La settimana scorsa c’eravamo lasciati con la promessa di parlare del finale, tuttavia permettetemi un cambiamento di programma. Il motivo di questa virata sta nel fatto che poco prima che mi mettessi al PC per scrivere quest’ottava puntata, ho sfogliato il mio quaderno degli appunti ed ho trovato un’annotazione molto interessante e non ho resistito a condividerla con voi.

La nota è tratta dal libro On writing di Stephen King in cui parla del suo concetto di trama.

«Secondo me [scrive Stephen King] racconti e romanzi sono costituiti da tre parti: narrazione che conduce la storia dal punto A al punto B e infine al punto Z; descrizione, che offre al lettore un’ambientazione con un sapore di realtà; e dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso il parlato. Vi chiederete dov’è la trama in tutto questo. La risposta, la mia in ogni caso, è: da nessuna parte.»

Nel mio romanzo “Stringimi le mani” (www.stringimilemani.it) scrissi qualcosa tipo «a fregarci sono i libri e i film con le loro trame ben definite, ma la vita non ha trama, inizia e finisce e quando accade, finisce e basta».

Sono rimasto sorpreso quando ho letto che Stephen King è dello stesso parere, ma ancora più sorpreso perché lo scrittore è talmente convinto che la trama è un artificio che scrive: «Diffido della trama per due ragioni: perché le nostre vite ne sono in larga misura prive, anche prendendo tutte le più ragionevoli precauzioni e stilando i più accurati programmi; e perché credo che la costruzione di una trama e la spontaneità della creazione vera siano incompatibili.»

Stephen King continua con le spiegazioni fino ad arrivare ad un punto in cui scrive: «[…]desidero che comprendiate che la mia profonda convinzione sulla creazione delle storie è che fondamentalmente esse si costruiscono da sole.»

Il fatto che le storie si costruiscono da sole è un concetto molto interessante e si presta a molte riflessioni.

King va giù duro con la trama e scrive: «Io credo che la trama sia l’ultima risorsa del buono scrittore e la prima scelta dello sciocco. La storia che ne risulterà sarà probabilmente artificiosa e pesante.»

Il fatto è che i racconti di Stephen King si basano su un concetto molto particolare e che io condivido e cerco di fare mio: la situazione. Essa è una cosa molto diversa dal meccanismo artificioso della trama.

Una situazione è qualcosa del tipo: ora prendo due tizi e li metto come custodi in un hotel chiuso, poi faccio impazzire uno dei due. Come vedete, non c’è una trama composta da una sequenza di cose, ma da un contesto. Ora basta solo far vivere i due personaggi e vedere cosa accade semplicemente descrivendo le loro azioni. Così facendo non solo si diventa i creatori della storia, ma anche il primo lettore. Questo perché non si ha in mente tutto quello che accadrà scritto in una scaletta, ma può accadere che la storia prenda delle strade inaspettate e se viene sorpreso chi scrive, figuriamoci chi leggerà.

King, tra l’altro, suggerisce di non preoccuparsi troppo del finale: «Perché pretendere di tenere in pugno la situazione a tutti i costi? Prima o poi ogni storia da qualche parte deve pur sfociare.»

Una situazione abbastanza forte rende inconsistente la questione della trama.

Come creare una situazione? Basta semplicemente iniziare il concetto con un condizionale: se...

Ritorniamo a King e vediamo alcune situazioni ed i racconti corrispondenti:

se una cittadina del New England venisse invasa dai vampiri? (Le notti di Salem)

se un poliziotto di una remota cittadina del Nevada impazzisse e cominciasse ad ammazzare tutti quelli che gli capitano a tiro? (Desperation)

se una giovane madre e suo figlio restassero intrappolati in un’automobile in panne assediata da un cane idrofobo? (Cujo)

Ecco, si prende un’idea, la si “riempie” con dei personaggi e si vede come reagiscono, come si tirano fuori dalla situazione. La cosa bella è che chi scrive non ha soluzioni immediate.

In pratica è necessario porre l’idea drammatica come una domanda, la risposta non deve per forza essere esaustiva, più che altro ci deve essere la curiosità di seguirne lo sviluppo.

Come esercizio vi propongo di prendere qualche racconto che vi piace, chiedetevi il perché quel racconto vi sia piaciuto, annotatelo. Ora procedete scendendo più in profondità e chiedetevi:

  • qual è l’idea forte del racconto?
  • è basata su un personaggio? Un pensiero? Una situazione?
  • c’è una trama precisa?

Un altro esercizio potrebbe essere quello di scrivere un breve racconto partendo da un condizionale ovvero da una situazione, ve ne propongo qualcuna:

  • e se una bambina si perdesse in un bosco?
  • e se un tizio si svegliasse senza memoria?
  • e se un uomo, appena ucciso, si scoprisse fantasma?

Quest’incontro vuole essere volutamente breve, questo per non mettere troppa carne a cuocere e darvi la possibilità d’iniziare a mettere in pratica quanto detto fino ad ora.

Se vi va, potete inviare i vostri esercizi a massimo.petrucci@lettermagazine.it.

Alla prossima.

Massimo Petrucci
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Massimo Petrucci

Per lavoro mi occupo di Web Marketing, ma per passione scrivo racconti, romanzi e rappresentazioni teatrali. Gioco a basket... beh dovrei dire che "mi fanno giocare a basket" i miei cari amici del weekend. Ho creato community di appassionati di cucina e... di diete! Sì, in me vivono demoni e angeli, per tutto il resto c'è il mio blog www.massimopetrucci.it 🙂
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