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Un libro, per le grandi Case Editrici, altro non è che un bene di consumo. Come il latte, la pasta, l’olio. A questo punto occorre aprire una parentesi sul significato di Best Seller.

Un Best Seller è un capolavoro della letteraura? Un campione di vendite? O entrambe le cose? Almeno per quanto mi riguarda, un capolavoro della letteratura lo so riconoscere, e non ne ho mai letto uno che sia anche considerato Best Seller. Per questo motivo, propendo per la seconda ipotesi: un Best Seller è un libro che ha venduto un fottìo di copie. Questo perché, per i media, noi non siamo persone, ma audience se si parla di tv, lettori se trattiamo di libri. In ogni caso, “clienti”.

I libri, come detto sopra, sono beni di consumo e vengono studiati a tavolino da esperti di Marketing. Una volta nato il soggetto, il più appetitoso possibile (leggi = vendibile alla media, dove media = lettore medio italiota, ossia colui che legge un libro all’anno), inizia il lavoro dei Ghost Writers.

Sotto il profilo della vendibilità, il libro è concepito in modo impeccabile, all’altezza di Nike, Iphone e simili. Per questo motivo, partono aste planetarie per aggiudicarsi i diritti sull’opera. Diritti che hanno cifre a 6 e più zeri.

Un Editore che spende una cifra del genere, come può rientrare dell’investimento? In un solo modo. Vendendo milioni e milioni di copie. A tal fine, distribuisce il libro ovunque, lo fa recensire sul Corriere della Sera e su La Repubblica, lo passa da Costanzo, da Matrix, da Vespa a Vespa etc. Nulla di nuovo: una normalissima campagna pubblicitaria. L’importante è “appiccicare” in copertina un brand intrigante, tipo Fabio Volo, per capirci.

Seguirà premio Strega, (per chi fosse interessato al valore assoluto di questo premio suggerisco di leggere questa confessione di un ex giurato, che ha deciso di chiamarsi fuori visto lo schifo), venderà moltissime copie, ne faranno un film, etc, etc, etc.

E, soprattutto, gli scaffali delle librerie saranno riempiti sempre e solo dei soliti libri.

E allora che si fa?

È molto semplice. In TV c’è la presentazione del libro di Faletti? Cambiate canale, anzi, mettetevi a scrivere. Oppure uscite e andate a comprare un libro ma, arrivati in libreria, saltate a piè pari lo scaffale delle “novità”.

Andate a cercare negli angoli nascosti. C’è sempre qualche bella sorpresa. Se poi volete un consiglio, fate come me: annusate i libri. Quelli che sanno di tlac di macchina da scrivere, sono i migliori.

Questo, andava scritto: senza peli sulla penna.

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5 thoughts on “Be(a)st Seller

  1. Secondo me l'errore sta sempre nella generalizzazione.
    Per fortuna esiste ancora chi sa davvero scrivere ed emozionare, vendendo centomila copie del suo libro e …
    …purtroppo esistono tante persone piene di idee, fantasia e cultura, ma soprattutto "di bella penna", che non riusciranno mai a pubblicare il loro libro con una grande casa editrice, l'unica che possa sopportare le spese della pubblicazione, distribuzione e sponsorizzazione, e questo perchè sono molto sconosciuti o poco "ammanicati"!
    Questa è l'Italia!
    Ma c'è sempre il rovescio della medaglia ed allora una volta cestinati i vari Faletti, Moccia ma anche Vespa, Costanzo…godiamo del fatto che scrittori come Ammaniti o Mazzuco ce l'abbiano fatta, forse non hanno mai venduto centomila copie ma sono riusciti a rendersi visibili o "leggibili"!__Spero di saper ancora annusare qualche capolavoro, nn rientrando PER FORTUNA nella media degli italiani che leggono un libro all'anno!

  2. Avrei voluto cliccare quattro stelle,mi spiace,ma non sono riuscita a farlo.Ci tenevo che lo sapessi.

  3. Molto interessante la tua definizione di best seller.Concordo sul tuo pensiero.Best Seller=business.Personalmente,quando entro in libreria,lo scopo è acquistare un libro che possa emozionarmi(Per intenderci,devo vivere la storia,farne parte.Devo rientrare dal lavoro,sapendo che c’è qualcosa che mi aspetta.Quando scelgo un libro,lo apro,leggo qualche pagina,lo annuso e lo scelgo seguendo il mio istinto.Se l’autore sia famoso o a me sconosciuto,poco importa.

    1. Carissima Antonella, intanto grazie per il tuo prezioso contributo.
      E grazie anche per il voto, non preoccuparti (dicono basti il pensiero 😉 )
      Mi scuso per non averti risposto prima, ma sono stato molto preso.

      Torniamo a noi.
      Anch’io, come sai, annuso i libri.
      Mi fa piacere sapere che siamo in tanti a farlo.
      L’obiettivo è evitare lo scaffale “novità”.
      Ce la faremo?

      Saluti cari.

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