di Elisa Scaringi

 
L'urlo

 

Nexo Digital, all’interno del progetto Exhibition, ha distribuito il 27 giugno, in tutto il mondo, via satellite, la mostra evento Munch, dedicata al pittore norvegese, nato il 12 dicembre 1863 a Löten, e morto il 23 gennaio 1944, nella sua casa di Ekely, lasciando tutte le sue opere alla città di Oslo.

Dopo Leonardo e Manet, nelle sale del circuito The Space, è stato proiettato l’approfondimento sulla retrospettiva di Edvar Munch, ospitata dal 22 maggio al 22 ottobre 2013 nelle sedi del Museo Nazionale e del Museo Munch di Oslo: 220 dipinti e 50 opere su carta, all’interno dell’esposizione curata da Nils Ohlsen, Mai Britt Guleng, Jon-Ove Steihaug e Ingebjørg Ydstie e allestita in occasione del 150° anniversario della sua nascita.

La mostra evento non si è limitata a proporre sul grande schermo le opere esposte, ma, conducendo lo spettatore dietro le quinte dell’esposizione e nei luoghi in cui Munch ha vissuto, tenta di trovare risposte ad alcune domande: cosa si nasconde creativamente e tecnicamente dietro una mostra? Cosa le opere rivelano dell’artista che le ha realizzate e del periodo in cui sono state dipinte? Si viene a scoprire, per esempio, la reale concezione de L’urlo da parte di Munch, che lo inserì all’interno del Fregio della Vita, riproposto all’interno del Museo Nazionale di Oslo. Concepito come una serie di quadri dello stesso genere, che nel loro complesso dovrebbero dare un’immagine della vita, vengono esposti per la prima volta a Berlino nel 1902, articolati in cinque temi: Risveglio dell’amore, L’amore che fiorisce e passa, Paura di vivere, La Morte.

Segnato nella sua giovinezza dalla morte della madre e della sorella prediletta, i temi della vita e della morte caratterizzano tutta l’opera di Munch, che, nella sperimentazione di tecniche e colori, dà vita alla voce interiore della sua anima (e della nostra), segnata spesso da profondi momenti di malinconia e depressione. 

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