Dopo le bombe che costarono la vita a Falcone e Borsellino, un uomo, Santino Di Matteo, soldato dei corleonesi che aveva partecipato fattivamente all’uccisione dei due magistrati antimafia, decise di collaborare con la giustizia e aprire uno squarcio nella cortina di silenzio che proteggeva le famiglie mafiose.

Il “tradimento” di Santino, in un sistema che basava la sua forza sull’omertà dei suoi uomini, rappresentò di certo un problema per i capi di Cosa Nostra. Così, in un vertice tra i mafiosi Matteo Messina Denaro, Gisueppe Graviano, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, venne deciso di fermare il fenomeno delle collaborazioni mafiose con lo Stato e dare una lezione che a Santino Di Matteo che fosse da monito per gli altri.

Così il 23 novembre il piccolo Giuseppe Di Matteo, piccolo campione di salto a ostacoli, venne sequestrato mentre si trovava nel maneggio di Villabate dal famigerato gruppo di fuoco di Brancaccio  – guidato da Gaspare Spatuzza e del quale faceva parte anche Salvatore Grigoli, il killer di Padre Pino Puglisi.

Giuseppe Di Matteo, da quel maledetto giorno, sarebbe rimasto segregato per più di due anni prima di essere strangolato e sciolto nell’acido.

La storia del bambino rapito dalla mafia la ricordano tutti, ma finora ne avevano scritto solo i carnefici: Giovanni Brusca, nel libro Ho ucciso Giovanni Falcone, e Giuseppe Monticciolo, in Era il figlio di un pentito.

Ora però c’è un’altra voce. In libreria è arrivato Il bambino che sognava i cavalli – 779 giorni ostaggio dei corleonesi, libro di Pino Nazio che racconta – per la prima volta – la storia di Giuseppe dalla parte di chi in quel sequestro fu la vittima.

Il bambino che sognava i cavalli è uno spaccato sulla mafia, sui suoi intrecci con finanza e politica, sulla cultura e sulla mentalità che ancora oggi condiziona una parte del Sud, sulla nascita e la fine dei terribili corleonesi di Totò Riina.

Di seguito alcuni stralci dell’intervista rilasciata dall’autore del libro ad Alessia Mocci per Cultura Mondo Raro.

Un terribile omicidio, ma “Il bambino che sognava i cavalli” non tratta solo di Giuseppe, giusto?

Pino Nazio: Il libro è uno spaccato di cinquant’anni di storia della mafia e della Sicilia. È la storia di una famiglia mafiosa nella Conca d’oro vicino Palermo, è la storia dell’ascesa e della caduta dei corleonesi di Totò Riina. Il libro narra la vita di Giuseppe Di Matteo, ma anche le stragi di Falcone e Borsellino, le Guerre di mafia, gli arresti di Riina, Bagarella e Brusca, la rivolta dei siciliani perbene.

Perché si è giunti all’omicidio del bambino?

Pino Nazio: Si è giunti a quello che forse era già deciso al momento del rapimento. Il motivo scatenante è la condanna all’ergastolo ricevuta da Giovanni Brusca e il suo scatto di rabbia pronunciato dopo 779 giorni di terribile prigionia. “Niscemuninne, allibbertati di lu cagnuleddu” è la sentenza di morte, “Usciamocene, liberati del cagnolino”.

Che significa affermare che Giuseppe è stato il bambino che ha sconfitto la mafia?

Pino Nazio: Significa che con il rapimento e il martirio del bambino, i potenti corleonesi e i loro alleati hanno gettato la maschera e non sono apparsi più come invincibili guerrieri, ma come vigliacchi, incapaci di rispettare le regole che -apparentemente- Cosa Nostra si dava. Senza contare gli oltre cento ergastoli inflitti agli affiliati coinvolti nel rapimento.

 

Notizie sugli autori:

Pino Nazio (Roma, 1958) è sociologo, giornalista, attualmente firma il programma di Raitre “Chi l’ha visto?”.

Santino di Matteo (Altofonte 1954) è stato un soldato dei corleonesi, per conto dei quali ha commesso dieci omicidi e ha partecipato alla strage di Capaci. Ha deciso di collaborare con la giustizia, aprendo la strada per arrivare alla verità sulle stragi.

Dal 1993 vive sotto falsa identità in una località protetta.

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