di Flavia Chiarolanza

 
palcoscenico            cast spettacolo

 

La trasparenza del sipario lascia intuire i costumi delle ballerine, e promette al pubblico un debutto tra paillettes e scarpette rosse, quelle che da sempre incarnano nell’immaginario la leggerezza dei passi di danza.

La musica in sottofondo accarezza la nostra attesa, e allo spegnersi delle luci troviamo ad accoglierci la calda e potente voce di Diego Sanchez, circondato dalle giovani danzatrici che la parte più curiosa di me era già riuscita a spiare mentre si sistemavano sul palco.

Niente convenevoli, le ragazze animano una coreografia in perfetto stile Las Vegas e Diego intona la prima delle canzoni del grande Sinatra come preludio del suo lungo omaggio a questo mito della musica internazionale in occasione del centenario della nascita.

Forse mi sono lasciata distrarre dai ricordi di quella sera e non vi ho ancora detto che sto parlando dello spettacolo Mister Frank, andato in scena al Teatro Posillipo di Napoli la sera del 22 Maggio scorso – con la regia di Diego Sanchez – e purtroppo riproposto in una sola replica nel pomeriggio della domenica susseguente.

Lì per lì ho pensato che Diego – di cui conoscevo bene il volto, tra i più popolari delle emittenti campane – stesse interpretando il personaggio di Sinatra. Apprendo invece che la trama ha ben altre intenzioni e lo showman, al termine della esibizione con cui strappa il primo applauso, si presenta come un italo-americano nominato tra gli eredi del grande cantante e in procinto di intraprendere la medesima carriera. Questo è l’unico elemento di fantasia in un copione che nasce per rendere omaggio al talento dell’immortale Frank, e ricostruire le tappe della sua vita attraverso il racconto fatto ad una giornalista, interessata ovviamente alla straordinarietà dello scoop e non certo ad un sincero ascolto.

Il personaggio, creato ed interpretato da Diego, è in contatto telefonico con un avvocato per sollecitare l’esame del DNA ed avviare la pratica del riconoscimento in quanto figlio naturale di Sinatra.

Le confidenze rese alla giornalista e le frenetiche trattative con il legale sono intervallate da intensi momenti musicali, in cui Diego si esibisce in performance canore di tutto rispetto, riproducendo sulle piccole scene di un teatro campano la spettacolarità degli show americani, e l’incanto del famigerato sogno d’oltreoceano.

Annalisa ArbolinoAnnalisa Arbolino è un’attrice versatile e passionale, che i nostri lettori potranno riconoscere tra le interpreti di un altro spettacolo recensito sulle pagine di questa rivista. Personalmente ho avuto il privilegio di sentirla recitare in tre differenti lingue, a riprova delle sue grandi abilità istrioniche: spagnolo, napoletano e italiano.

Stavolta mi è toccato vederla nei panni dell’avida giornalista, che non ha timore di imporre in scena la sua presenza dominante. Annalisa infatti compie con naturalezza tutti quei gesti che appartengono alla quotidianità lavorativa di un professionista della carta stampata, e che ne fanno un predatore di ghiotte notizie da stanare in mezzo a silenzi e sottintesi, ed inseguire fin tra le pieghe delle parole dette e non dette. Ricordo in particolare quando, al momento del primo ingresso, attraversa la scena con la sua falcata decisa ed apre sul tavolo il computer portatile, quasi ad ammonire l’ospite dal quale si aspetta solo un resoconto minuzioso, parole da afferrare senza intoppi ed immortalare sulla tastiera.

Questa energica donna in carriera solo a tratti sembra appassionarsi alla narrazione del suo ospite per ragioni diverse dal tornaconto personale. È avida come chiunque sia uso a svendere in piazza le confessioni altrui, per compiacere il pubblico americano ben lieto di sfamarsi alla fonte del pettegolezzo e decidere chi sia degno del perdono o della gogna. Nell’apprendere l’esito negativo della vicenda, Annalisa reagisce con stizza per il tempo sprecato nell’ascoltare una storia inutile, destinata a dissolversi in mezzo ai ben più succulenti chiacchiericci che proliferano nella società holliwoodiana.

La vita di Sinatra, vista al microscopio, tradisce una solitudine che tutti noi sospettiamo nei grandi uomini di successo; e che tuttavia – messa crudelmente a nudo – lascia ancora basiti. Il testo, scritto dallo stesso Sanchez, rende molto bene il travaglio vissuto sul piano umano e artistico attraverso cinquant’anni di carriera. Il lessico adoperato è fine ma brillante, arguto e commovente.

Ogni sofferenza passa attraverso l’amore, che sia sincero o artefatto per rilanciare carriere al tramonto e darsi l’illusione di una perenne giovinezza. Non c’è uomo di spettacolo che non inciampi in questa logica perversa. Così prende vita sul palco la notevole interpretazione di Angela Bertamino, volto anima e corpo di tutte le donne che hanno attraversato l’esistenza dell’artista italo-americano: Ava Gardner, prima moglie nonché madre di quella prole legittima che, nel delirio di mezza età di Sinatra, diventa specchio della sua incapacità paterna; Lauren Bacall, corteggiata e illusa di un amore nel quale si rifugia dopo la morte del rimpianto Bogart; Mia Farrow, che non accetta di fungere da feticcio per il richiamo degli anni verdi ormai perduti; la triste Marilyn, di cui ricordo le dita tremolanti che giocherellano con la cintura dell’accappatoio, e l’andamento incerto da ubriaca; Jacqueline Kennedy, l’unica a scandire a voce alta l’impietoso giudizio della società borghese sul conto di un uomo dalle origini straniere e le dubbie frequentazioni.

La giovane Angela cambia pelle e fisicità, mostrandosi di volta in volta austera e dolce, affettata e snob, fragile e piangente, in una sequenza di maschere che obbediscono alla vera essenza del teatro: la finzione, attraverso il racconto della molteplicità dell’animo umano e delle sue infinite sfaccettature.

Ad Annalisa, che osservo con piacere sia nel ruolo di interprete sia in quello di imprenditrice – dei sogni propri ed altrui – domando innanzitutto come abbia vissuto l’esperienza di un palco condiviso tra attori, cantanti e ballerini:

 

PP AnnalisaQuanto è difficile entrare con la sola voce recitante nel vuoto lasciato da una canzone, le cui note sono ancora nell’aria?

 

Devo dire che in questo spettacolo non ho incontrato particolari difficoltà. L’unica è stata proprio quella che tu hai colto ed evidenziato. Non è facile spezzare l’incantesimo dopo le meravigliose canzoni di Sinatra. Questo ha rappresentato per me la sfida maggiore.

 

Si è trattato della tua prima esperienza in uno spettacolo musicale?

 

No. Ho avuto altre esperienze di questo tipo, in alcuni spettacoli mi sono cimentata nel canto. Ho fatto parte anche del cast di opere liriche: con Mario Martone, a cui devo il mio esordio, ho collaborato in veste di mimo alla realizzazione del Don Giovanni di Mozart, presso il Teatro San Carlo di Napoli. Sempre nel ruolo del mimo, ho lavorato al Teatro dell’Opera di Roma in tre differenti allestimenti: Rigoletto, Madama Butterfly e Mosè in Egitto. Tutto questo mi ha permesso di imparare a stare in scena insieme ad una grande varietà di professionisti.

 

Ritieni positivo il bilancio di questa avventura?

 

Io vedo sempre il lato positivo in tutte le cose e ogni esperienza serve ad accrescere il mio bagaglio personale.

 

Ti piacerebbe riportare in scena il personaggio che hai interpretato in Mister Frank, per far sì che emergano nuove sfumature della sua personalità?

 

Mi piacerebbe, sì, ma ne faccio un discorso generale. Ritengo che sia uno spreco preparare uno spettacolo e poi rappresentarlo solo due giorni. Il pubblico vede unicamente quei 120 minuti e non è in grado di cogliere tutta la fatica, l’enorme lavoro che c’è dietro ogni allestimento.Annalisa Arbolino

 

Cosa cambieresti della tua interpretazione?

 

La renderei più maliziosa.

 

Una volta mi hai detto che da piccola desideravi sia cantare sia danzare. Questa esperienza di multiforme condivisione ti ha dunque arricchita, offrendoti magari lo spunto per una futura progettualità?

 

Da piccola sognavo, e sogno tuttora, di fare molte cose. Oggi posso dirti di aver realizzato uno dei miei sogni nel cassetto: ho aperto insieme ad altri un’associazione che lavora in ambito socio-culturale, e che si pone dunque l’obiettivo di promuovere la cultura e la crescita sociale attraverso l’arte.

 

Nell’eventualità di una nuova messa in scena, ti piacerebbe fare a cambio con la collega Angela e cimentarti nei suoi personaggi?

 

Noo! Perché scambiarci i ruoli? Al di là della bravura di Angela, ci sono così tanti personaggi con cui mi piacerebbe confrontarmi. Anzi, non vedo l’ora che cominci la nuova stagione teatrale per impormi nuove sfide.

 

Angela accetterebbe lo scambio?

 

Questo non lo so, ma di certo posso dirti che è una vera professionista nonostante la giovane età. Se me lo consenti…

 

Ci mancherebbe!

 

…Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare Diego Sanchez e tutta la sua compagnia. Sebbene fosse la prima volta che lavoravo con loro, sono riusciti a farmi sentire subito a casa. A parte Angela e lo stesso Diego, ho legato senza problemi con le meravigliose ballerine.

 

Vogliamo nominarle una ad una?

 

Certo: Federica Di Mare, Doriana Elia, Tiziana Ferrante, Michela Giunto, Stefania Sivero e Tonia Impegno, che ha curato anche le coreografie. Infine, desidero ringraziare te, per l’interesse dimostrato nei confronti di questo spettacolo e per avermi dedicato un po’ di tempo.

 

Lascia che ti ringrazi anch’io: mi sono divertita e commossa la sera del debutto, ed ho anche conosciuto aspetti della vita di Sinatra che mi erano del tutto ignoti. È bello riscoprire ogni tanto le storie di questi uomini straordinari, capaci di creare e donare bellezza ad un’umanità sempre più abbrutita.

 

Ciao, e un augurio a tutti: non stancatevi mai di sfogliare l’album dei ricordi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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