corto 

 

Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí.

                                         (Augusto Monterroso)

  

Calvino

 

L’utopia del racconto in una sola frase. Chi, almeno una volta, non si è lasciato affascinare…
Assai più complesso che scrivere un volume enciclopedico.
Tempo e Spazio condensati in poche lettere, eppure dilatati a dismisura.
Nessun freno all’immaginazione, ed interpretazione a ruota libera.

 

Una sfida e un suggello per gli audaci.
Uno come Calvino solo il Tempo poteva tradirlo.

 

 

Leggerezza                  six memos
Rapidità 
Esattezza                                           
Visibilità                               
Molteplicità 
(Consistenza)

 

Sempre lodate siano le Lezioni americane di Calvino.
Pochi testi sono utili in Letteratura quanto le sue annotazioni, un faro per chi scrive e chi si accinge a ‘interpretare’ i testi altrui.

Molti le hanno fatte ‘proprie’ in modo più o meno consapevole. E come per ogni narrazione che si rispetti, certe ‘regole’ valgono anche per il Cinema.
E che funzionino, in qualche modo ve lo voglio dimostrare.

 

——-

 

 

TRIS D’ASSI

 

Nino del Vomero

 

In un corto devi stare attento a come scrivi, pardon ‘filmi’, in poche pennellate tocca dar forma al quadro lasciando anche, se possibile, o là dove richiesto, pure lo spazio per delle suggestioni, e fare in modo che quelle poche frasi (pardon, battute) restino impresse come un calco nella memoria di chi si confronta con lo schermo.

 

Una parola è poco e due son troppe?
Non per il monologo di Nino. Obbligatorio sentirlo e vederlo, che a descriverlo di certo gli facciamo un torto…

 

Nino sa bene di cosa parla, è ‘preciso, deciso e definito’, esattamente come mia mamma descriveva me da piccola alle amiche, con la variante che io non sono la rappresentante di una razza canina…
Lui è un cane del Vomero, ed è inutile che facciate i finti tonti: il Vomero è uno ed uno solo al mondo, ovvero ‘la collina’ di Napoli, il quartiere che tutti vogliono (o vorrebbero) ma solo pochi si pijano, come si dice al nord.

 

Ma che c’avrà sto Vomero, vi chiederete voi…
Non lo chiedete a me, che non ci sono nata e non ci abito. Chiedete invece a Nino e lui lo chiarirà meglio di una guida. 

Insomma dentro Napoli c’è il giardino dell’Eden e i pochi fortunati che ci vivono non vogliono avere giustamente a che dividerne (almeno alcuni…).
Gli si può dare torto a questo adorabile snob a 4 zampe, e al suo padrone fatto su misura?

Qui anche Calvino si sarebbe divertito, se fosse stato in giuria avrebbe decretato giustamente la vittoria di questo gioiellino in qualsivoglia festival.
Ma anche senza la presenza del Maestro il verdetto non poteva essere che unanime. Come appunto è stato.

Ci inchiniamo dunque, tanto di cappello, a sua maestà, sua altezza Nino il bassotto (parto letterario di Massimiliano Palmese) e a chi gli ha dato voce (Roberto Azzurro) e vita sullo schermo (Giuseppe Bucci).

 

 

Vita da cani?

 

In molti la vorrebbero…
Un tetto accogliente, una poltrona confortevole e pasti a sazietà, insieme a quotidiane gite ‘fuori porta’ (di casa) a spasso per il Vomero, per osservare un mondo di frivolezze e palpiti del cuore che dà occasione pure ad argute osservazioni sociologiche.

 

Nino for president, verrebbe da dire al termine della visione.
Cos’ha di più la collina delle star di Hollywood? Solo ed esclusivamente il walk of fame.

Ma prima o poi, e ci scommetto, qualcuno progetterà anche a Napoli la passeggiata dalla collina al mare, e fra le innumerevoli piastrelle delle star troverà posto il piede, ovvero la zampetta, del più famoso cane del Vomero.

 

 

——-

In piedi!

 

 

 

 

Quando imbrocchi la strada giusta poi vai veloce come un treno…

Il 2011 è stato un anno fervido di idee e di realizzazioni per l’allegra compagnia di Bucci; e dopo aver filmato il Vomero ‘dal basso’ (non il Vomero ‘basso’, che non esiste, mi raccomando) questi ha pensato, insieme al co-produttore e co-regista Ferdinando D’Urbano (montatore anche del precedente Nino) che quella stessa angolazione, o prospettiva, fornisse un utile punto di partenza per parlare (o sparlare) anche degli umani.

 

E come meglio (s)parlare delle donne se non vederle alle prese coi riti del mattino?
Alzi la mano chi di noi non si è riconosciuta nei piedi sfiziosissimi della D’Onofrio.

E soprattutto realistico lo stress del mattino.

Senza dialoghi, con sottofondo di radio e musica, a partire dal rumore che tutti conosciamo e odiamo, quello dell’implacabile sveglia che ci tartassa con la sua ossessiva petulanza.
Chi può in verità affermare di amarne il trillo?

E chi può ugualmente  affermare (specie le donne) di non cambiarsi almeno un paio di volte davanti allo specchio, nella costante indecisione su cosa indossare (metti che piove, che fai l’incontro della tua vita…). Vuoi che un tacco raso terra offuschi la bellezza e faccia fuggire il principe alla ricerca di un’altra Cenerentola?

 

 

Okay, ricapitoliamo: qualunque storia in teoria può andare bene, anzi è l’idea il motore, la scintilla di partenza. Può essere anche molto semplice ma occorre darle le parole adatte e il giusto ritmo.

Poi però, se funziona, non si deve temere di cambiare marcia e genere, vero Maestro?

Perché l’Arte, come la Vita, è una continua sfida.

 

 

 

Una notte ancora

 

 

 

Lightness, Quickness, Exactitude, Visibility, Multiplicity (Consistency)

  

dvd una notte ancora
Può l’ultimo giorno di un Amore scivolar via frenetico, fuggire via dalla memoria?

Quando l’Amore è quello vero, forte, passionale, ogni momento è un infinito, ogni ricordo non si dilava nel presente, assume una connotazione quasi eterna.

Non puoi parlarne in fretta, devi mostrarne ed esaltarne la durata.

 

Dunque non c’è il tradimento ‘della regola’ pensata da Calvino, e il ritmo in apparenza lento e cadenzato di questo corto risponde alla necessità di una durata intrinseca del sentimento ed emozione raccontati.

La qualità poetica di questo corto è in quella lotta misurata fra sentimenti forti che pur non mancano di entrare in collisione, generando un corto circuito nei personaggi che anche gli spettatori sono chiamati a sostenere.

Corto da assaporare nel buio e nel silenzio di una sala, lontano da variopinti schiamazzi festivalieri, per continuare a generare sensazioni e riflessioni in una dimensione più intima e privata.

 

 

E ora le dolenti note…

 

Corto(metraggio) sembra essere nel DNA di questo ragazzetto vispo, amante della trattazione concentrata. E di corti ne ha siglati parecchi e in tante vesti Giuseppe Bucci, napoletano doc, anche se come ogni buon casatiello ogni tanto aggiunge alla sua pasta una nuova sfumatura sovraregionale.

 

 

Sembrerebbe che hai preso alla lettera il titolo del tuo primo corto ‘Non fermarti’, in cui un uomo corre alla ricerca della propria dignità. Tu invece cosa rincorri?

Bucci: Domandina facile tanto per cominciare? Beh diciamo che rincorro la possibilità di fare cinema e di potermi esprimere attraverso questa forma artistica che sento molto mia e amo profondamente. Pur respirando sin da giovane teatro cinema e letteratura ho potuto iniziare a girare cortometraggi piuttosto tardi (ma mi dico sempre che il suo primo film De Sica lo ha girato a 40 anni!) e quindi adesso… devo correre…

 

Il corto rappresenta per te una cifra stilistica autonoma, la tua dimensione più congeniale, oppure come altri pensi sia soprattutto una palestra, spesso motivata da questioni di budget?

È normale che io aspiri a girare, un giorno, un lungometraggio. Tuttavia i corti non sono una semplice palestra ma un modo per poter esprimere determinate sensazioni o emozioni che hanno proprio nel linguaggio del cortometraggio il loro sbocco più naturale ed efficace.

 

Il fil rouge della tua filmografia fino a questo momento sembra essere il tema della solitudine. Vissuta, cercata o subita, la solitudine è una componente imprescindibile dell’Uomo o della tua visione di Uomo?

Sì, in effetti hai colto abbastanza nel segno. Diciamo che è una mia dimensione molto forte (a volte costretta a volte cercata). Frutto di una vita non facile che ha modellato la mia anima in questa direzione. Non sono un pessimista né un depresso però… tuttavia malinconico direi di sì (ma essendo Gemelli appena volto l’angolo divento un “pazzariello” come avrai potuto notare con Nino del Vomero.

 

Le riprese dal basso: l’hai fatto in ‘In piedi’, l’avevi fatto in ‘Nino del Vomero’. roberto azzurro
Come la mettiamo? È un ‘punto di vista’ privilegiato? E quanto è faticoso? 

È stata una coincidenza in verità. Sono due corti basati su soggetti non miei che ho girato per omaggiare il talento di miei amici artisti e mi son ritrovato… a terra… In realtà l’idea di “In piedi” è stata di Valeria D’Onofrio e l’ho abbracciata con divertimento, mentre per Nino è stata mia l’idea di prendere questo racconto di Palmese, mirabilmente recitato a teatro da Roberto Azzurro, e di girarlo tutto attraverso la soggettiva di questo cane bassotto!

 

A proposito di fatiche: che fatica far vivere un corto (farselo distribuire, promuoverlo nei festival…) per non parlare dei mancati ritorni economici.
Tu come fai, ti viene la febbre all’istante o frequenti corsi di coraggio?
Certo a te è andata bene fin da subito, ma per altri è un’impresa… 

Bene fin da subito? È talmente un incubo gestire il tutto che salto la domanda.

 

Ora che abbiamo dato un po’ di fumo negli occhi, siamo ‘seri’ e coinvolgiamo un attore che hai spesso cooptato nelle tue fatiche, il qui presente Marco Cacciapuoti da Napoli. Detto ‘il Caccia’. Molti lo ricorderanno come l’interprete dello spot girato in occasione dell’Europride 2011. Ma tu quando e come lo hai incrociato, inguaiandoti?

Marco ha una grande passione ed è partito lui all’attacco. La prima volta che l’ho conosciuto ho pensato “non lavorerò mai con lui”. Ma ha una gran voglia di fare il suo mestiere e farlo bene. Non si arrende. La seconda mi propose di incontrarci per quattro chiacchiere e accettai curioso. Poi ti sorprende perché comincia a rifiutare tutto quello che gli proponi se non ne è fermamente convinto (non voleva fare l’escort di ‘Una notte ancora’…). Le cose vanno davvero in modo strano. Dopo aver amato il suo entusiasmo e la sua passione gli ho girato d’improvviso la proposta dello spot Europride (destinata ad un altro) e ci siamo ritrovati a girare soli io e lui alle 4 di una gelida mattina di Marzo. Il passo successivo, cioè farne il protagonista giovane di ‘Una notte ancora’ (anche questo ruolo quasi assegnato ad un altro attore) è venuto in maniera naturale.

 

marcoProprio nei giorni in cui siglavi le riprese di ‘Una notte ancora’ il Caccia mi ha pizzicato su Facebook e da allora siamo finiti qua. Vuoi raccontare come quest’uomo è solito stravolgere la vita di ignari malcapitati?

Non facciamogli montare la testa… non mi ha stravolto la vita. Però di certo ha dato un grande contributo alla mia vita/crescita professionale. Presentandomi peraltro Leone Orfeo (direttore della fotografia) e Pericle Odierna (compositore) che hanno reso ‘Una notte ancora’ più bello (ai miei occhi, ovvio) di quanto sperassi.

 

E ora raccontaci come ti ha (se ti ha…) fatto dannare sul set. In particolare di ‘Una notte ancora’.

Credo di aver fatto più io dannare lui… eh eh (ma Marco ama essere torchiato… credo).

 

Quale la scena più complicata da girare con lui?

La scena del litigio. Complicata anche perché eravamo esausti (purtroppo per motivi di budget le riprese si sono concentrate nell’arco di soli due giorni e una notte). Un’altra scena “complicata” è stata una semplice mano sollevata. Ma più durante le prove che sul set dove infatti, in pochi ciak, ha colto l’emozione che cercavamo.

 

Quale invece quella per cui l’avresti baciato in fronte?

Quella della mano sollevata… Infatti l’ho davvero baciato in fronte subito dopo.

 

Marco, ora tocca a te toglierti i sassolini dalla scarpa (o dalle scarpe). Vai, ci sono io a proteggerti…

 

(Silenzio)

Cos’è quel masso, dietro il quale ti nascondi?
(retropensiero: “non so cosa mi attende, ma andiamo oltre…”)

 

Caccia, hai fatto il consulente di produzione per ‘Una notte ancora’.
Ma davvero Giuseppe accettava i tuoi suggerimenti o al contrario è un tiranno, petulante e perfezionista come Kubrick?

Caccia: In realtà lui era molto diffidente nei miei confronti, c’è voluta prima l’esperienza dello spot dell’Europride per capire che di me si poteva fidare… Poi quando ho visto che era in gamba e simpatico ho deciso di mollargli qualche mia conoscenza fatta su altri set. Da lì il rapporto con Leone Orfeo, direttore della fotografia, e con Pericle Odierna, compositore delle bellissime note che fanno da sfondo a Senza amore, il mio primo film da protagonista.


N.B. Nessun sassolino nella scarpa, cara Gamy, solo tanto divertimento, passione e professionalità per portare a termine un progetto in cui ho creduto fin dall’inizio attraverso la fiducia e lo sguardo registico di Bucci.

 

Si vocifera che Giuseppe sia un esperto di taglio e cucito da far invidia a un sarto. C’è il rischio che ‘Una notte ancora’ finisca in sala coi soli titoli di testa e coda?

No, non c’è pericolo… però i sarti esperti sono coloro che hanno il coraggio di ‘operare’: un taglio sbagliato, un colore fuori posto e l’abito (il corto) non raggiunge l’eccellenza.

Si vocifera? Ma no… Il corto è completo da Febbraio e a Marzo è partito per diversi Festival da cui aspettiamo imminenti risposte, ed io due settimane fa ho tagliuzzato qualche altra cosa… beh sì, confesso che sono un poco nevrotico e mai soddisfatto. Quando voglio lusingarmi mi dico che sono come Wong Kar Wai (che adoro) che per montare i suoi film ci mette anni (facendo disperare i produttori) tornando continuamente a modificare il montato. Quando sono più realista mi dico che sono malato (ecco forse non sono grandi cose da dire per un regista che cerca un produttore per un lungometraggio). Marco tu che dici? Malato vè?

ivan
La domanda da un milione di dollari (ovvero quella che mi farà perdere la reputazione): ‘un’intera storia in una sola immagine’.
Una sfida che dal letterario può passare sullo schermo?

Veramente io sul personaggio di Claudio ho fatto un vero e proprio percorso prima di tutto letterario: mi sono trascritto tutte le battute a penna su carta dopo di che sul mio portatile ho cominciato a fantasticare di scrivere una vera lettera per l’altro personaggio “il mio amato Paolo”. Ora vorrai sapere che fine abbia fatto la lettera vero??? Bucciiiiiiii!!!

(Mmmm… il corto poteva essere dunque la sola lettera… rubiamo, va)

La lettera la conservo io ed è bellissima. Confusa e appassionata come il personaggio di Claudio. Per un po’ ho pensato di inserirla come voce fuori campo all’inizio del corto…. Poi è arrivata la musica di Pericle… Comunque la lettera potrebbe finire nella confezione del DVD…

 

E ora, egregio regista ci dica: che fine fanno i corti dopo aver visto la luce, e il buio in sala? Restano ‘giovani promesse, speranze o disoccupati a vita’?

Beh dipende dai corti. Quelli riusciti bene possono fruttare premi, passaggi a festival importanti e la possibilità di trovare produttori o altri artisti interessati al tuo lavoro. E per questo sono grato alla Yellow Bag ed in particolare a Giulio Cangiano che mi hanno affiancato negli ultimi lavori con affetto e fondamentale sostegno. 
Dunque posso dire che i corti sono preziosissimi oltre che forme d’arte a volte veramente strepitose.

Il 7 giugno 2012 il corto è stato proiettato al Queer Filmfestival di Palermo: questo è il primo passo di ‘Una Notte Ancora’, che di passi ne farà altri, ma non da gigante. Vogliamo che faccia il suo percorso ‘da bambino’.

Sì, è stato il vero debutto di ‘Una notte ancora’.
Il 22 giugno, invece, sarà presentato in anteprima al Nuovo Cinema Aquila di Roma in occasione del Gay Pride Romano che si terrà il 23 giugno.

E poi… vedremo quali altri festival ci accoglieranno, ma il Sicilia Queer Festival ha rappresentato l’anteprima mondiale di ‘Una notte ancora’; lì è stato giudicato da una giuria presieduta nientemeno che dalla strepitosa Emma Dante.

 

Con scatto felino il Caccia ti ha preceduto, del resto lui è un amante della corsa e si vede. Segno che continua a seguirne scrupolosamente ogni fase (retropensiero: o vuole diventare anche lui regista?…)

Spero che non diventi mai regista. Ci vuole troppa pazienza e controllo. Gli auguro invece una luminosissima carriera da attore… e una altrettanto luminosa da scrittore perché è un animale talentuoso e irruento che deve lasciarsi andare all’istinto.

  

L’addetta al trucco e parrucco (Agnese Colotti), come spesso avviene nelle conduzioni familiari, ha fatto anche da comparsa, ma assai sfuggente e di riflesso. Voleva evitare di lasciare tracce ai posteri?

No, se ci fai caso, ma qui Giuseppe sarà più esaustivo di me, è stata una finezza registica poiché in effetti riusciamo a vedere entrambi attraverso o grazie a uno specchio.

Ma no, serviva solo un passaggio, tutto qua… Agnese Colotti non è solo una strepitosa professionista, hair stylist e adesso eccellente truccatrice ma è una cara amica e il mio portafortuna (ha collaborato a quasi tutti i miei lavori!).

 

E mica tanto retropensiero: Caccia vuole diventare regista, si sta allenando!
Cinema italiano, comincia a tremare… (intanto quel masso mi preoccupa…)

 

Ed ora il rito: fatevi una domanda e datevi una risposta. ‘Corta’, please.

Mi è piaciuto fare questo corto? Da morire.

Mi è piaciuto fare questo corto? Da morire.

  

Una domanda ve la faccio io, anche se non merito risposta: ma perché accettate di sottoporvi a questi stress? Masochisti?

Ma quale stress? Girare corti o rispondere alle tue domande?

Tu non ci stressi ma ci regali momenti di svago che ci consentono di riflettere su quanto abbiamo sudato e il perché di tutto questo nostro affanno per il cinema.
Visto che però lo stress si accumula per altri versi, per un po’ spero di dedicarmi ad altri amori: il Viaggio, il vento e la letteratura.

sassolini e coyote

 

 

PS

Qualcosa mi dice che fra trenta secondi i sassolini e il masso finiranno tutti, complici il vento e la letteratura, contro il mio delicato portamento. E finirà qui il mio, di Viaggio…

 

 

 

Nino del Vomero, Italia, 2011, regia di Giuseppe Bucci, dall’omonimo racconto di Massimiliano Palmese, con Roberto Azzurro, montaggio Ferdinando D’Urbano, produzione Bucci-D’Urbano in collaborazione con Medea.net

In piedi!, Italia, 2011, regia di Giuseppe Bucci e Ferdinando D’Urbano, da un’idea di Valeria D’Onofrio, sceneggiatura di G. Bucci e V. D’Onofrio, montaggio F. D’Urbano, prodotto in collaborazione con Yellow Bag

Una notte ancora, Italia, 2012, scritto e diretto da Giuseppe Bucci, fotografia Leone Orfeo, colonna sonora Pericle Odierna, montaggio Ferdinando D’Urbano, prodotto in collaborazione con Yellow Bag

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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