tranquilli.

Suppongo vorrai farle fare un giro all’interno e nel parco.

 

Tommy – Ovvio. Anche farle vedere la barca.

 

– Credo stiano facendo la manutenzione.

 

 

– Nel qual caso opteremo per il parco.

 

– Allora buon divertimento… Ah, mi raccomando falle provare il nostro sorbetto al pistacchio, offre la casa.

 

 

Dopo uno scambio ulteriore di strette di mano, pacche e quant’altro, finalmente Paoletta e Tommy si dileguano all’interno dell’edificio, alla ricerca di un posto dove sedersi per parlare.

Ma non c’è verso di starsene per conto proprio.

Tommy al circoloSeduti a un tavolino davanti a un sorbetto al pistacchio (lei) e una granita al caffè (lui) quasi in processione si affacciano ora l’uno ora l’altro dei conoscenti di Tommy.

 

Dopo venti minuti Tommy decide che è meglio dileguarsi, quando ormai si è diffusa la notizia che Thomas Barclays sta presentando ufficialmente al mondo la sua nuova (si spera definitiva) compagna bionda.

 

——-

 

Nel parcheggio del circolo

 

Tommy (aprendole la portiera dell’auto) e guardandola speranzoso

– L’unico posto in cui nessuno ci darà fastidio è casa mia.

 

 

 

Lei resta un attimo titubante.

 

– Non vuoi vedere la casa in cui ha vissuto Cla’ per cinque anni?

 

Lei si dice che non ha senso pensare a male.

– Ma sì, dai (e prende posto sul sedile).

 

Lui chiude delicatamente lo sportello e sale a bordo.

 

——-

Casa di Tommy

 

 

Giunti lassù Paola è colpita dalla somiglianza di quella casa con quella di Clarence. Stessa atmosfera, stessi colori.

 

(Tommy) – L’ha fatto lui il progetto, trasformandolo in loft.

Ho lasciato che scegliesse tutto, arredi, oggetti… Volevo che si trovasse a suo agio… Poi questo minimal mi piace.

D’altronde abbiamo gli stessi gusti in molte cose…

 

Il messaggio suona velatamente sibillino, ma Paoletta glissa elegantemente, distogliendo lo sguardo ogni volta che lui prova a fissarla. Altra cosa che lei ha in comune con Cla’.

 

Nel frattempo squilla più volte il cellulare di Tommy e lui è costretto a rispondere. Lei non riesce ad andare a fondo in ciò che più le preme, conoscere il motivo reale di questo incontro.

 

Mentre lui è al telefono lei si aggira per le stanze.cucina casa tommy

 

Dappertutto foto di Cla’, segni della sua presenza.

In un modo difficile da spiegare Paoletta prende improvvisamente a sentirsi a suo agio fra quelle mura, forse proprio per la presenza rassicurante di Clarence in ogni stanza.

 

 

Tanto rassicurante che a un tratto si materializza.

Lei è in salotto, Tommy sul terrazzo al telefono, quando la porta d’ingresso si apre.

 

Trovandosela davanti Cla’ resta di sasso

– Che ci fai qui?

 

Entrambi appaiono visibilmente in imbarazzo.

– Potrei farti la stessa domanda.

 

 

– Sono venuto a prendere il mio accappatoio, domenica l’ho lasciato qua.

 

Se di scusa si tratta, quella di Cla’ è meglio della sua.

Paoletta infatti non sa che dire a sua volta e resta ammutolita.

 

L’imbarazzo diventa ancora più grande quando Thomas rientra dal terrazzo.
Thomas però cerca di bloccare sul nascere ogni possibile fraintendimento.

 

– L’accappatoio, suppongo.

 

Cla’ annuisce.

 

 

– Te l’avrei portato io…

È fuori, ancora steso.

 

Cla’ esce sul terrazzo, seguito da Tommy, prende l’accappatoio, vede che è asciutto, lo piega.

 

(rientrando) – Aspetta, ti do una busta.

 

 

– Ah, e le chiavi.

Cla’ le estrae dalla tasca e fa per restituirle a Tatoo.

 

 

 

– Tienile, per le emergenze, sai mai…

 

 

 

Cla’ resta a fissare Tommy come se si aspettasse a sua volta una spiegazione.

Tommy intuisce e fa per giustificarsi.

– Volevo mostrarle il Circolo e la barca, ma non è stato possibile, era in manutenzione.

  

mal di mare

 

– Lei soffre il mal di mare.

 

(nicchiando) – Infatti… perciò siamo rimasti un po’ lì, ma siamo stati assediati da decine di soci. Sai come sono quelli, ti prendono sotto e…

 

Cla’ non lo fa finire

– …e siete venuti qua.

 

 

– Si è fatto tardi, l’avrei riaccompagnata a casa a momenti.

Visto che ci sei tu…

 

 

Cla’ lo fissa un attimo poi si rivolge a Paoletta

– Andiamo?

 

Lei recupera la sua borsa e si avvia con loro all’ingresso.

 

Sulla soglia, sotto lo sguardo attento di Cla’, Tommy le fa il baciamano e la lascia andare senza indugiare come avrebbe voluto. Anche l’abbraccio con Cla’ è decisamente frettoloso.

 

In ascensore Cla’ appare contrariato, e la conferma si ha quando entrano in macchina.

 

– Mi dici che cazzo ci facevi con Tommy?

 

 

– Amore, se la metti così mi fai incazzare.

 

 

Lui sospira.

– Ok, scusa…

 

 

 

– Mi ha chiamato stamattina dicendo che voleva parlarmi… di te.

Ho pensato che fosse successo qualcosa tra voi, all’Elba…

 

– Ti ha messo le mani addosso?

 

 

Lei lo guarda stranita

– Ma sei scemo???

 

 

– Paolè tu non lo conosci…

 

 

– È stato correttissimo… solo che non siamo riusciti a parlare, perché al circolo siamo stati assediati, in macchina mi ha raccontato delle traversate e quassù l’hanno chiamato almeno tre volte sul cellulare.

E comunque se è successo qualcosa tra voi me lo puoi dire tu, adesso…

 

Cla’ sospira.

 

 

Lei ora si sente col coltello dalla parte del manico

– Perché è successo qualcosa, altrimenti non saresti così strano…

 

 

smart di cla'Lui resta là, appoggiato allo schienale, la destra sul volante; non sembra propenso a parlare. Paoletta gli accarezza la mano e il braccio.

 

 

– Che ti succede chéri, problemi con Ramon?

 

Lui fa segno di no.

 

– Ritorno di fiamma con Tatoo?

 

 

 

Finalmente lui si decide

– Non lo so nemmeno io…

 

 

– Ottimo. Almeno è qualcosa.

 

Lui sorride e un po’ si scioglie.

 

 

 

– Com’è che il tuo accappatoio era da Tommy?

 

– L’ho usato domenica per farmi la doccia.

 

Lei lo guarda interrogativa.

 

 

– Tornati a Roma, Tommy ha detto che voleva farsi la doccia prima di accompagnarmi a casa, e così l’ho fatta anch’io.

Con lui.

  

doccia
– Con lui, cioè tu e lui… insieme?

 

 

– Sì.

 

 

– Perché?

 

 

– Perché all’Elba avevamo sempre tutti intorno, non c’era privacy e noi la cercavamo…

 

 

(timidamente) – eeee…

 

 

– Ehhhhhh!

 

 

(interdetta) – No, non mi dire.

 

 

 

– Io lo amo Ramon, lo amo, Pa’, ma con Tommy c’è sempre un legame che un po’ mi condiziona. Ora poi che lui…

 

 

– Che lui cosa?

 

 

– …ha strane idee riguardo me, te… Ramon…

 

 

 

Paoletta lo guarda e non si capacita del casino in cui si trovano.

 

 

 

– Tu non devi vederlo Pa’ me lo devi promettere, Tommy sa essere molto persuasivo…

 

(pensa): “Già, me ne sto rendendo conto”

 

 

 

– A Ramon hai detto niente? Di quest’ultima, intendo.

 

 

Cla’ scuote la testa.

– Sta già sul chi vive, non voglio farlo soffrire, e poi sai quanto è geloso…

 

 

(lei pensa): “C’ha pure ragione, povero ciccio”

 

 

 

 

Farina: – E c’ha ragione sì, qua dove andremo a finire?

A me già m’è montato un tale mal di testa… Datemi un cachet, che è meglio!     

 

 

(Dall’inviato Farina 00)

 
(SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane)       verde merenda

 

 

  

viola merenda

 

 

 

 

quadri di Giovanni Merenda                      
www.giovannimerenda.it 

 

 

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