Sinossi

Venuto a conoscenza di un’imminente pandemia, Floris Calligaris, primario di malattie infettive di una piccola cittadina, si dimette dal lavoro.

La scelta tanto improvvisa sconvolge la moglie Lilia e la figlia adolescente Iris. A ciò si aggiunge l’imposizione dello stato d’isolamento che fa precipitare una situazione familiare già tesa e problematica in un abisso di rancore e progressiva follia. Costretti in casa insieme i tre non potranno che affrontarsi e prendere atto di ciò che sono diventati: Floris con la sua meschinità e vigliaccheria; Lilia coi suoi segreti e i comportamenti sempre più antisociali; Iris, bollata fin da subito come bizzarra e pericolosa ma forse unica coscienza ancora viva e capace di riscatto.

Tra le atmosfere alienanti di Richard Matheson e il sentimento caustico di film come American beauty e Happiness, il romanzo di Marco Candida indaga, con toni spesso parodistici e paradossali, i comportamenti umani e le relazioni tra le persone in situazioni limite come un lockdown o la vita di famiglia.

 

Estratto

Giunta nei pressi della sua meta, si sistema accanto alla fontana interna al Centro Commerciale. Si toglie gli occhiali da sole e se li ficca nelle tasche assieme alle cartucce. È stupita che nessuno l’abbia ancora fermata per chiederle i documenti o per arrestarla a causa del parcheggio da lei eseguito poco fa; ma allo stesso tempo la cosa non la sorprende più che tanto: Lei è la Prescelta e il Padre Suo e Suo Fratello stanno vegliando su di Lei per farLe compiere la Sua Missione. Ora ferma presso la fontana, Lilia si mette a passare in rassegna con lo sguardo i peccatori lungo il corridoio. Un uomo di una cinquantina d’anni con la barba incolta e piena di macchie bianche, la testa spelacchiata e addosso un husky blu scuro sta mangiandosi una tavoletta di cioccolato bianco. Grandi morsicate. Quell’uomo, anche se con ogni probabilità si considera solo un “golosone”, è affetto da cioccolismo. Certo, nulla in confronto alla dipsomane che è diventata lei in questi ultimi mesi, anche se il suo craving alcolico è più che giustificato vista la condizione d’incertezza circa la salute dei suoi linfociti. E poi, se stiamo a radiografare i peccatori in tema di dipendenza, allora non la finiamo proprio più. Ogni peccatore che sia un peccatore ha una dipendenza: e in fondo Nostro Signore al primo articolo del Suo Decalogo altro non ci ha chiesto che non dipendere da nulla se non da Lui. La richiesta più difficile di tutte, in effetti. Tutti abbiamo dipendenze. Così Lilia stendendo il suo sguardo onnisciente riesce a riconoscerli uno per uno. Ecco il dipendente da caffeina fermo al bar che indica il due con la mano alla ragazza dietro al bancone e ridacchia, e quella si volta dandogli le spalle e si mette a preparargli un altro caffè. Ecco là invece il dipendente da Internet che procede con la testa china sul suo cellulare mentre controlla chissà cosa chissà perché sulla rete: è un ragazzo sui venticinque anni con una montatura degli occhiali molto grossa, quadrata e di plastica nera, che gli fa gli occhi a spillo. Ecco l’ipersessuale che passa a grandi falcate toccandosi il coso senza nemmeno rendersene conto: se lo tocca uno, due, tre volte… Se lo tocca in continuazione (sposta di qua, aggiusta di là, gratta di su…) e l’altra mano la tiene in tasca in contatto diretto con le palle. Un uomo con un bel cappotto di gabardine e una ventiquattro ore si ficca una mano in tasca, ne estrae una bustina di zucchero, la apre servendosi anche dell’altra mano che tiene la valigetta e se la rovescia nel gargarozzo senza nemmeno rallentare il passo. Dipendenza da zuccheri. Ferma in un rettangolo di luce solare che proviene da un finestrone del grande magazzino c’è una donna, la quale sta con il volto rivolto in modo comico verso la luce cercando di… abbronzarsi. Magari la tanoressica sta aspettando il bibliomane che ha accompagnato nella libreria del Centro Commerciale per pigliarsi l’ennesimo libro che leggerà, se lo leggerà, pescandolo in mezzo agli altri, tra due o tre anni. Comunque, mentre medita su questi dettagli sondandoli con la sua mente onnisciente, lo sguardo di Lilia viene sequestrato dalla donna che sta passando con quattro borse piene di maglioni, pantaloni e altro vestiario assortito in una gaia manifestazione di shopaholism. Una bimba di cinque anni aritmomane passa con la mamma aporofoba (sta controllando quanti soldi le sono rimasti nel portafogli con l’aria affranta, preoccupatissima) contando ad alta voce e aiutandosi anche con le dita delle manine. Certo, uno spettacolo molto più consueto del dacnomane che sta mordicchiandosi il bancomat sbocconcellandolo manco fosse la tavoletta di cioccolata che stava divorandosi lo zombie cioccolista di poco fa. Il Centro Commerciale è semideserto per via del lock down (che a quanto si sente dire dai media terminerà tra una settimana o poco meno, anche se ormai Lilia ha smesso di credere a quei porci trafficoni della politica e ritiene che il coprifuoco durerà ancora sei mesi – e la narrazione terminerà come termina il film “Contagion” con protagonisti una marea di attori di hollywood famosi, uscito nel 2011, e prodotto dagli stessi produttori del giro di quel produttore scivolato nel fango dopo le accuse di molestie sessuali alle attrici: e la narrazione del Coronavirus sembra un calco della sceneggiatura di quel film… anzi, chissà, ora che Lilia ci pone mente se un complotto esiste, la prova più evidente è il film di Steven Soderbergh, e dietro la pandemia globale magari c’è Harvey Weinstein…. per farcela pagare… e magari anche Matt Damon), ma c’è ancora gente a sufficienza da riempirci un sanatorio o uno zoo (ah, dove si schiaffano gli animali matti di uno zoo: è mai esistito un manicomio per animali?) ed è il luogo ideale per la Impossible Mission di Lilia. L’afefofobo procede zigzagando tra la folla di zombie peccatori della minchia come uno slalomista alla Alberto Tomba. L’onicofago si sta mangiando le unghie di entrambe le mani guardandosi attorno come un panofobo o un fobofobo o un gelotofobo. L’olactofobo mette un piede in una profumeria (che ha le serrande solo mezze abbassate) e quando lo capisce schizza fuori come se fosse scoppiato un incendio. La bimba aritmomane e la mamma aporofoba di prima incontrano un bimbo di nove anni matemofobo che quando vede le due si mette a piangere e a strillare. Un cheilofago le si pianta per un istante davanti affondando i denti nel labbro inferiore fino a che un rivoletto di sangue prende a scendere dall’angolo destro della bocca. Poi, si schioda da lì e continua la sua strada, ma si blocca subito quando incontra un amico. Questi è sulla trentina, ma ha la psoriasi (perché non si fa una cura? È povero in canna? Forse è cieco, a giudicare dalla montatura quadrata di plastica nera con i fondi di bottiglia inseriti dentro), e dopo un po’ che ascolta il cheilofago, che pare non curarsi, tra l’altro, di avere un rivoletto di sangue da un angolo della bocca, mette in atto un comportamento da psittacista ripetendo le parole del chielofago a pappagallo. Lilia storna lo sguardo e un ablutofobo le passa a un tiro di sasso esalando il prodotto della sua fobia. Lei manda due colpi di tosse, stringendo un po’ più forte la canna del fucile. Un belonefobo si lamenta degli esami del sangue sputando la sua fobia in un cellulare grande come un e-reader. Mentre parla si scontra con una signora che ciondola di qua e di là come se stesse per esalare l’ultimo respiro e crollare a terra a faccia in giù. Le borse nere sotto gli occhi della donna dicono a Lilia che è affetta da clinofobia e da giorni non chiude occhio. Il cherofobo non prova nulla alla notizia di avere passato l’esame che gli consentirà di occupare il posto per il quale studia da una vita. Abbassa gli occhi e tiene il tono di voce freddo, superiore. L’eisoptrofobo compie un giro largo ogni volta che incontra uno specchio e per lo più tiene la testa bassa: guardarlo è uno spasso. Il cherofobo raggiunge la fidanzata ereutofoba comunicandole la notizia dell’esame e lei rimane impassibile e si porta subito le mani al viso preoccupatissima di quel che le potrà accadere alle guance. Lilia stringe la canna del fucile un po’ più forte. Guardare questo fiume di umanità varia le fa provare una strana pietà che anziché ammorbidire le indurisce il cuore. Così tanti difetti… Ogni comportamento è così sbagliato… E non possono farci nulla. Marionette guidate dai fili invisibili delle loro fobie, manie, nevrosi, psicosi… Una donna incinta passa con il cellulare e sta blaterando di avere paura di partorire da quella tocofoba che è. E la siderodromofoba che giura e spergiura che lei il treno, mai! Lo sta ululando al compagno amaxofobo, poveretto.

E lei? Lei stessa, l’avvocato Caloni-Calligaris, non è forse una stigiofoba?

Sì, lo è.

Questo il suo peccato.

Ha paura di marcire all’inferno entro pochi giorni.

Lilia creperà.

Creperà.

 

L’Autore

Marco Candida ha esordito nel 2007 con La mania per l’alfabeto, Sironi editore. Ha pubblicato una dozzina di romanzi. Il suo ultimo lavoro è Incendio nel bosco, Tarka edizioni, 2019. È presente nell’antologia americana Best European Fiction curata da Aleksandar Hemon.

 

I 69 GIORNI

Romanzo

 

Editore: ‎ Autori Riuniti (21 ottobre 2021)

Lingua: ‎ Italiano

Copertina flessibile: ‎ 200 pagine

ISBN-10: ‎ 8831968300

ISBN-13: ‎ 978-8831968300

Gamy Moore
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Gamy Moore

Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.

www.paolacimmino.it
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