Il volo dell'angelo bianco 

 

 

“Winnie e Cohen non fecero neanche in tempo a capire.”

 

 

Buon per loro, direi, il peggio doveva ancora venire… per gli altri, visto che di Winnie e Cohen non si trovò più traccia. Ma almeno non furono gli unici.

Come per magia Alfred finì in un altro continente viaggiando quasi alla velocità della luce, per poi scoprire che la luce non l’avrebbe più vista. Altri s’aggrapparono disperatamente a oggetti e zattere improvvisate, fin quasi a sentirsi strappare ogni forza dai corpi martoriati. Molti cedettero alla furia delle acque scomparendo in gorghi giganteschi di roccia e fango.

E una porzione del mondo, ignara, non riceveva più alcun segnale da gran parte della Terra.

Altro che black out in India, altro che Tsunami, qui signori miei era l’Apocalisse.

 

(C’è da perdere il lume della ragione solo a pensarlo, invece è più che mai indispensabile mantenere i nervi saldi.

Manca ancora un po’ di tempo, dunque rimanete sintonizzati per le coordinate.)

 

 

Lacrime e sangue, urla e buio, si è detto. Un rombo inenarrabile e insopportabile per le orecchie umane, tale da augurarsi la sordità. Un grande masso dal cielo, tunf! in pieno oceano, così da renderecatastrofe dal cielo ancora più devastante l’impatto al suolo. Una colonna d’acqua gigantesca che si abbatte su un intero continente, provocandone l’immediato inabissamento (mi ricorda Atlantide).

Unica differenza che all’epoca di Atlantide non c’ero. E neanche voi che state leggendo.

Ora non mi dite che non vorreste diventare ‘viaggiatori nel tempo’ e assicurarvi di cambiare epoca, trovando riparo da questa furia. Io lo farei sicuro, scegliendo di tornare agli anni ’20, perché anche nella disgrazia continuerei a pensarla come Woody Allen (leggi Midnight in Paris). D’altronde se uno è uno sceneggiatore, di sicuro è tarato…

 

Altra cosa che vi verrebbe in mente ci scommetto: “Ma perché proprio a noi?”
Sfigati cronici o si vince qualche cosa? E se sì, quando passare a ritirare il premio, quando finisce la diretta?
Perché è una candid camera, no?
Ma dov’è il cartello “on air”?
Non sembra neanche una simulazione, una prova generale.

Qui davvero si salvi chi può…

 

 

L’orrore puro… la Natura non ha bisogno, bontà sua, di essere istruita: perfino Hitchcock da lassù si stupirebbe degli effetti speciali.

 

 

E dire che qualche pellicola ci ha già fornito qualche anticipazione. Ma la memoria poco aiuta in certe circostanze. Serve di più essere al riparo, sulla cima di una montagna lontana dalla zona dell’impatto, in un bunker per straricchi al centro del Nevada, e meglio ancora in una stazione in orbita.

 

Dall’alto chissà qualcuno potrebbe trovarlo perfino divertente.
Alla faccia dei reality show.

 

 

Siamo alla metà di agosto, ma vi giuro ho i brividi di freddo, se non di paura.
Fuori 35 gradi, dentro il condizionatore me ne regala 27.
Non sono in preda ai fumi dell’alcol, non mi sono fatta una canna, non ho avuto accesso a nessun DVD sull’argomento.

 

Ho solo letto un libro. Un libro ‘strano’.
Un libro che ti dà molte cose, ma te ne toglie altre. In grado di mettere a rischio il tuo equilibrio, o offrirtelo se non ce l’hai.
Ognuno reagisce come crede, ognuno prende ciò che crede.
Magari qualcuno non ci crede.

 

Inutile nascondere che un po’ di strizza viene, anche se ci ragioni su, se allontani il fantasma del catastrofismo a buon mercato. Vedi che il calendario va avanti inesorabile, che in certi luoghi il tempo temposembra trottare a una velocità diversa dal consueto.

Fatto mai caso al Tempo, che in certi luoghi sembra addirittura non esistere, mentre in altri scorrere vorticosamente? Ebbene a Roma sono certa che il Tempo fa ‘passi da gigante’: un giorno dura la metà esatta di quello in Tibet; il nostro, o forse il mio, non dura 24 ore, mi rema contro. Tocca lavorare pure di notte, per dire.

 

 

Ecco, non bastava la crisi, arriva sta cretina e ci dà il colpo di grazia con le sue elucubrazioni da Sibilla o Cassandra riciclata.

Lo ammetto: insieme a dei colleghi anch’io ho ceduto al fascino, anni fa, di descrivere scenari apocalittici e un futuro all’insegna della più bieca distopia. Una serie che di peggio forse non ce n’è, tanto alto era il livello di angoscia e depressione che induceva.

Ma come spesso avviene un’idea simile è venuta anche a un altro e ci ha riempito un libro.
Testo cartaceo e pubblicato.

 

Il titolo potrebbe portare fuori strada, e leggendo il testo lo spereresti: una volta aperto infatti finisci come un topo in trappola. Per vedere la luce devi arrivare alla fine del tunnel.

 

Alla fine il contenuto ti rimane impresso: il concetto è espresso in prosa e in lirica.
Se la vuoi c’è anche una chiave di lettura degli eventi, una sorta di scudo per difenderti e sperare.
Sperare di trovarti dalla parte ‘giusta’.

 

Entrare in una disposizione d’animo sbagliata è quanto va evitato in chi prende a leggere questo libro. Fra prosa e poesia cerca di fare il punto sull’insieme di profezie, miti e leggende che da secoli dominano l’immaginario collettivo. Prima o poi, come già è avvenuto nella storia del pianeta, un evento catastrofico metterà fine ad un’era di apparente benessere e sviluppo tecnologico, per cancellare la geomorfologia di un pianeta che l’uomo stesso ha contribuito a degradare con i suoi valori ‘alla rovescia’. Ciò non segnerà la fine della Vita, perché una parte della Terra riuscirà a sottrarsi alla devastazione e a intraprendere un nuovo percorso al di là del buio e del dolore attraversati.

Perché da ogni fine prende corpo un nuovo inizio.

 

Mi viene di pensare “chissà se ci sarò”.

Se ciò che segue è in qualche modo lo scenario che facilmente si può ipotizzare, allora, molto francamente, spero di non esserci. A parte la sfiga, per cui è sicuro che mi troverei nel posto sbagliato al momento sbagliato (una costante che ha caratterizzato la mia esistenza, non è un caso che con Murphy io sia culo e camicia) sopravvivere alla devastazione generale per una come me, che senza le cosucce sue non sa a che santo votarsi, non sarebbe in nessun modo auspicabile.

Ma quand’anche riuscissi ad adattarmi a uno stile di vita a dir poco spartano ed essenziale, il vero problema sarebbe la ‘sospensione’ dell’esistenza nell’accezione fino ad allora conosciuta.
Vuoi mettere perdere di colpo tutti i vantaggi e gli scudi della moderna democrazia per ripiombare in un mondo praticamente primitivo?
In una situazione di ‘tabula rasa’ e di legge del più forte addio Paoletta e tutti quelli come me, peggio che canne al vento…

 

 

Prendiamola così, con un po’ di ironia e se volete cinismo. Qua la faccenda è, altrimenti, ahimè terribilmente seria…

ora X

 
Per evitare di cadere in preda al panico, e in conseguenza agire d’impulso e male, bisogna ragionare. E fare anche un po’ di calcoli. A qualcosa servirà pure la statistica…

 

Appare quantomeno inquietante che svariate profezie, stilate in tempi andati, siano più o meno concordi nell’ipotizzare scenari catastrofici, e tutte inevitabilmente concordanti sulla stessa data.
Internet non esisteva allora, non c’era scambio incrociato di dati, né ci si parlava al cellulare, e neanche ad un normale telefono.

Tutti visionari? Alcolisti organizzati a ordire un gigantesco complotto per spaventare a morte l’umanità? O elucubrazioni frutto di sostanze allucinogene magari spacciate per le cure omeopatiche di allora?

 

Il motto qui non è “pentiti dei tuoi peccati e sarai salvo”.
È “guarda in te stesso, impara a conoscerti e abbi fiducia in te”.
È necessaria una rinascita, una totale rifondazione, e certo ‘non comunista’ come ci hanno abituato a pensare i nostri politicanti, per i quali il bene comune è da tempo un concetto astratto.

Di gente così, in un mondo nuovo, possiamo volentieri fare a meno.

 

 

Una lettura che è dunque un pugno allo stomaco, una conferma per alcuni, una speranza si spera, per tanti.
Ad li là di una forma non sempre all’altezza del contenuto, giustificata dall’urgenza di estendere il messaggio a quante più persone possibile, Il volo dell’angelo bianco, opera di un ragazzo sardo che scrive sotto pseudonimo, è una scrittura che fa riflettere, che a volte fa incazzare, altre commuovere, altre salire la pressione a valori lontani dalla norma.

Testo che c’è voluto coraggio per pubblicare e proporre a un grande pubblico, poiché potrebbe scatenare il panico se solo usufruisse dei canali mediatici; che qualcuno di sicuro condannerebbe per ‘l’ingiustificato allarme sociale’ che inevitabilmente ogni profezia apocalittica reca con sé.

 

Noi però non abbiamo paura né di parlarne, né di attirare la sfiga (che ci vede bene per conto suo).

Al contrario si spera di riuscire a sdrammatizzare un evento, che prima o poi (speriamo mai) potrebbe accadere, se non proveniente dal cielo direttamente dalla Terra stessa, devastata da una gestione ‘insensata e innaturale’.

La Natura prima o poi ci chiederà il conto, e non potrà che essere salato.

 

Sta a noi fare qualcosa per invertire la rotta e costruire un mondo migliore.
Ma bisogna agire presto senza arrivare ‘oltre’ il fondo. La crisi e altri segnali ci dimostrano che il limite è già stato raggiunto.

 

Poi quel che sarà sarà.
Se saremo fortunati avremo modo di riparlarne dalle colonne di LetterMagazine.

 

 

 

PS

Caro Angelo bianco, tu che sei in buoni rapporti col Divino, non è che metteresti una buona parola per tutti noi?

 

 

 

 

Senza volerlo Winnie e Cohen sono diventati i tragici eroi della nostra rappresentazione.
Chi l’avrebbe mai detto, a saperlo lei sarebbe andata dal parrucchiere, lui a trovare l’amante nel Wisconsin…

 

Ah, quasi dimenticavo, lo spettacolo va in scena il 21 dicembre di quest’anno, non di sera però. Alle ventuno era previsto il discorso natalizio urbi et orbi di Obama, che date le circostanze partirà invece in fretta e furia per le vacanze. Per dove?
Chiedetelo alla sua Intelligence.

 

Così per una volta si è deciso di anticipare la performance, rigorosamente ‘live’, alle ore 11:11 italiane.
La Doppia ora insegna.

 

Per la replica, a Dio piacendo.

 

 

copertina libro 

 

 

 

 

 

Il Vento, Il volo dell’angelo bianco, Edit Santoro, 2010

 

Per contattare l’autore:
vento83@live.it

Gamy Moore
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