Se siete stati così arditi, o fessi, da farvi incastrare in matrimonio, allora meritate l’epilogo che si conviene, passare dalla brace al microonde per una ripassata delle ustioni, ovvero soccombere alla morsa di acquisiti o originari Parenti serpenti.

Distillato di veleno tutto all’italiana siglato Monicelli, il film è un campionario doc di tutte le miserie e le brutture di cui un nucleo familiare si può tingere dietro la cortina sfavillante del Natale, che in provincia o in capitale non rimedia sconti per nessuno.

Uno stuolo di abilissimi caratteristi rende l’idea oltre ogni dire.

Rivalutato nel tempo come il buon vino d’annata, non a caso viene riproposto tra Natale e Capodanno, certamente per rimanere in tema, mentre io spererei a monito, starei per dire, a non cadere in tentazione (ma propendo per la prima).

Due adorabili vecchietti, al tempo stesso suoceri e genitori, in testa a una combriccola di generi, nuore, cognati, figli e nipoti, per l’occasione riuniti davanti alla tavola imbandita della notte di Natale. Notte che ti ricordi a vita. Perché, prima o poi, il meccanismo delle feste e degli incontri arriva al tilt o al rush finale e trasforma tutto in un marasma allucinato.

Dietro ai regali, ai sorrisi incerottati, senti palpitar l’invidia, la maldicenza, la perfida ma in fondo becera illazione; vien fuori la sostanza di queste relazioni che affondano in una sola  parola, ipocrisia.

Così assisti passo passo allo scempio, alla dissoluzione di un ordine che va turbato e sconquassato per poi ritrovare un equilibrio. Pazienza se in questo parapiglia ci scappa il morto, anzi ne scappan due, ‘due belle personcine’ che hanno osato chiedere di trascorrere accudite gli ultimi anni di una vita spesa in sacrifici. Non sia mai detto, ognuno c’ha i suoi guai, i suoi segreti da preservare o gli stravizi da coltivare. Due vecchi sono un peso sullo stomaco, e se nessuno accetta lo scaricabarile, c’è un sistema solo, rapido e sicuro, la stufa – difettata – a gas. Così ti resta pure la casa e tutto quello che c’è dentro…

Dio che tristezza, altro che bianco natal, è ben più scura la nuance di cui si tinge…

Qualcuno ha rinvenuto pecche nel montaggio, criticato la lungaggine di un paio di sequenze (la tombola, la messa). Credo sia stato fatto ad arte, non essendo un film d’azione ma di modi d’essere e sentire, anzi la lentezza rende bene la misura di un tempo che rallenta ad una certa età, di una corporeità che ribalta i ritmi circadiani, lasciando alla gioventù ogni fretta.

Tutto scorre lineare, e in parte prevedibile, e tuttavia quei dialoghi almeno in parte sono entrati nella Storia e nel parlato, come quel ‘culo che fa provincia’ o il tormentone ‘Come stai, bene? son contenta’ in salsa modenese.

Caro Maestro Monicelli, non sarai stato al meglio per alcuni, ma sei lo stesso e sarai sempre, qui come altrove, un GRANDE!


httpv://www.youtube.com/watch?v=ad-5XHvSM2k


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Parenti serpenti, Italia, 1992, regia di Mario Monicelli

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.

www.paolacimmino.it
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2 thoughts on “Il senso della vita (parte III) – La stretta finale

  1. Voglio ricordare che Parenti serpenti porta la firma dello sceneggiatore Carmine Amoroso, che all'epoca era poco più che un ragazzo.
    In Italia purtroppo ancora oggi la categoria degli sceneggiatori non gode della medesima attenzione che viene prestata a registi ed attori.
    Non è un caso che un altro gioiello del nostro cinema recentissimo, Pranzo di ferragosto, abbia fatto impazzire per molti anni il suo ideatore e regista, Gianni Di Gregorio.
    Non si riusciva a trovare un produttore.

    Il successo di un film non può prescindere dal lavoro di ideazione che è alla base.
    Perciò complimenti a queste prestigiose penne che ci hanno regalato grandi emozioni e ricordi indelebili.

  2. Grande film che enfatizza aspetti purtoppo veri della vita famigliare.
    D'altronde il detto popolare ci ricorda che ti scegli gli amici, ma non i parenti.
    E vale per tutte le categorie che compongono la famiglia.
    Ho la fortuna, per il momento, di non appartenere a quel mondo. Spero che vada avanti così.

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