Giù al nord (della Francia).

Ovvero una bestemmia se affacciate sulle altre sponde, quando al solo nominare il punto cardinale (nord) si è raggiunti da sguardi di compatimento, manco fosse l’Inferno.

Della serie qui il nord è la feccia della feccia, il contrario di quanto avviene in Italia…

Viene da ridere: tutto è davvero relativo.

Intendiamoci: qui non si ride fino alle lacrime, come promette impropriamente la locandina,  danneggiando solo in parte una pellicola di buon livello, ma un po’ troppo lodata per originale.

Nulla da eccepire, tranne che non potendo usufruirne in lingua originale, gran parte dei giochetti linguistici, battute o doppi sensi suonano di certo assai meno divertenti in italiano.

Mettiamola allora così: commedia di pregevole fattura, semplice e divertente, mai volgare, ed azzeccato il cast.

Il vituperato nord della regione francese di Lille trova finalmente il suo riscatto agli occhi dei restanti francesi con la puzza al naso, e dà una sberla in faccia a chi parla senza sapere.

O forse sberla no, è più un buffetto perché alla fine volemose bene, in fondo gli umani sono uguali dappertutto, c’è del bello e del buono, ed il contrario, ad ogni latitudine, e meglio capirlo tardi che mai.

 

Ci voleva una pellicola per insegnarcelo?

Noi italiani abbiamo la memoria corta, o forse no, perché chi dimentica Totò e Peppino napoletani a Milano, e i loro strafalcioni, i modi di fare tipicamente italici di scimmiottare dialetti, usi e costumi?
Di farsi un’atavica guerra?

 

Non siamo gli ultimi arrivati, ma i nostri film molto spesso non varcano frontiera, non raggiungono il successo planetario.
Non è certo l’argomento, semmai la confezione. E ciò che ruota attorno.

Chi poteva scommettere sulla riuscita di un film sulla vecchiaia?
E invece Pranzo di ferragosto ha sbancato il botteghino e mietuto premi in tutto il mondo.
Senza spendere un capitale per produrlo.

 

Chi ha visto invece, in sala o in dvd, La repubblica di San Gennaro?

I francesi hanno esportato una pellicola altrettanto godibile, quel tanto più brillante, basata in fondo su un’ideuzza semplice ma di evidenza lapalissiana, e cioè mai dare per scontato, e dunque giudicare, sulla base di stereotipi, che si fondano sulla menzogna, sulla facile credulità.

Facile credere che al nord Pas-de-Calais faccia un freddo polare, che la gente sia chiusa e inospitale, che mangi cose obbrobriose e si ubriachi lavorando nel fondo di miniere. E simili bruti avranno ovviamente una lingua incomprensibile ai civili.
C’è chi lo crede solo perché fa comodo crederlo, per non vedere i propri difetti, ed innalzarsi ai propri occhi abbassando il livello degli altri.

 

Non solo, ma chi crede alla menzogna non sopporta che quella menzogna venga a galla, preferisce tenere gli occhi chiusi a oltranza.
Regola che passando dal sociale all’individuale qualcuno applica anche ai rapporti d’amore, e così la protagonista femminile preferisce sorbire le menzogne che il marito le propina pur di rimanere in questo modo saldamente ancorata alle proprie convinzioni.
Finché un giorno il castello di menzogne cade, si scopre una realtà diversa, e finalmente s’impara che tutto va saggiato ed assaggiato in prima persona.

 

L’idea alla base è dunque la scoperta dell’acqua calda, eppure un’ideuzza tanto semplice consentirà di attuarne ben due remakes, e dove mai di grazia, se non in Italia e negli States?
La tanto lodata fratellanza (e la coscienza civile) sa tanto di operazione puramente commerciale.

 

Quello italiano (Benvenuti al sud, in ossequio alle pari opportunità) è previsto per l’autunno di quest’anno, a firma di Luca Miniero.
E gli italiani andranno buoni buoni, tutta in fila, ad applaudirlo, perché si sente in giro che davvero si riderà stavolta, speriamo a crepapelle.

Speriamolo davvero, anche se a dire il vero, temo che dopo il film anche stavolta non cambierà una virgola nel nostro malcostume di giudicare ciò che non ci è noto, e il nord e il sud continueranno ad azzuffarsi a cane e gatto, come hanno sempre fatto, ed ancor più da quando esistono le leghe.

Ma non sarebbe meglio una pellicola (davvero originale!) siglata Ventimila leghe sotto il mare, un gran bel calderone dei vessilli e tutte le idiozie che ci propinano, e che vorremmo davvero sotterrare nel profondo degli abissi, compresi quelli della memoria collettiva?

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=lpbYJ4tqjIk&feature=search


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Giù al nord, Francia, uscita in Italia 2008, regia di Dany Boon

Totò, Peppino e… la malafemmina, Italia, 1956, regia di Camillo Mastrocinque






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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.

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