Chiariamo subito una cosa: il comunismo non funziona. Non importa quale linea: marxisti, leninisti, d’alemiani (scusate, l’ultima è una corrente di destra…).

Il comunismo, non funziona né ha mai funzionato.

Se non sei comunista a 18 anni sei senza cuore, se lo sei a 30 sei senza cervello, diceva qualcuno. Niente di più sicuro.

Comunisti ci si può permettere di esserlo fin quando non esistono esigenze primarie importanti, leggi: “Portare a casa il grano per mangiare, pagare l’affitto e i pannolini per il bimbo che scagazza ad ogni momento”.

Comunisti lo si è da studenti, quando qualcuno ti paga la stanza dove vivi e ti passa i soldi per mangiare, dove il tuo problema più grosso è: “A quale festa andiamo stasera?” E allora dividere il letto, l’appartamento con i tuoi amici non è affatto un problema, le lenzuola poi le porto dalla mamma a lavare.

Il compagno prende 30 grazie alla tesina che tu gli hai scritto mentre lui era al concerto degli Afterhours? Evviva! Che piacere dare una mano a un vero compagno.

Anche condividere la ragazza del tuo amico è una cosa giusta: “Amore libero, amore per tutti! Ohi, ho detto la tua ragazza, non la mia!”

Quando poi ti trovi nel mondo reale le cose d’improvviso cambiano: il tuo caro compagno stavolta ha preso la promozione grazie al tuo progetto. A lui, ufficio, segretaria e macchina della ditta. A te, cubicolo e ore extra perché “Devi lavorare, impegnarti, e poi forse diventerai bravo come lui!”

E che dire quando i tuoi cari ex-compagni di corso vengono a trovarti a casa tua? Ehi, che bello! Quanto tempo, son contento che vi fermiate un po’! Solo che il po’ diventa una settimana, poi due, poi un mese. E la dispensa la rifornite sempre voi, e la biancheria va lavata a tue spese e la casa la pulisci tu. Anche perché loro dormono fino a mezzogiorno, ché la sera prima sono andati a un party di quelli forti mentre tu sei andato a letto alle 9, distrutto dal lavoro, sapendo che la sveglia invariabilmente suona alle 6. E alla fine ti lasciano quando la dispensa è vuota come il tuo conto in banca.

Il comunismo non funziona perché è un’utopia, un dogma. Nel comunismo bisogna credere, convincersi che siamo tutti uguali, senza differenze. Bisogna identificarsi nell’altro, capire i bisogni dell’altro e dare una mano, sempre. Prima la comunità. Poi il singolo. Come quell’altra grande forza politica, quell’altra ideologia… come si chiama? Ah sì: religione cattolica.

Perché vedete, Marx aveva ragione: la religione è l’oppio dei popoli. Quando ha detto questo, ha detto la più grande verità al mondo. E ha anche indicato la fine del comunismo. Perché per funzionare il comunismo deve essere una religione, deve avere un credo al quale non si discute, uno scopo superiore, un fine ultimo come il paradiso. Come nella religione, la massa combatte, si dibatte e non viene mai completamente soddisfatta: sì, bravi ma ricordatevi che potete fare di più. Gli unici a raggiungere quello che il credo chiede sono i morti: eroi o santi, o entrambi. Per i vivi, c’è sempre il bisogno di faticare per il bene comune, di fustigarsi perché non si è perfetti.

E intanto l’oligarchia vive bene, comandando da sopra. Sì perché la cosa più assurda, l’insulto ultimo del comunismo è che siamo tutti uguali, tutti dello stesso colore, tutti blu. Ma quelli che governano sono più blu degli altri.

Il comunismo è una balla enorme, come lo è la religione cristiana, come lo è qualunque religione o dogma.

Eppure.

Sì, perché un eppure c’è.

Secondo voi, come sarebbe stato il mondo senza quella spinta innovatrice che è stata il comunismo all’inizio del secolo scorso?

Ricordiamo cos’era la vita ai primi del ‘900: terra in mano a possidenti che se la passavano per diritto divino, popolino costretto a lavorare come bestie, dalla più tenera età. Possibilità di emergere se non appartenevi a una classe nobile e/o danarosa? Scusi, domanda di riserva, prego.

Diritti dei lavoratori? Certo: se morivi sul posto del lavoro (o meglio, quando) il tuo corpo lo portavano fuori in strada.

Ferie? Malattia? Scuole pubbliche? Dai, siamo seri. Il mondo era sotto il controllo di monarchie, quando andava bene, di dittature quando i nobili cadevano.

E non ditemi “Non è vero, gli Stati Uniti erano una repubblica”: votavano solo i proprietari terrieri e la figura di presidente è stata istituita solo per mettere davanti al popolino una figura reale, in modo da tenerli buoni.

Cos’è che ha cambiato questo? Cos’è che ha portato speranza, diritti, libertà?

Lo ha fatto un movimento di ribellione, un movimento di pensiero e di azione. Lo ha fatto il comunismo.

È stato il comunismo a portare l’uomo davanti a tutto, a mostrare i limiti e l’ingiustizia di un sistema di schiavismo. Sono state lotte, sangue, morti a dare a noi tutti, ora, le 8 ore di lavoro, la mutua, la scuola pubblica.

È stato questo grande movimento a dare a tutti la consapevolezza di essere, di esistere, di valere come individuo (per assurdo, quando il movimento si basava sulla comunità).

Un grande movimento di ribellione come ce n’era stato solo uno simile nel passato, ed era iniziato all’incirca all’anno 0.

Purtroppo entrambi i movimenti sono stati ideati e creati da uomini: e allora ecco che questi sistemi hanno creato clientelismi, burocrazie, centri di potere: perché c’è sempre il più furbo che ne approfitta e c’è sempre il parassita che vive sugli altri. È la natura umana, non si potrà cambiare. Ed ecco nascere gli uffici per la soluzione di problemi inutili, o meglio, per la creazione di problemi che poi andranno (forse) risolti in altri uffici.

Ecco che per avere una visita all’ospedale si aspettano mesi, perché le macchine sono tenute libere per i professori di turno e i loro clienti a pagamento, ecco che alle elementari ci sono 5 maestre per 17 alunni e ancora si dovrebbe trovare posto per altri precari!

Perché tutto funzioni ci deve essere la più profonda convinzione da parte di tutti, la massima serietà e presa di responsabilità. Ognuno deve essere responsabile di quello che fa, per sé e per gli altri.

Allora le cose potrebbero, forse, funzionare. Un sistema di responsabilità può trovare il modo di tagliare i rami secchi, di uccidere i parassiti che danneggiano la pianta, di concimare e annaffiare e potare e alla fine, ad ogni stagione, cogliere i frutti maturi.

O forse nemmeno quello basterebbe, perché tu puoi prenderti tutte le responsabilità, agire contro tutte le regole per onorare una promessa che hai fatto, per onorare quelle stesse regole che stai infrangendo. Per poi alla fine trovarti di fronte all’unica cosa che non hai previsto e che manderà all’aria tutto ciò che tu hai fatto, tutto ciò in cui tu hai creduto. Alla fine, l’unica cosa con cui dobbiamo fare i conti è quella con cui non possiamo fare i conti: il caso.

Questo non ce lo insegna il Papa, non ce lo insegna Marx. Questo ce lo insegna Friederich Dürrenmatt, ne “La Promessa”.

Questo libro vi creerà molti, moltissimi dubbi. Farà male, probabilmente, come un pugno allo stomaco.

Allo stesso tempo questo libro ci lascia una certezza: dopo “La Promessa”, non esiste altro noir o poliziesco o giallo che sia. Nessuno, nessuno raggiungerà mai quella vetta.

Con Affetto

 

IK

 


…e per la passiensa ringrassiamo la compagna Elvira!

 

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Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
Ovviamente ci sarà spazio per i vostri educati e intelligenti commenti. Commenti irrispettosi non saranno pubblicati ma immediatamente cestinati.

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10 thoughts on “Comunismo, responsabilità e i perché

  1. JJ anche questa volta ti condivido, sono arruolata di fatto nelle tue cheerleaders. Ti condivido ancora di più perchè ho letto “La Promessa” e l’ho trovato un gran libro, e perchè sono cresciuta in una famiglia di “fede” comunista, perchè proprio di “fede” si trattava. Li capisco, durante il fascismo in casa mia chi non è stato ammazzato dalla dittatura ha rischiato di morire di fame, il livello culturale era per i maschi “leggere scrivere e far di conto” e per le femmine neppure quello, e avevano bisogno di una fede per sopravvivere. Il mio “senso critico” è stato un lusso da ragazza che per prima in tutta la famiglia ha potuto studiare, e regalare i libri di Solgenitsin a mio padre era una spocchia da adolescente. Io ho rifiutato la fede, ogni fede, comunismo o religione perchè non ci vedo la differenza, ma la religione cattolica voleva le donne in casa, ignoranti, a fare figli, mentre la religione comunista (almeno in Italia, negli anni ’60 e ’70) ha prodotto lo Statuto del Lavoratori, la parità di salario tra donne e uomini, il divorzio, la legge 194 per l’aborto, il femminismo, la diffusione della contraccezione. Peccato che dopo la caduta del muro di Berlino si è decretato “la fine della storia” e in pochi anni stiamo perdendo i diritti per i quali tante persone, donne e uomini, si sono fatti ammazzare per 100 anni. Morale: siamo animali stupidi, senza l’indottrinamento di una religione non ce la facciamo a combattere.

  2. @ Vanni: mi spiacerebbe deluderti con il mio commento, ma credo che le cause della morte del comunismo in fabbrica siano due:
    – gli operai
    – il comunismo

    Gli operai hanno combattuto negli anni giustissime battaglie per i diritti dovuti, e le hanno vinte. Poi però troppi si sono seduti sui diritti, dimenticandosi spesso dei doverei: il “La fabbrica siamo noi” implica sì un maggior rispetto e riconoscimento da parte dei padroni, ma pure un maggior senso di responsabilità da parte dei lavoratori.

    Il comunismo (attraverso i sindacati) nella sua evoluzione post-lotta ha contribuito ad ammassare gente e a creare posizioni e burocrazia non necessarie. Questo ha solo appesantito la produzione togliendole competitività (ricordatevi sempre che una fabbrica funziona finché fa soldi. Punto).

    Esempio maggiore è il fatto ch ela maggior parte delgi operai oggi vota a destra.

  3. Sono pienamente daccordo, infatti ora che il sogno comunista è morto il lavoratore dipendente sta tornando alla schiavitù (leggi Fiat).

  4. @ Elisa: grazie mille, contento che ti sia piaciuto!

    @ Bandito: cioè cominci a seguirmi solo da ora? e fin’ora che hai fatto della tua vita? heheheh

    Se volete, potete trovare aggiornamenti giornalieri su

    http://www.facebook.com/InkKiller

    E soprattutto leggetevi “La Promessa”

  5. Complimenti: analisi perfetta, se Carla di avesse dato un pugno le avrei testimoniato contro ;). Sta di fatto che alla base c’è proprio l’imperfezione dell’uomo, proprio per questo il comunismo non funziona. Finalmente un articolo scritto con la testa!!! Incomincerò a seguirti!!!

  6. Grazie Raffaele, Grazie Carla.

    Quell?eppure c’è Carla, ma ormai se ne sta perdendo il senso. E lo sta perdendo soprattutto chi dovrebbe portarlo avanti.

  7. Arrivata a metà del tuo articolo ero pronta a darti un pugno se ti avessi trovato avanti.
    Poi quell'”eppure” e ciò che è venuto dopo ha rimesso a posto le cose.
    Quello che hai scritto è verissimo, ho solo qualche diversità di opinione, data la visione diversa della “fede”, non religione, divina o terrena, ma alla fine concordo appieno.

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