di Margherita Merone

 

 San Pancrazio

 

Pancrazio nacque nel I secolo ad Antiochia da famiglia nobile. Era ancora adolescente quando per seguire il suo più grande desiderio – che era quello di conoscere Gesù – lasciò la sua città insieme al padre, anche lui attratto dalla sua fama legata ai miracoli, per recarsi a Gerusalemme. Fu esaudito e conobbe Gesù, infiammandosi di grande amore per Lui. Fu battezzato da S. Pietro dopo l’Ascensione di Gesù al cielo e cominciò una vita di apostolato, seguendo il cammino che porta in cima alla perfezione evangelica. Affascinato dalle parole di Pietro, restò accanto a lui, come discepolo e compagno, per diffondere la dottrina di Gesù Cristo. Fu Pietro che dopo averlo avviato alla consacrazione sacerdotale, lo mise alla prova più volte – per constatare la forza della sua fede, lo zelo, l’impegno nell’apostolato, la capacità di gestire le situazioni difficili, di donarsi, l’amore per Dio e il prossimo – e quando lo ritenne pronto, lo nominò vescovo e lo mandò in Sicilia per annunciare il Vangelo di Cristo.

Era l’anno 40 e al comando di Roma c’era l’imperatore Caligola.

Emozionato per quell’incarico che non si aspettava, partì promettendo d’impegnarsi, spingendosi al massimo delle sue forze per dedicare la sua vita alla salvezza delle anime, testimoniando sempre l’amore e la dedizione, mostrandosi operaio degno della vigna di Dio.partenza Pancrazio

Lasciò tutto, casa, genitori, amici e si diresse in Sicilia, approdando al lido di Taormina. Si dice che giunse i primi di luglio. La città gli apparve immediatamente meravigliosa, grazie alle numerose opere greche ma si rese conto, al contempo, che quasi l’intera popolazione era pagana, dedita alla superstizione e all’idolatria. Non era meno pagano il prefetto, il cui nome pare fosse Bonifacio. Pancrazio, seppur molto giovane, non si perse d’animo e si adoperò con grande zelo e pazienza per operare la conversione. La sua dialettica, l’amore per il Signore che trapelava dalle sue parole, la franchezza del suo messaggio, la forza che non gli veniva mai meno, commosse la popolazione, anche gli animi più duri tanto che, in pochissimo tempo, pendevano dalle sue labbra e rapiti, ascoltavano tutto quello che aveva detto Gesù. Furono abbattuti tutti gli idoli, costruì numerose chiese. Battezzò tutti quelli che lo desideravano ed erano molti.

Pietro era orgoglioso del suo discepolo. Dirigendosi a Roma, passò a Taormina per salutare Pancrazio e constatò il gran numero di convertiti.

Ma non andava a genio a tutti, instancabile nel denunciare l’idolatria, la falsità, i cattivi costumi e fu preso di mira da quelli che non sopportavano le parole di verità che quotidianamente donava alla comunità ed erano intenzionati ad ucciderlo. Il gesuita Ottavio Gaetani racconta nella sua storia dei santi che “promotore dell’assassinio fu Artagato, adoratore degli dei”.

martirio PancrazioEgli, con alcuni sicari, provvide ad accerchiarlo mentre pregava; cominciarono all’inizio a prenderlo in giro, a deriderlo, ad insultarlo poi a batterlo con verghe. Lo costrinsero a baciare un idolo di legno che Pancrazio ridusse in mille pezzi facendosi il segno della croce. Non soddisfatti e decisi a porre fine, per sempre, alla sua opera, lo trafissero a più riprese con le spade fino a che non cadde a terra esangue. Nascosero il corpo che poi fu ritrovato dai suoi discepoli, e gli fu data degna sepoltura. Si calcola che al tempo del martirio, nel 98, avesse novant’anni.

Quest’estate ho constatato personalmente la venerazione che Taormina nutre per questo santo, vescovo e martire – festeggiato l’8 luglio – che ancora oggi compie miracoli, non solo ai concittadini ma a tutti quelli che lo invocano con fede.

 

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