Walter G. Pozzi

Altri destini
Una storia

degli anni Settanta


Il romanzo sul processo 7 aprile
Il romanzo mai scritto sugli anni Settanta
Il romanzo che inaugura la “letteratura della tensione”





La vicenda di un giornalista indipendente preso tra le maglie della repressione politica e giudiziaria, riemerge trent’anni dopo dalle indagini del figlio in cerca della verità e di una memoria di cui diventare partecipe. Sullo sfondo, gli anni Settanta culminati nel processo “7 aprile”.

 

Dal casuale ritrovamento in un armadio di un maglione sporco di sangue, inizia il viaggio a ritroso nel tempo dell’introverso e disimpegnato Roman Zeri; un viaggio che lo porta a indagare sulla vita di suo padre Max, coraggioso direttore di un settimanale indipendente, e sugli oscuri motivi che lo hanno scaraventato in una storia kafkiana fatta di arresti, interrogatori e processi. Un susseguirsi di colpi di scena scandisce il percorso, anche interiore, di Roman, il quale, scartabellando tra vecchi documenti, fotografie del passato e ritagli di giornali, entra in contatto con una realtà che fino a quel momento aveva ritenuto impensabile. Sullo sfondo della vicenda, la nostra Storia, quella tragica e tuttora irrisolta degli “anni di piombo”, delle manifestazioni, degli scontri con le forze dell’ordine, del “terrorismo”, delle bugie di Stato, del processo “7 aprile”, della violenza che ha stravolto le vite di tutti. E cambiata risulterà anche l’esistenza di Roman, la sua visione del mondo, la prospettiva con la quale guarderà al suo futuro, tanto da esclamare, al culmine di una profonda crisi di coscienza: «Non si sta bene sotto le coperte calde dell’ignoranza.»

Walter G. Pozzi, con Altri destini, inaugura nuovi percorsi gettando le basi della letteratura della tensione.

 

“Di notte scendevo in strada a correre. Sentivo i miei piedi pestare l’asfalto. Da anni non riuscivo più a dormire. All’improvviso, la mente non era stata più in grado di lasciarsi andare. «È di ordine psicologico» mi aveva detto mia madre. Aveva intuito che l’insonnia era dovuta all’arresto di mio padre.

In casa non ne avevamo mai parlato molto, né durante né dopo i quattro anni che erano seguiti da quando lo avevano arrestato. Dopo un po’ mi abituai. Mio padre era fuori di casa, e basta.  L’insonnia era stata l’unica reazione. Come se il mio inconscio raccogliesse e tenesse per sé ogni previsione sul futuro.

I primi tempi tiravo mattina nel silenzio, tra le coperte. Poi ho cominciato a coinvolgere mia madre. Era il tipo di donna che perpetuava lo stesso dolore per l’eternità, coltivandolo instancabilmente.

La corsetta notturna era un prodotto della solitudine, nata dopo essere andato via di casa passati i vent’anni. Macinavo i chilometri sotto gli occhi divertiti delle prostitute e dei clienti.  Sentivo i commenti e le risate al mio passaggio. I più spudorati erano i transessuali con le loro voci pastose. I fari delle auto mi illuminavano da dietro allungando la mia ombra sul selciato. Reietti, extracomunitari, puttane, clienti alla ricerca di travestiti più belli delle donne, drogati barcollanti e auto che sgommavano ripartendo a velocità da gara. Neanche un poliziotto per strada. Una città abbandonata. Si sentivano le voci lontane, l’accelerazione di auto esaltate, e i miei passi ripetitivi… il respiro era ritmo, cadenza.”

 

 

Walter G. Pozzi, nato a Monza nel 1962, è scrittore, fondatore e direttore editoriale della rivista di analisi politica, cultura e letteratura Paginauno e insegnante di scrittura creativa.

Ha pubblicato i romanzi: Il corpo e l’abbandono (Tranchida, 1997 e 2000) e L’infedeltà (Tranchida, 2000).

 

paginauno editore

collana Narrativa

256 pagine / 14,00 euro

ISBN 9788890496219

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