Quanti sognano o hanno sognato – viste anche le difficoltà negli ultimi anni a trovare un impiego sicuro o perché rifiutati dal mondo del lavoro per ragioni di età – di avviare una piccola attività in proprio? Tanti a volte forse anche troppi, ma in fondo è giusto che ognuno insegua i propri desideri e aspirazioni magari anche sbagliando e fallendo, no? Per questo molti, giusto o sbagliato che sia, hanno deciso di reinventarsi buttandosi nella mischia del mondo imprenditoriale.

Ovviamente mi riferisco a quelle tante persone che avviano imprese individuali, che in Italia ormai costituiscono una grossa parte del tessuto economico nazionale. Il più delle volte sono proprio queste piccole realtà a offrire slancio al sistema produttivo del paese e ad assumere lavoratori da specializzare. Ciò nonostante in Italia sono queste stesse piccole e medie imprese a essere le più vessate e ‘tartassate’ prima, durante e (nell’eventualità) in conclusione dell’attività tanto bramata.

Devid – affezionato amico della rubrica ‘La posta del cu…’ – prima di trasferirsi momentaneamente in Uganda, mi disse che non se ne andava solo per problemi di cuore (leggasi Ramon) ma anche per problemi ‘di compatibilità con il fisco e la burocrazia italiana’. Pensavo fosse solo una delle sue solite uscite ‘melodrammatiche’ tanto per caricare di maggiore tensione emotiva il suo ‘triste’ momento esistenziale. Devid qui in Italia gestiva un piccolo salone di coiffeur (come amava dire lui) solo per uomini.

Per quanto ne sapessi io, gli affari giravano bene, il salone era sempre pieno di tanti notevoli ragazzi, giovani e meno giovani, che parevano usciti da una di quelle copertine di alta moda maschile… mi pare di non aver mai visto un uomo, che come me, passasse inosservato: aspetto ordinario e soprattutto fuori forma fisica! Veramente più che un salone di parrucchiere pareva l’atrio di una palestra chic. Devid comunque era sempre affaccendato tra una sforbiciata qua e un colpo di sole là, per questo aveva assunto anche un apprendista – manco a dirlo bello come il sole – molto efficiente. Insomma le cose andavano a gonfie vele e dopo tutto era in attività già da 8 anni, eppure a un certo punto ha venduto e mollato tutto.

Ho sempre pensato che la ragione principale di questa sua improvvisa svolta fosse stata la delusione con Ramon e non lo stress, di cui si lamentava spesso, a causa del sistema burocratico e fiscale italiano, a suo dire, soffocante. Il buon Devid mi parlava spesso dei troppi balzelli e obblighi anche per i piccoli e piccolissimi imprenditori che di certo non hanno mai favorito ulteriori investimenti in termini strutturali e di personale.

Di recente addirittura il ministro dell’economia (tal Giulio Tremonti) ha denunciato eccessivi controlli e oppressione fiscale sulle imprese invocando un sistema “burocratico e di regole più favorevole agli investimenti”. Dunque le lamentele di Devid erano fondate, cosa che in realtà ho appurato io stesso a mie spese (visto che gestisco un’attività artigianale di vendita e produzione del gelato).

Effettivamente fin dell’avvio della tanto agognata impresa individuale ci si rende immediatamente conto di come sia lenta, esasperante e costosa la macchina burocratica italiana; e mentre si cerca faticosamente di far partire l’attività, ci si rende conto altrettanto presto di quanto viceversa siano – uffici pubblici, erario e quant’altro – sorprendentemente rapidi a richiedere i pagamenti a stretto giro di posta!

Basandomi sull’esperienza personale e sulle storie apprese da colleghi, anche reperibili online, voglio provare a darvi un’idea, a grandi linee, di come si struttura fin dall’inizio il lungo, stressante e costoso iter per avviare un piccolo esercizio pubblico, poi magari proviamo verificare che cosa accade invece in altri paesi europei come la Germania.

Diamo per assodato che sappiate già che attività intraprendere perché da tempo vi arde dentro il sacro fuoco di una data professione, di cui si auspica anche che conosciate le basi e ne abbiate conseguito una congrua esperienza sul ‘campo’; io consiglio sempre almeno 3 anni (se non di più) di un percorso professionalizzante alle dipendenze di un esperto e corretto datore di lavoro.

Quindi inizierà la lunga ricerca – a volte esaltante altre estenuante – del locale in cui avviare la vostra ditta. Una volta trovato il vostro nuovo ‘spazio lavorativo’, valuterete i costi d’affitto e l’idoneità (grossomodo) dei locali al tipo di attività che vi siete prefissati di svolgere all’interno. Bene è esattamente quello che cercavate, dunque per non farvi soffiare il negozio stipulate subito il contratto d’affitto sborsando immediatamente una cospicua caparra (3 mensilità in genere) e ovviamente iniziando a versare il fitto mensile… se siete bravi però riuscirete a rinviare il pagamento del primo canone di locazione di almeno un paio di mesi (ve lo consiglio vivamente!)

Poniamo caso che l’attività che vogliate svolgere sia, guarda caso, una semplice attività artigianale di produzione e vendita del gelato (ma lo stesso varrebbe anche per pizzerie al taglio e similari). In questo caso potrete tirare un sospiro di sollievo (solo momentaneo), infatti, per questo genere di attività non è necessario la famosa ‘licenza’ concessa dal comune in base a uno ‘specifico’ piano regolatore.

Dovrete dunque solo presentare in comune una banale denuncia d’inizio attività… banale si fa per dire, infatti la cosiddetta DIA ha un costo in marche da bollo e versamenti con bollettini postali (intestati al comune) e soprattutto deve essere corredata da una bella planimetria dettagliata. Ma mica la convenzionale mappa catastale che vi fornirà il proprietario dei muri del locale, ma che scherziamo?? No, è necessaria una bella piantina fatta da un geometra iscritto all’albo, munita pure di dettagliata legenda che indichi la destinazione d’uso dei vari locali, di cosa ci si metterà dentro (attrezzature e arredi) e addirittura di come verranno disposti all’interno! Meglio poi se il buon geometra ha le mani in pasta anche presso il comune in cui volete aprire l’attività… così tutto probabilmente filerà via più liscio e ‘veloce’. Il costo dell’operazione? Beh dipende dal geometra ma mettete in conto non meno di 500 euro.

A questo punto penserete che il gioco sia fatto… e invece no perché per quanto non sia necessaria una licenza del comune in ogni caso dovrete aspettare la convalida della DIA, la regola dice che l’ufficio addetto abbia 1 mese di tempo per ratificarla, trascorso questo termine se non si è ricevuta comunicazione contraria la si può considerare accettata.

Ma non è finita qui perché l’avvio effettivo di questo genere di attività è subordinata essenzialmente all’autorizzazione sanitaria dell’Asl di competenza… e qui si apre un mondo! Infatti, anche l’Asl per concederti l’autorizzazione richiede una planimetria controfirmata da un geometra (oltre al pagamento dei soliti bolli e bollettini). In genere il geometra dell’azienda a cui ti rivolgerai per realizzare l’arredo e il laboratorio di produzione è a conoscenza di ciò che l’Asl richiede. Tuttavia anche in questo caso non è detto che tutto vada per il verso giusto, difatti il più delle volte ogni Asl ha regole – anche per uno stesso tipo di attività e produzione – diverse da regione a regione, per non parlare poi dell’interpretazione di leggi e regole che spesso sono a discrezione del singolo addetto sanitario. Lo stesso criterio vale ugualmente per le regole comunali e azzarderei a dire forse anche a tutte le leggi dello Stato! Va da sé che la confusione, lo stress e la rabbia si accumulano fin da molto prima di riuscire a inaugurare la propria piccola impresa artigiana o commerciale che sia.

O.K.! Se siete riusciti a presentare la planimetria che conforme alle richieste dell’Asl di competenza siete già a buon punto ma in realtà ancora metà dell’opera. Di fatto sebbene l’Asl ti confermi sulla carta che quanto presentato sia adeguato alle loro richieste comunque non ti rilascia l’autorizzazione immediatamente, dovrà passare un congruo tempo che varia da Asl ad Asl e dipende essenzialmente dal rapporto ‘volontà-tempo’ del singolo ispettore sanitario, il quale oltre a tutto si riserverà di venire a fare un sopralluogo a negozio completamente arredato e rifinito per verificare se tutto è stato svolto come progettato. E questo ci può anche stare se non fosse che il giorno in cui verrà, come un segugio scoverà ulteriori cose che non sono state fatte o che chissà perché non vanno più bene quantunque presenti nel progetto!

Spesso alcune regole imposte dalle Asl (mi riferisco in questo caso ai laboratori per produzione del gelato) appaiono astruse e, sebbene a loro avviso servano a salvaguardare l’igiene e la corretta produzione, a me sembrano solo degli inutili fardelli che vanno a gravare sul povero neo imprenditore provocando ulteriore stress psico-fisico.

Per fare un esempio, l’entrata del laboratorio deve essere separata da quella del punto vendita. La motivazione in realtà non è ben chiara, pare che per questioni igieniche la merce per la produzione del gelato non possa passare dalla stessa porta e ambiente da cui entrano e stazionano i clienti… chissà mai quali pestilenziali germi faranno aleggiare gli avventori nel punto vendita?! Se le entrate separate non esistono bisogna crearle pena l’impossibilità di avere l’autorizzazione. Ormai che sei in ballo balli… e soprattutto sborsi altri denari per aprire la nuova porta del ‘paradiso’!

Un altro esempio carino è la diatriba – a seconda delle Asl di competenza – tra l’utilizzo in laboratorio del miscelatore a gomito o a pedale. In genere il primo costa meno del secondo, ma il più delle volte l’Asl ti impone naturalmente il secondo.
Ma quali sono le motivazioni igieniche che impongono un certo tipo di miscelatore? Ma è chiaro, evitare che chi fa il gelato si contamini con ‘pericolosissimi’ germi toccando direttamente con le nude mani il miscelatore! Con la lunga asta a gomito è possibile agire sul rubinetto appunto con il gomito senza doverlo toccare con le mani mentre a pedale ovviamente attivi il flusso d’acqua premendo con il piede sul pedalino.

Dopotutto a loro poco importa se l’artigiano sia una persona che conosce le norme igieniche, se si lava le mani regolarmente o no, anche perché è praticamente impossibile verificarlo salvo controllarlo sistematicamente mentre manipola gli alimenti. Ma imponendoti il miscelatore a pedale hanno risolto il dilemma, lavandosene letteralmente le mani ma caricando l’artigiano di un’altra inutile seccatura. Vi assicuro che il miscelatore a pedale è scomodissimo perché tu non puoi lasciare scorrere l’acqua (ad esempio per riempire un secchio) e far altro nel contempo, ma te ne devi stare là a premere!

Poi ci sono tante altre piccole noiosissime e altrettanto superflue regole che vi risparmio, invero poi ciò che conta è la correttezza dell’artigiano e l’Asl dovrebbe piuttosto darsi pena di verificare di tanto in tanto che vengano rispettate le più comuni norme igieniche senza fare richieste e imporre regole che non servono a salvaguardare nessuno (se non l’Asl stessa) ma solo a far sorgere del malcontento e costi non indispensabili. Non che l’Asl non faccia controlli, ogni tot anni capita un sopralluogo, ma in genere non ha lo scopo di verificare il rispetto di semplici norme igieniche ma quelle di trovare qualcosa che ‘non va’ a tutti i costi per appiopparti una multa e quindi far cassa…

Per fortuna una volta fatto il sopralluogo – salvo gravi difformità di forma – ti rilasciano l’autorizzazione ‘definitiva’ imponendoti però di fare le eventuali (leggasi sicure) modifiche richieste durante l’accertamento entro un certo termine. E ciò si traduce in ulteriori spese.

Quindi dopo circa 3 mesi (se siete fortunati) dalla stipulazione del contratto di locazione di cui avete iniziato a pagare il relativo canone mensile, dopo aver sborsato tra i 1000-1500 euro per domande e incartamenti vari e aver dato i vari anticipi a fornitori e arredatori, forse riuscirete ad aprire il vostro negozietto già ampiamente in perdita e per di più sfibrati!

Come pensate che funzionino le cose in Germania per questioni simili? È presto detto: nel giro massimo di 1-2 settimane potete aprire la vostra attività avendo speso poco più di 50 euro tra incartamenti e versamenti! Sorprendente vero?

Se ne avrete la pazienza nel prossimo ‘episodio’, vi spiegherò come sia possibile questa abissale differenza e continuerò a indicarvi quali siano gli ulteriori soffocanti impegni e balzelli a scapito dei piccoli-medi artigiani e commercianti italiani (ma anche per piccole e medie industrie).

To be continued…

 

 

Franco Franchi & Ciccio Ingrassia: ‘E poi parlano male della burocrazia italiana…’

http://www.youtube.com/watch?v=D6AcyzwT9V8


Editing by Alessandro Vigliani

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