Riassunto degli incontri precedenti:

  • Si scrive per raccontare qualcosa.
  • Questo qualcosa deve valere la pena di essere raccontato e poi letto.
  • Evitiamo, ad esempio, le pesantezze stilistiche o i sermoni.
  • Scegliamo un linguaggio immediato, quotidiano e diretto.
  • Impariamo a scrivere tutti i giorni.
  • Scegliamo con attenzione: il luogo, il periodo storico, un personaggio principale, un’idea forte come filo conduttore del nostro romanzo.
  • Caratterizziamo con chiarezza i personaggi principali.
  • Riduciamo al minimo i dialoghi e manteniamoli variegati nello stile.
  • Cerchiamo di essere quanto più veri nella finzione: la verità emotiva.
  • Il lettore vuole leggere di un “conflitto” e vedere come va a finire.
  • Pensate ai dettagli dell’universo che state costruendo.
  • Curate il vostro linguaggio, le parole sono tutto quello che abbiamo.
  • L’incipit è il primo battito del nostro racconto e deve immediatamente sedurre il lettore.

Sedurre vuol dire anche incuriosire, significa dare la possibilità all’altro di riempire le nostre zone d’ombra con le sue fantasie o aspettative. Sedurre è anche lasciarsi seguire ovvero condurre a sé. Ecco cosa deve fare l’incipit: lanciare un gancio al lettore e promettergli qualcosa. Il cosa, non è compito dell’incipit dirlo, questo lo lasciamo alle aspettative del lettore o, semplicemente, alla sua voglia di scoprire cosa c’è dopo.

E cosa c’è dopo? È frustrante un romanzo che inizia col piede giusto e man mano ci abbandona: le emozioni scemano ed il nostro interesse si fa sempre più vacuo fino a scomparire, facendo rimpiangere gli euro spesi per il libro.

Credo che ogni lettore, indipendentemente dal genere di libro che ha tra le mani, abbia voglia di viaggiare, si aspetta che quelle pagine lo arricchiscano di nuove esperienze e di emozioni nuove. Tutto questo deve essere dato al lettore nel modo migliore possibile per mantenere vivo il suo interesse nel corso della lettura.

Spesso le idee sono buone, ma il modo di raccontarle è sbagliato.

È di fondamentale importanza prestare cura al proprio soggetto ed ai suoi aspetti principali che sono:

  • l’ambientazione
  • la struttura narrativa: introduzione, sviluppo e conclusione
  • i personaggi
  • gli avvenimenti

 

L’ambientazione è il luogo (reale o di fantasia) in cui si colloca l’azione. Fate attenzione che l’ambientazione presuppone anche il tempo (periodo storico) e qui le cose possono complicarsi.

Se state ambientando la vostra storia nel medioevo, domandatevi “Quanto ne so?”; quindi potreste porvi domande del tipo: c’era la carta? Gli occhiali erano stati inventati? C’erano le patate? E i peperoni? La polvere da sparo? Come si curava l’influenza? A che ora si andava a letto? Possono sembrare domande banali, ma invece sono molto importanti e danno credibilità a ciò che state scrivendo. Ambientare una storia nel passato vuol dire aver ben chiari tutti gli aspetti che possono entrare nella nostra storia, o al contrario minarne la credibilità.

Questo vale anche per il passato prossimo. Se ambientate una storia negli anni Ottanta del Novecento, potreste porvi alcune domande: ci si potevano scambiare sms? Era facile vedere il video del nostro cantate preferito? Che marche di scarpe andavano di moda? C’era La7 in TV? L’auto che stiamo facendo guidare al protagonista, negli anni ’80, era un modello nuovo? Vecchio? Di prestigio? Esisteva? Mettevano le cinture di sicurezza? C’erano i telefoni con le schede? Si vedevano le partite in TV? Esistevano i biscotti Ringo? C’erano i Pokemon? E il televideo?

Se decidete di raccontare una scena nella casa del protagonista, e la storia avviene nel 1975, chiedetevi: che tipo di televisione possa esserci in quell’appartamento (a colori? Bianco e nero? E quanti pollici?), che tipo di telefono, di che colore, che tipo d’impianto stereo? Il personaggio può permetterselo? Le pareti hanno il parato oppure no? I sanitari del bagno sono bianchi? Oppure blu? Esistevano i neon? Quanto costava la benzina? C’erano le auto a GPL?

Studiare l’ambientazione in cui l’azione si compie è quindi un aspetto da non sottovalutare.

La struttura narrativa è invece ciò che tiene in piedi la nostra storia e mantiene vivo l’interesse.

L’introduzione avvia il lettore nella situazione in cui l’azione del romanzo (racconto) avvierà il suo corso. In questa fase si sceglie il punto di vista con il quale viene osservata la scena, quindi la voce narrante, che può essere in prima persona (consigliata per chi si avvia alla scrittura), la seconda persona (come per lo scrittore cinese Gao Xingjian, premio nobel per la letteratura nel 2000) o la terza persona.

Apriamo una piccola parentesi sulla voce narrante.

Forse la voce narrante a cui siamo più abituati è quella della terza persona, tuttavia anche per questo tipo di narratore possiamo avere delle diversità: è interno o esterno alla storia? Conosce ogni aspetto (è onnisciente) o solo parte della faccenda?

La prima persona è forse la forma più semplice, quella che usiamo normalmente nella nostra vita per raccontare le cose che ci riguardano. Forse è anche più naturale e ci dà la possibilità di raccontare i pensieri più profondi del protagonista. Da parte del lettore è forse anche più semplice accettare per vera una storia scritta in prima persona. “Accettare per vera” non vuol dire che il lettore debba credere che quella cosa sia per forza veritiera, in quanto davvero accaduta o che sta accadendo, ma che possa essere credibile. In fin dei conti la vostra storia potrebbe anche essere ambientata in un luogo di fantasia, con orchi e draghi, oppure nel futuro. La cosa importante è che sia verosimile (la realtà emotiva di cui abbiamo già parlato).

La seconda persona è molto più rara e potrebbe rientrare nel concetto di prima persona. In questa tipologia di narrazione, ci si rivolge al lettore, un po’ come si potrebbe fare con una lettera. Ecco l’incipit del romanzo “La montagna dell’anima” di Gao Xingjian: «Sei salito all’alba su una corriera traballante, di quelle che in città non si usano più, e dopo dodici ore di sobbalzi su impervie strade di montagna, sei arrivato in questa cittadina del sud. Con lo zaino in spalla e un borsone in mano, fermo alla stazione invasa da cartucce di gelati e avanzi di canna da zucchero, scruti l’umanità che ti circonda. Uomini piegati da sacchi di ogni dimensione e donne con bambini in braccio scendono dagli autobus o attraversano il piazzale, mentre giovani con le mani libere, senza sacchi né ceste, pescano dalle tasche semi di girasole, se li ficcano in bocca uno dietro l’altro e sputano la scorza con gesti abili ed eleganti, emettendo un leggero sibilo. Hanno l’aria spensierata e disinvolta, tipica del luogo. Sono a casa, perché dovrebbero sentirsi a disagio? Le loro radici affondano in queste terre da generazioni, è inutile che tu venga qui da tanto lontano a cercare le tue.»

A prescindere dalla voce narrante, a un certo punto le forze in gioco devono raggiungere un punto di crisi, l’apice della contesa (il climax), un momento in cui lo scontro tra le diverse forze in campo arriverà alla massima intensità, trascinando con sé tutto quanto. È il momento in cui lo scrittore prende il personaggio principale, lo fa salire sull’albero e inizia a scuotere il tronco con tutte le sue forze! È in questa fase che si creano conflitti e tensioni, che mettiamo in gioco con scene e dialoghi.

In questa fase, come nelle altre, cercate di mostrare e non di raccontare. Questo è l’errore della maggior parte degli scrittori alle prime armi: raccontare invece di mostrare. Gli inglesi dicono show, don’t tell (mostra e non dire).

Ad esempio, evitiamo cose come: “rispose tristemente” quel “tristemente” si deve evincere dalle azioni della scena, dalla descrizione di ciò che sta accadendo. Al lettore non si deve dire che tizio è triste e si sente solo, lo deve dedurre da sé attraverso la lettura dei dialoghi e la descrizione delle azioni dei protagonisti in campo.

Evitiamo il più possibile l’uso eccessivo di spiegazioni e commenti, il personaggio va rivelato attraverso ciò che dice e ciò che fa; solo così il lettore si sente nella storia come spettatore invisibile e ha la possibilità di giungere a una sua personale interpretazione di ciò che sta accadendo, senza che l’autore glielo spieghi.

È possibile mostrare in modi diversi:

  • attraverso le scene
  • attraverso le azioni dei personaggi
  • attraverso i dialoghi
  • attraverso tutti gli altri sensi, quando è possibile

Invece di scrivere:

“Marco è sempre stato esageratamente goloso”

potremmo farlo capire descrivendo una scena come questa:

“Marco vide il vassoio dei dolci, pensò di mangiarne uno con la panna, solo uno, si disse, ma ancora prima di averlo ingoiato, ne prese un altro al cioccolato e se lo ficcò in bocca.”

Show, don’t tell si presta molto bene alla scrittura per il cinema; Federico Fellini diceva: «Non voglio dimostrare niente. Voglio mostrare.»

Henry James, critico e lettore statunitense, scrisse: «Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno.» (da Transatlantic Sketches, 1875; citato in Perugia, Guide Electa Umbria, 1993)

Ecco che cosa dobbiamo fare: mettere il lettore nel romanzo e dargli la possibilità di guardarsi intorno, non dobbiamo spiegare che cosa sta accadendo, dobbiamo solo mostrare che cosa sta accadendo. Il lettore, attraverso i suoi occhi, tirerà le sue conclusioni.

Abbiamo scelto l’ambiente (luogo e tempo), abbiamo scelto un punto di vista (voce narrante), abbiamo iniziato a descrivere attraverso i dialoghi e le azioni dei personaggi in gioco. Ora dobbiamo avviarci verso la creazione dei conflitti e delle tensioni che manterranno vivo l’interesse del lettore.

Arriveremo così al momento culminante (climax), quello più drammatico ed eccitante, in cui il personaggio principale della storia ha ormai tutti gli elementi per capire cosa è accaduto e cosa deve fare per risolvere il conflitto stesso. Ci avviamo alla risoluzione, in cui il lettore può finalmente tirare il fiato e quindi al finale (explicit).

Il finale è un aspetto importante, ne parleremo però nel prossimo incontro.

Scrivete!

Massimo Petrucci
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Massimo Petrucci

Per lavoro mi occupo di Web Marketing, ma per passione scrivo racconti, romanzi e rappresentazioni teatrali. Gioco a basket... beh dovrei dire che "mi fanno giocare a basket" i miei cari amici del weekend. Ho creato community di appassionati di cucina e... di diete! Sì, in me vivono demoni e angeli, per tutto il resto c'è il mio blog www.massimopetrucci.it 🙂
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