C’è soluzione alla continuità?

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Se c’è un’espressione che mi ha sempre incuriosito è senza soluzione di continuità. Ieri sera, a una cena, un amico stava raccontando di una sua vacanza nel Madagascar e continuava a ripetere che le spiagge si susseguivano senza soluzione di continuità.

Un’amica è intervenuta dicendo che l’uso della parola “senza” crea confusione e, secondo il suo parere, dà alla frase il significato opposto. In pratica sosteneva che “senza soluzione di continuità” vuol dire “senza venire ad esito di continuità” ovvero “senza continuità”. Ne è nata una discussione sul vero significato di questa espressione che ho pensato di riportare in questo articolo.

Prima di tutto occupiamoci della locuzione soluzione di continuità, cercando di capire da dove venga. Essa ci viene dalla terminologia medica, in particolare dalla chirurgia e significa (cito): “separazione in parti di un organo o di un tessuto congenita o causata da fattori accidentali o da traumi”. Vuoi avete capito? Io ci ho messo un po’, in altre parole è successo questo: stavate tagliando le carote à la julienne quando il vostro partner ha avuto la brillante idea di entrare in cucina di nascosto e farvi: «Bù!» cosicché per la paura vi siete tagliato di netto il mignolo che è schizzato via cadendo nell’olio bollente della padella… Va bene, scusate, sto scadendo nel noir, però il fatto che il vostro mignolo si sia separato accidentalmente dal resto della mano è proprio ciò che in chirurgia viene chiamano soluzione di continuità (accidentale)!

In parole ancora più semplici, con il termine soluzione si va a indicare proprio l’atto di separare ciò che normalmente sarebbe unito (il mignolo alla mano, tanto per riprendere il macabro esempio).

Quand’ero piccolo, mia madre mi regalò una copia del libro Cuore che era stata sua quand’era ragazzina. È un vero peccato che si sia persa nel corso degli anni. Vi state chiedendo cosa c’entri con il tema di questo articolo; mi spiego. Come sicuramente saprete, l’autore del libro Cuore è Edmondo De Amicis. Egli, oltre ad essere uno scrittore, era anche un pedagogo e nel suo Idioma Gentile (siamo nel 1905) troviamo, forse per la prima volta in Italia, la frase soluzione di continuità. La situazione è la seguente: ci sta uno scrittore, un matematico, un professore di matematica e un avvocato… no, non è una barzelletta, si discute di come espressioni specialistiche vengano usate nella lingua comune.

A un certo punto il professore dice allo scrittore: «Caro mio, noi non ci abbiamo nessuna colpa nel fatto che la lingua diventi sempre più scientifica, o per dir meglio, scienziata. Non siamo noi che divulghiamo, portandolo in tutti i campi del pensiero, il nostro linguaggio tecnico, del quale non possiamo far di meno. È il gran pubblico, sono i giornali e la cattiva letteratura che ce lo pigliano… Ma è un fatto, te lo confesso, di cui il nostro amor proprio si compiace. Al vedere che ogni interruzione o lacuna di qualunque cosa diventa una soluzione di continuità, ogni scopo un obbiettivo, ogni caso un fenomeno […]».

Tenete presente che l’espressione medica nasce intorno al Quattrocento, ma solo nell’Ottocento esce dal ristretto mondo medico-chirurgico per approdare in altri contesti, ciò avviene soprattutto in Francia ad opera dello scrittore Honoré de Balzac, l’Italia deve attendere un altro secolo prima di contaminarsi, infatti in tutte le versioni dei vocabolari dell’epoca “soluzione di continuità” era soltanto una locuzione medica. Dobbiamo attendere il 1916 quando Giulio Cappuccini nel suo Vocabolario della lingua italiana scrive che “soluzione di continuità” significa: interruzione, intervallo nella continuità di una superficie o d’altro.

È chiaro, a questo punto, che soluzione di continuità vuol dire interruzione, quindi la sua negazione ne cambia il significato in continuamente. La mia amica si sbagliava, non possiamo fare a meno di “senza”, perché altrimenti si altererebbe il senso dell’espressione “senza soluzione di continuità”.

Quindi quando vedete qualcosa che pare non interrompersi mai, ad esempio il traffico sulla Salerno-Reggio Calabria, potete tranquillamente dire: “…il tutto andava avanti senza soluzione di continuità”.

 

Massimo Petrucci
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