Ben sì, non è che sia finita proprio come la si era immaginata quella serata, proprio no. Però è anche vero che se l’han chiamata “la scultura più virile al mondo” è merito nostro, questo deve essere chiaro.

Pensar che quella sera doveva essere la nostra serata. E nostra certo è stata, anche se in modo diverso.

Ecco, vede, quella sera il Fabri l’aveva appena chiuso le pratiche del divorzio dalla Manuela, buona quella. Ma lo sa che è scappata con l’amante? Ma mica il suo di lei, l’amante sua di lui, la Giuliana.

È che un po’ tonto l’è anche il Fabri, mi scusi: è andato a farsi l’amante che la frequenta lo stesso corso di Yoga della moglie. Un giorno le due sono entrate in confidenza e zac! l’hanno beccato. Solo che invece di litigare e strapparsi i capelli le due han cominciato a parlare, a conoscersi bene e insomma han capito che c’avevano più cose in comune tra loro che con il loro uomo.

E dopo poco hanno scoperto che anche a letto se la capivano meglio loro due, che come ha detto la Manuela “Almeno stavolta non ho avuto sorprese, già lo sapevo che lei, per natura, là in mezzo mica aveva niente.”

Insomma, si era organizzata una bella seratina fuori, il Fabri, Saimon e me, Guido, che noi tre ci si conosce da quando si era piccoli e ne abbiamo fatte di tutti i colori sapete! Tutti assieme, anche negli 8 anni delle superiori.

Comunque, il Saimon che l’è quello che rimorchia sempre, ci fa: “Stasera si festeggia la libertà del Fabri! E allora, stasera si tromba, garantito. Vi porto io al posto giusto!”

Io già mi vedevo in un bel privè con 2 negrone per parte che insomma quando le ho davanti al supermercato le me fa un bel po’ schifo e cambio fila, ma devo dire che come le trovo là mezze nude mica dico di no. Non è che son razzista, eh, ma secondo me è che quello le ha da far: dentro al chiuso e darse da far. Fuori, mica è casa loro.

Invece cosa ti fa’ il Saimon? Non ti ci porta a una mostra culturale? Ci sta ‘sto tizio che declama poesie e poi l’inaugurazione di una statua. Io l’unica poesia che conosco è “Le rose son rosse, le viola son blu, a fare in culo vacci tu.” e insomma ci ho detto, senti Saimon, ma sei sicuro che l’è un posto per noi quello?

E lui tranquillo: “Guido, ascoltame: vestitevi bene e fidatevi, che qua è sempre pieno di figa che viene ad ascoltare le poesie. Se la tirano con questi intellettuali qui, ma alla fine è a quelli che mica tira, e loro c’han bisogno di compagnia, capito?”

Così ci ha mollato due fogliettini sulla serata (“Studiateveli, che almeno fate bella figura”) e ci siam dati appuntamento al solito bar per gli spritz prima di partire.

O, doveva vederci che fighi quella sera! Il Fabri si era messo l’abito del matrimonio, il tait quello che no ho mai capito come si dice. Quello con le code dietro insomma. Solo che invece della camicia bianca si era messo sotto una bella camicia rosso fuoco con il fazzoletto lì attorno al collo.

Saimon l’aveva un paio di pantaloni neri in pelle, stretti stretti che se vedeva anche la marca delle mutande, e gli stivaloni camperos con la punta in metallo, che eran anni che non li vedevo. “Così passo per un intelettuale diverso, quelli che tutti scoltano e nessun capisce niente, ti gà presente?”

No, volevo dire, che con gli intelettuali mica ho niente a che fare, ma mi son stato zitto.

E poi il più figo di tutti ero io: c’avevo su un paio di pantaloni viola che mi son costati un’occhio (“Guardi, questi qui non li compra mica nessuno sa? Lei sarà l’unico unico ad averli” m’aveva confermato il commesso) e sopra una bella camicia gialla forte, con il colletto bello largo, anni 70, che fa tanto moda adesso.

Dopo due giri di spritz siam partiti sulla mia Astra con una bella sgommata come le so far solo io. Solo che se becco quello che ha versato olio sulla strada lo massacro di botte, che la macchina la mi è partita di lato e adesso ho tutta la fiancata da rifare, porca vacca!

Verso le dieci siamo arrivati al posto, villa Amortini Cigliotti, e lì all’ingresso il cartellone con il programma:

Stasera e solo stasera il grande

Alfonso Forchinelli

leggerà le poesie del maestro

Gertrudo Van Rompuy

 A seguire cocktail e incontro con l’autore. Alla fine della serata verrà svelata la magnifica scultura che il maestro Van Rompuy regala alla contessa Amortini.

In chiusura fantasmagorico spettacolo pirotecnico

Mi è toccato di lasciare l’Astra lungo la strada che c’era tutto pieno nel parcheggio della villa, e che macchine fioi! Mercedes, Audi, pure una Ferrari. Però dentro, tutti senza classe nel vestire: giacca e cravatta, completo, tutti uguali con lo stampo. Ti credo che quando siamo arrivati tutte si son voltate a guardarci.

Siamo arrivati che un tizio con la barba bianca e il codino stava leggendo qualcosa sopra un piccolo palchetto: “…e per finire vi leggerò quella che io definisco la più bella e introspettiva poesia del mio grandissimo amico Gertrudo, intitolata “A casa”

A casa feci io il ritorno

Ad ora inattesa

Dovea suonare, lo seppi

Ma tardi il pensiero mi colse

E mentre il gabbiano

Stridendo di fuori passava

Nel letto altro uccello

Tra le cosce stringevi”

 

Oi, a me sembrava una gran cagata, ma dovevate vedere il Saimon: l’era lì che il guardava sto’ qua, che l’era l’Alfonso quello, e pareva perso completamente. E insomma quando è sceso dal palco gli è subito andato incontro a stringergli la mano e parlargli, e il tizio mica se l’è presa sa, era lì che gli parlava, gli accarezzava il bracio.

Va ben, mi son detto, si vede che son tutte e due belli intellligenti e c’han da discutere. Mica mi ero mai accorto che Saimon era un intelettuale, ma insomma, io ne capisco poco.

Così mi son detto, ora io e il Fabri facciamo festa, ma il Fabri cacchio l’è svelto… via dall’amo della Manuela si è trovato subito il suo bel daffare lui: l’era al bar accanto a una bionda alta un metro e ottanta! Un pezzo di gnocca che metà basta, era tutta da vederla, in un abito azzurro chiaro, scollato, con una bella quarta piena in mostra e due tacchi a spillo che se te li pianta son peggio di due coltelli. E bravo Fabri. Tutti e due con un bel bicchiere di spumante in mano e quella già che le cadeva ai piedi.

Cacchio, ho detto, vuoi che resto qui da solo? Va ben che il Fabri fra poco torna che il vuol la figa pure lui, ma intanto cosa faccio, tengo su i muri?

E mentre penso sta cosa, che ti vedo? La Manuela e la Giuliana che entrano dal portone, mano nella mano come due scolarette.

Io mica gliel’ho mai detto a Fabri perché non volevo ferirlo, ma secondo me mica è che son lesbiche quelle là, secondo me fan finta per trovarsi un bel maschio vero, caldo, che le soddisfa tutte e due. Una robina a tre, insomma. C’ha sempre avuto lo sguardo giusto la Manuela. E anche quando la stava con il Fabri, so che gli facevo sesso: mi teneva a distanza apposta perché mica poteva resistermi!

Fabri è uccello libero adesso, e sta già cacciando per bene. Se la prenderà mica se gli riconverto la ex no?

Dovevate vederle quando mi hanno visto: la Manuela ha provato a girarsi e uscire, ma l’è andata a sbattere contro un cameriere e ha rovesciato tutti pasticcini addosso a una vecchia tutta ingioiellata, che poi è scivolata e ha strappato l’abito a un’altra là che pareva tanto figa e invece c’aveva le mutande della nonna.

Un casino che non ti dico. Ma cosa ci faccio io alle donne?

E io gliel’ho chiesto: “Ma cosa ci faccio io alla Manuela?”

Mi ha guardato che pareva tanto arrabbiata ma io che so riconoscerli li sguardi lo so che lei aveva solo rabbia con se stessa perché sa che ora è in trappola.

Così ho continuato: “E Manuela io lo so che ti son sempre piaciuto. Ora, Fabri è un amico, ma visto che è tutto finito è inutile che mi resisti. Vien con me e te vedrai che ti guarisci, che lo san tutti che se sei lesbica è perché sei malata. E anca la tua Giuliana eh, facciamo guarire anche lei, sa. Tutto quello che vi ci vuole è un bel maschio vero e, modestamente, eccomi qua” e ci ho fatto il gesto con le mani di mostrarmi, come nei film, che li so tutti i trucchi io “E giusto per vostra informazione, io mica sono come il Fabri lì sotto… io raggiungo i 12 centimetri belle!” che mica è giusto vantarsene ma quando ci vuole ci vuole.

Le ho lasciate senza parole. Mi guaravano lì a bocca aperta. 12 centimetri mica li trovi tutti i giorni. La Manu mi pareva un poco spaventata anche, ma per fortuna la Giuliana l’ha preso il toro per le corna e la si è fatta sotto. La me fa: “Ma sai Manu che secondo me ha ragione? Io mi sento mica sicura di essere lesbica. Secondo me questo ci guarisce.”

La Manuela l’ha guardata un po’ strana, poi mi ha guardato anche a me, ha riguardato lei, e poi ha fatto un sorriso che non ti dico: “Ma certo. Ho sempre avuto paura ad ammetterlo Guido, ma io ho sempre avuto una cotta tremenda per te. Ora che non c’è il Fabri, perchè tratteneermi?”

“E dove andiamo?” fa la Giuliana “Che io già mi sento un calore…”

“Pure io pure io” la diceva al Manu “Però mica voglio una cosa così… voglio guarire alla grande!”

“Sìsì, pure io pure io. Deve essere spettacolare”

Oh, io le guardavo e mica capivo più niente. Va ben che sapevo di essere bello, ma mica così tanto. Mi son guardato attorno e il Saimon e il Fabri erano spariti. Cazzo, ho pensà, stanotte la va alla grande!

“Facciamolo in balcone” la salta fuori la Manuela.

“Dai sì! Con il rischio che ci beccano! Che figo”

“Di sopra, di sopra. Il salone di sopra dà sul terrazzino. Ecco il posto giusto per guarire!”

“Va bene ragazze, tanto anca se fa freddo vi scaldo io vi scaldo!”

Non mi ricordo nemmeno di aver salito le scale. Secondo me ho volato lì. Quando siamo arrivati nel salone, subito verso la terrazza. Oi, mi hanno spinto fuori, han cominciato a strusciarsi tutte. E dopo si son messe lì tutte e due a spogliarmi. Mi han tolto tutto! Ma tutto tutto eh!

La faccia che han fatto quando han visto la mia Katana!

Ero tutto pronto e caldo e anche loro, si vedeva, e stavo per spogliarle io ma la Manu mi ferma: “No, aspetta… deve essere meraviglioso. Dacci il tempo, andiamo a truccarci un attimo. Tu stai qui, chiudiamo la porta così non scappi, va bene?”

Dove volete che scappo? ho pensato. Ma bisogna capirle. Uno così maschio dove se lo beccano?

Così sono rientrate in casa e mi hanno chiuso fuori. Non ho capito bene perché mi ha salutato e si son messe a ridere ma le donne mica si possono capire tutte.

Solo che mi sa che dentro han trovato qualcuno perché è passato un fracco di tempo e non tornavano mica più.

Invece non è cominciato a venir su gente? I primi hanno acceso la luce ma mica mi han visto, chiaccheravano e guardavano i libri. Io mi son nascosto, ma mica c’era tanto spazio. Pian piano si è riempita tutta la sala e poi uno non ti fa: “Dai andiamo in terrazza!”

Cazzo ho pensato, che figura di merda. Però mi son detto, è chiusa, mica possono entrare.

“Aspetta che ti do la chiave”ha detto una. E l’era una con la voce uguale alla Manu. Ma proprio uguale uguale. Glielo devo dire quando ci rivediamo.

Oh, mica ci tenevo a fare una figura di merda. E allora mi son buttato giù. Sulle rose.

Ho ancora graffi dappertutto. Però son riuscito a scappare prima che la gente uscisse fuori.

Mi son messo a correre che se ero alle olimpiadi vincevo i 100m ma di botto li vincevo.

Son finito in mezzo al parco, ma adesso dove cavolo mi nascondevo che c’era gente in giro dappertutto?

Alla fine non ti ho visto un telo messo lì a coprire qualcosa? Ben, ho fatto un ultima corsa e mi son infilato là sotto. Aspetto che finisca la festa e dopo vado via, ho pensato.

E intanto che son là che aspetto, per poco non mi prende un colpo: non si alza il telo e mi entra dentro il Fabri tutto nudo?

“E te che ci fai qui?” mi fa

“Perché, te?”

L’è successo che è andato nel parco con la biondona, vicino al laghetto. E lu insomma ha cominciato a provarci, ma lei no no, dai no che mi vergogno, che ci vedono.

“Ma chi vuoi che ci veda” fa lui, ma lei no. Allora lui ha avuto una gran idea: facciamo il bagno.

“Ma sono senza costume” fa lei. “Appunto” fa lui, ci spogliamo nudi.

E insomma dai che ti dai non sono finiti tutti e due sul lago? E il Fabri ha fatto il polipo subito, se l’è abbracciata e toccata tutta. Eran lì che pomiciavano quando fa: “Ma ci son pesci qua nel laghetto, e anca grossi, ne ho uno in mezzo alle gambe!”

Solo che non era un pesce. Oh, ha preso e è uscito correndo sull’acqua mi fa. Non si è nemmeno fermato a prendere i vestiti, è venuto qui a nascondersi e aspettare la fine della festa pure lui.

E chi se lo pensava che la bionda era un trans? Ma pensa te.

Son lì che gli racconto la mia storia e non entra un altro tutto nudo? E chi era se non il Saimon? E con un fiocchetto rosa attorno al batocchio?

“Va ben, son gay, e allora? Fioi, io vi racconto, ma guai a chi fiata!” l’ha detto il Saimon. Per poco no me vien un colpo.

L’era un bel pezzo che il Saimon gli andava dietro a questo  Alfonso. Lo aveva conosciuto a un’altra lettura di poesie, e anche all’Alfonso ci piaceva il Saimon.

Insomma, era da un po’ di tempo che si vedevano e stasera era una bella occasione. Così, appena possibile si sono appartati nella camera della contessa.

L’Alfonso è andato a prendere la bottiglia di Champagne e intanto il Saimon si è spogliato e messo un fiocchetto lì per fargli una sorpresa.

Si apre la porta, lui tutto pronto, e non ti senti la voce della contessa: “Alfonso caro, è qui?”

Il Saimon ha fatto un salto e si è nascosto dietro la tenda giusto giusto prima che la Contessa la entrasse in camera.

“No, non c’è nessuno” sembrava fatta, la stava per andare via quando non entra Alfonso? “Eccomi qui tesoruccio, con la bottiglia di Champagne per noi due!”

“O caro, ma che sorpresona” la fa la contessa.

E che sorpresona anche per l’Alfonso, che s’è trovata 90 chili da soddisfare quella notte. A Saimon non è rimasto altro che uscire dalla finestra e correr qui.

“Certo stanotte non la dimentichiamo” ho detto io.

Ecco, questa è la storia.

Ah, la questione della statua più virile? Ecco, un paio d’ore dopo abbiamo cominciato a sentire voci, risate, gente che passava lì vicino.

“Ora finalmente inaugureremo la statua del maestro Van Rompuy” ha detto qualcuno.

Di colpo son partiti dei botti, i fuochi d’artificio, una luce forte è partita contro il telone e il telone puf! sollevato d’incanto.

Insomma, il telone copriva la statua, che altro non era che un cazzone enorme.

E il giorno dopo tutti a dire che era la statua più virile: un cazzone enorme, con sotto non due ma tre coglioni.

 


Evento organizzato grazie all’aiuto della contessa Paola

 

 

 

 

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
Ovviamente ci sarà spazio per i vostri educati e intelligenti commenti. Commenti irrispettosi non saranno pubblicati ma immediatamente cestinati.

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