La proiezione ideale [recensione]


di Flavia Chiarolanza

Non è facile, nel volgere di poche pagine, delineare uno scenario distopico e inserirvi situazioni convincenti. Eppure, Angelo Lachesi ci è riuscito, e io sono riemersa un po’ turbata dalla lettura del suo racconto La proiezione ideale, fermandomi a riflettere sulle derive di un progresso tecnologico mai così poco avulso dalla realtà.

In un breve arco spaziale, e con pochi personaggi a disposizione, arriva netta la condanna delle nostre piaghe più attuali: criminalità, corruzione, diseguaglianze sociali. E, soprattutto, assuefazione alla violenza, tant’è che la cronaca nera non avvince più i lettori del giornale su cui scrive il protagonista, abituati come sono a vedersela sotto casa nelle sue varie declinazioni (spaccio, rapine, vandalismo), surclassata perfino dalle notizie di calcio dilettantistico. Lo sport, si sa, è tra gli svaghi prediletti del popolo italiano. Non che l’autore fornisca indicazioni in merito al dove e al quando, ma i nomi che circolano nel racconto sono tutti di italica matrice. Lecito desumere che ci troviamo nel bel Paese, sia pure proiettati un po’ più avanti rispetto al nostro calendario. Ma di poco, perché l’intelligenza artificiale corre veloce, come la fantasia degli autori. Non stiamo forse adoperando noi stessi, per la lettura di questo racconto, un dispositivo elettronico il cui maneggio si sostituisce alle pagine di carta? Con buona pace degli antichi scrivani.

Nel racconto di Angelo esistono macchinari in grado di orientare i sogni delle persone secondo i loro desideri, fino al punto di soppiantare la realtà. Ognuno, dopotutto, desidera un rifugio in cui rintanarsi, al riparo dai mali moderni. Peccato, però, che anche l’evasione sia un lusso riservato a pochi. La tecnologia costa, come ci insegnano i moderni magnati. Chi possiede denaro, costruisce i suoi bunker, mentali o d’acciaio, lasciando fuori tutti gli altri.

Ne è ben consapevole Silvano, il nostro protagonista, di cui l’autore ci lascia immaginare il tormentoso passato e le scarse aspettative per il futuro, tratteggiandone la personalità con decisione, pur non avendo davanti a sé lo spazio di un intero romanzo. E in lui, nella sua vita che scorre languidamente, chiunque può identificarsi, giungendo a condividerne le scelte. Per quanto sofferte.

Una storia dal ritmo incalzante, quasi cinematografico. E di alcune pellicole distopiche, effettivamente, reca i segni caratteristici.

Ottimo il registro narrativo. Per certi aspetti, l’incedere dei personaggi tra gli ambienti e la loro puntigliosa descrizione, anche fisica, ricorda lo stile visionario di Murakami.

Alla fine, nessun interrogativo resterà inevaso, e a fluttuare nei pensieri ci sarà solo il ricordo di una buona lettura, di quelle che spingono a rimuginare. Cosa può esserci di meglio, quando si intraprende un’avventura letteraria, piccola o grande che sia?

Amaro in bocca, questo sì, quando Lachesi mette il sigillo a un inevitabile epilogo. Una chiusura perentoria, altrimenti staremmo a disquisire di utopia. E non è questo l’intento della Delos Digital che, con la sua collana Dystopica, raccoglie intorno a sé una cerchia di talentuosi autori specializzati in questo genere, tanto amato per i suoi continui agganci alla realtà.

Complimenti, Angelo. E Auguri di simpatiche incursioni, nonché stravaganze oniriche!

 

La proiezione ideale di Angelo Lachesi
Delos Digital editore, 2025
Collana Dystopica, a cura di Linda Talato e Vincenzo Romano
Copertina di Dante Primoverso (IA)

ISBN 9788825432091

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