di Flavia Chiarolanza

 
diplomande

 

C’è qualcosa di spirituale nella Danza. Qualcosa che impone di praticarla con rispetto e totale abnegazione. Occorre predisporre il proprio animo all’ascolto della musica, che entra in simbiosi con il corpo. Nessun altro rumore deve sentirsi, a parte l’amorevole voce di chi scandisce il ritmo dei movimenti eseguiti alla sbarra.

Il Regina Coeli di Napoli, da circa quindici anni, è il luogo in cui tale spiritualità accompagna gli allievi della scuola di danza diretta dalle Maestre Carla e Laura Borriello, in grado di offrire il sostegno necessario a quanti scelgono in tenera età di abbracciare una disciplina così difficile.

maestre

Nella platea del teatro Mercadante, la sera del 28 giugno 2013, le suore erano in prima fila per applaudire le amate allieve; e una di loro – Suor Tina Carbone – nel porgere il saluto al pubblico accorso numeroso, ha ricordato la nobiltà di quest’arte che, tra gli omaggi resi alla fede, non è certo inferiore al canto o alla solennità delle parole. Un corpo, flessuoso ma ben saldo sulle punte, teso nello sforzo di raggiungere la perfezione, è quanto di più sublime l’uomo possa tributare al Dio in cui crede.

Anche quest’anno non è mancato il saluto del Sindaco De Magistris, attraverso le parole dell’Assessore alla Scuola e Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri, la cui bellezza – fisica e morale, di quelle che risiedono nell’integrità del proprio lavoro – è stata celebrata dai colleghi presenti, i Consiglieri Vincenzo Gallotta e Carmine Sgambati. Parole spese per ricordare che arte e cultura sono le armi vincenti contro ogni stereotipo, le uniche in grado di restituire dignità in tempi di crisi. La rinascita avviene attraverso di esse, ed è compito delle istituzioni promuovere quegli eventi che vedono i giovani investire spasmodicamente le proprie risorse per costruirsi un futuro.

 

Terminato il saluto iniziale, doveroso per elevare la serata al giusto rango di una kermesse che – oltre a coinvolgere i ragazzi e le loro famiglie – è destinata anche a scrivere nuove pagine di cultura, si alza il sipario sul saggio di fine anno del Balletto Classico Campano “Fiori di Maggio”.

Come di consueto, le prime a salire sul palco sono le diplomande del corso appena concluso, Carla Scotto e Carla Russo, faro per le giovani allieve esattamente come la stella dell’anno precedenteAnna Sabatino – lo è stata per loro appena pochi mesi prima, in una sequela che vede mani di generazioni sempre più giovani raccogliere il testimone.

 

È commovente per me assistere a questo cammino che si rinnova nel tempo, e che appare lieto sia quando il cerchio si chiude intorno alle allieve divenute maestre sia quando il distacco di una di loro segna l’inizio di una vita altrove.

Le ragazze si presentano al pubblico già come professioniste: incuranti di luci e sguardi puntati su di loro, eseguono ogni coreografia con la perfezione di chi sa fondere anima e tecnica; e da questa unione nasce il tripudio della platea. Si spezza il legame di sangue tra le famiglie in sala, restando solo una sincera ammirazione.

La Maitre de Ballett Internazionale, Margarita Trayanova, chiamata successivamente sul palco per raccogliere i nuovi frutti dei suoi insegnamenti, tiene ad erudire il pubblico sulla difficoltà del “pas de deuxe” eseguito da ognuna delle allieve nella prima parte del saggio, quella dedicata alla danza classica. Entrambe vengono mirabilmente accompagnate dal ballerino Salvatore Cristiano, esibendosi l’una – Carla Scotto – nel ruolo di “Raymonda” dall’omonimo Balletto di Glazunov, e l’altra – Carla Russo – nelle vesti di “Odile” dal Lago dei Cigni di Tchaikovsky. Con loro freme la Maestra Carla Borriello, cui si deve la cura dell’adattamento coreografico.

 

Raramente mi è capitato di ascoltare fremiti provenienti dalla platea nel corso di un’esibizione. Ma perfino io, cultrice da sempre del balletto classico, ho sospirato nel vedere quei corpi armoniosi scivolare tra le braccia del ballerino ospite Cristiano, sollevarsi grazie a mani esperte che li sostenevano abilmente e poi cimentarsi in altri movimenti subito dopo aver toccato il suolo, senza fiato, senza esitazioni, come etoile consumate.

steve e andrè
Non sorprende dunque che Steve Lachance, nel comunicare la realizzazione di uno stage internazionale previsto per il mese di settembre, annunci la decisione di ospitarvi entrambe le giovani in virtù di una borsa di studio. Onore al merito di queste due ragazze, che vedono fruttare all’istante anni di studio e sacrificio.

Lusinghiere le parole di André De la Roche, dichiaratosi fiero di insegnare nella scuola del Balletto Classico Campano e di apportarvi il proprio contributo da quasi dieci anni.

Anche la seconda parte si affida alle coreografie di Carla Borriello, creatrice di una fantasia ispirata al film “Carosello napoletano”; ed è un’esplosione di colori, di gonne variopinte e brani famosissimi tratti dal nostro repertorio classico. Danzano tutte le allieve: le grandi insieme alle piccole, quasi a simboleggiare il sodalizio di questa scuola in cui il motto ormai famoso dei tre moschettieri è racchiuso non nel grido unanime ma nell’intreccio di braccia e gambe che sanno come interagire a dispetto delle diverse età, grazie al comune insegnamento delle Maestre.

Vengono chiamati ad annunciare questa colorata esibizione due personaggi di grande spessore: la cantante Emilia Nubifero, che allieta la platea con la sua voce vibrante; e l’attore Luigi Farinelli nei panni di Pulcinella. Una Maschera silenziosa, che resterà in scena per tutta la durata del carosello. Muto nelle sue pose plastiche, immobile nonostante i corpi colorati che gli danzano intorno, lesto nel cambiare posizione a seconda del mutamento del quadro scenico. Bello come una tela, le cui immagini si trasformano lentamente e distolgono di tanto in tanto lo sguardo dello spettatore, che non disdegna di alternarsi tra la frenesia della danza e la quieta staticità del mimo. Questo bel quadro è dovuto alla regia esperta di Maurizio Merolla, responsabile dell’intera Direzione artistica.

Per rifocillare i protagonisti della serata, due tra gli attori della compagnia stabile dello stesso Merolla – Assunta de Falco e Ciro Grano – si esibiscono insieme al loro mentore in un divertente intermezzo, una garbata parodia del mondo della danza che strappa sorrisi prima dell’inizio dell’ultima parte dello spettacolo: i quadri finali dei Maestri André De La Roche e Steve Lachance. Quando non si credeva più possibile vedere i danzatori dare ancora il meglio di sé a distanza di quasi due ore dall’apertura del sipario, entrano in scena le Dreamgirls del Maestro De La Roche: le allieve del corso avanzato e le diplomande accompagnate, nei rispettivi passi a due, dal ballerino ospite Antonio Balsamo.

“Dagli anni 60 ad oggi”, questa l’ambientazione proposta: un quadro meraviglioso, animato dalle allieve più grandi della Scuola che trovano ognuna il proprio spazio senza ammassarsi e senza rubare alle altre.

Un capolavoro magistralmente realizzato da De la Roche, che sceglie fra l’altro particolari arrangiamenti di alcune tra le più famose canzoni dei Beatles.

Dopo un rapido cambio di abiti, ecco che le danzatrici tornano sul palco per dar vita al quadro del Maestro Lachance, “Step Up Revolution”: per nulla stanche, nuovamente pronte a mettersi in gioco come se il sipario si fosse alzato da appena pochi minuti.

Anche questo momento coreografico è di straordinaria intensità, e non risparmia nessuna delle allieve cui viene chiesto l’ennesimo tributo di concentrazione; né lascia attimi di sosta alle due diplomande, che si esibiscono nel passo a tre insieme al ballerino ospite Santo Giuliano.

 gruppo

C’è spazio per un’ultima creazione: il quadro hip-hop curato dal ballerino coreografo Massimiliano Balestra. E il sipario si chiude sull’eco delle parole in poesia, dedicate dalle giovani Carla Scotto e Carla Russo alle proprie mamme e alle Maestre Borriello, per le cure e il sostegno offerti in entrambi gli ambiti fondamentali alla crescita di una danzatrice: famiglia e scuola, il cui contributo è ugualmente prezioso; e le cui forze devono necessariamente unirsi, affinché non manchino mai a queste giovani le parole di conforto che, ove assenti, rischiano di trasformare il sogno in rinuncia.

 

 

PH MORISIERI – NAPOLI

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