Vi piace scrivere?

Se rispondete affermativamente, allora ci si pone la domanda del perché (per chi) scrivere.

Per sé? ovviamente. Prima di tutto si scrive per sé.

Questo è quello che si fa nel DiarioSegretoPersonaleIntoccabile. Si scrive per se stessi.

Io riuscivo a malapena a scrivere i compiti da fare, sul diario. Figuratevi tenerne uno personale.

Scrivere per me? io mica ho cose da dirmi. Le so già. E se anche me le devo dire, me le dico e amen! Mica mi serve scrivermele per poi rileggerle. Ci sento ancora bene, e poi, detto tra noi, la distanza tra me che parlo e me che ascolto è di pochi centimetri…

Se scrivete per voi, tenetevi i vostri scritti. Non mi interessano.

Se invece scrivete perché volete che qualcuno vi legga si aprono altri scenari:

– scrivete perché avete qualcosa da dire,

– scrivete perché pensate di cambiare il mondo,

– scrivete perché siete arrabbiati con qualcuno e glielo volete far sapere,

– scrivete perché siete innamorati di qualcuno e glielo volete far sapere,

– scrivete perché siete sicuri di essere dei grandi scrittori e volete che qualcuno vi legga.

In qualsiasi di questi casi, eccomi per voi. Un killer, certo, ma giusto e imparziale. Se il racconto è bello, sarete premiati con una pubblicazione su LetterMagazine (che, detto tra noi, è in splendida ascesa).
Se il racconto è brutto, sarete puniti con una pubblicazione su LetterMagazine.

A seguito del racconto ci sarà il mio commento, positivo o negativo. Comunque dettagliato.
Ora, perché farvi giudicare da me? chi sono io, dite voi?

Nessuno.

Però, mettiamola così: se non vi sentite pronti a farvi giudicare da un vostro pari, allora come pensate di sopportare il giudizio di chi questo lo deve fare per lavoro?

Mettetevi alla prova! Misurate il vostro coraggio!

Il Killer vi attende al vaglio.

Se vi sentite pronti, mandate un vostro racconto a juanjose.dasilva@lettermagazine.it

Con Affetto

IK

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
Ovviamente ci sarà spazio per i vostri educati e intelligenti commenti. Commenti irrispettosi non saranno pubblicati ma immediatamente cestinati.

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13 thoughts on “La Sfida

  1. Killer, ma certo che sì. Guarda, te l'ho detto, al momento non avrei potuto mandarti nessun racconto, perché sono tutti "in attesa di" oppure "pronti per" oppure sotto "il giudizio di": insomma, nessuno pubblicabile on line, per ora. E guarda che sono molti. Gli unici due rimasti spogli, probabilmente i peggiori, te li ho inviati. Uno non era pubblicabile – e sappiamo entrambi il perché. L'altro ce l'hai.E, anche se non è un granché, anzi forse il più insulso che abbia mai scritto, voglioil giudizio severo e crudo. La prendo anche un po' come un gioco, una sfida scherzosa, appunto. Quindi attendo ;-P

  2. Killer,
    ma il mio racconto? Che fine ha fatto? Hai deposto le armi e hai deciso di non disturggerlo? 🙁 E io che aspettavo tanto questo momento…

    1. Tranquillo Diego, che arriva il tuto turno! non ti ho dimenticato, ma c'è molto da fare!

      E poi, sicuro di voler conoscere il giudizio? heheheh

  3. "se non vi sentite pronti a farvi giudicare da un vostro pari, allora come pensate di sopportare il giudizio di chi questo lo deve fare per lavoro?"
    Emh… un commento negativo da una persona che lo fa per mestiere sarei costretto ad accettarlo perchè si presume che sia moooolto bravo, essendo retribuito. Mentre essere giudicato da un mio pari che, in teoria, non ha la facoltà di giudicarmi, può suscitare in me un po' di disagio. Facendo un esempio: se giocando a pallone un mio compagno di squadra mi dice che sto sbagliando io mi posso sentire offeso. Se me lo dice un calciatore professionista, tipo Totti, Del Piero o Milito non posso fare altro che chinare il capo e sentire i suggerimenti.
    In ogni caso bella idea 🙂

    1. E chi ti dice che il tuo compagno di squadra non abbia ragione sul fatto che tu sei una schiappa? Devi fartelo dire da Totti?

      Sei così bravo che i giudizi li pretendi solo da lui?

      Vedi, il punto è: tu giochi in serie A o nei campetti di periferia?

      1. Io posso sicuramente accettare i consigli dai miei amici. E' anche bene accettarlo perchè solo così si cresce. Ma quello che non trovo corretto è il tuo ragionamento, ossia che se non riusciamo ad accettare il giudizio di un nostro amico non riusciamo poi ad accettare quello di un esperto. Beh, penso che la cosa non c'entri nulla. Non è che se riesco ad accettare i consigli dei miei amici allora poi posso accettare quelli di un esperto. Se voglio li accetto a priori.
        E non si tratta di essere così bravo da poter essere giudicato solo da Totti. E non si tratta di dove gioco. Perchè allora, non scrivendo per la Mondadori, non potrei essere giudicato da un professionista (non giocando in serie A non potrei essere giudicato da Totti?) Oppure giocando in periferia posso solo essere giudicato da un mio amico?
        Si devono accettare i consigli di tutti ma non è vero che se non riesco ad accettare i consigli dei miei amici allora non posso accettare quelli dei professionisti. E' sbagliata la frase.
        Comunque ripeto, l'idea è carina. A me non piace ma ci sono persone che la gradiscono. E io non sono nessuno, anzi, sono solo Uno… quindi… 🙂

        1. Lorenzo, il fatto è che moltissimi "scrittori" non sono disposti ad accettare critiche da nessuno, e considerano importanti solo le recensioni positive di amici e parenti. Prova a lasciare una critica negativa su un qualunque racconto di un qualsiasi "scrittore", in rete ne trovi tanti. La cosa più gentile che ti puoi sentir dire è "Chi sei tu per parlare? Ho tantissimi amici che dicono che scrivo bene, devo credere a loro o a te?".

          È a loro che lancio la sfida. Chi sa accettare i giudizi negativi (o meglio, chi li pretende) non ha bisogno del mio giudizio. Al limite, avrà bisogno del giudizio dei lettori, se pubblica.

          Mettiti in gioco pure tu, coraggio!

          1. "Prova a lasciare una critica negativa su un qualunque racconto di un qualsiasi "scrittore", in rete ne trovi tanti. La cosa più gentile che ti puoi sentir dire è "Chi sei tu per parlare? Ho tantissimi amici che dicono che scrivo bene, devo credere a loro o a te?". "

            Lo vedi però che parli sempre di persone "sconosciute" o di "amici" che comunque non hanno nessun attestato. Se mi critica invece una persona che lo fa per mestiere sono "costretto" ad accettarlo, perchè ne avrà giudicati altri 100000 di libri. Se invece lo fa un mio amico o per di più una persona su internet, che non conosco, che non ho alcune credenziale, che magari si professa "bravo" nel giudicare quando invece ha letto solo una manciata di libri in vita sua, è ovvio che posso più facilmente non accettare il giudizio.
            Magari adesso mi metto in gioco dai. Anche se immagino che avrai un sacco di lavoro da fare e non so quando potrò vedere il risultato del mio racconto.
            Ho giusto qualche racconto che potrei proporti… Quasi quasi.

          2. Bravissimo Lorenzo! È loo spirito giusto. Prometto che con te sarò più spietato del solito, ok?

            hehehehe

            A presto, su queste frequenze!

  4. Infatti, concordo con Berta. Spesso qualcuno (domanda banalissima), mi chiede: scrivi per passione o per diletto? Io rispondo: per necessità. A volte scrivere è come avere l'anima, oppure mangiare, o bere, o dormire, o essere vivo. So che sto dicendo cose banali, ma a volte la verità è banale.
    Scrivere per necessità, questo fa di uno 'scrivente' uno 'scrittore'.

    1. Diego e Agi: quando si scrive per necessità si soddisfa un bisogno primario, personale. Si scrive per se stessi.

      Non credo ci si possa definire scrittori quando si scrive e basta. Bisogna saper scrivere, per la miseria!

      Però scrivere, continuamente, e mettersi alla prova del giudizio altrui, ecco, questo è un ottimo inizio!

  5. Vorrei aggiungere un altro motivazione alla scrittura: scrivi perchè non ne puoi fare a meno. Si, certo magari sotto sotto speri pure che qualcuno lo legge, ma in mancanza di pubblico scrivi lo stesso. Perchè le parole mai pronunciate ad un certo punto premono. Almeno a me succede cosi. Un killer però ci vuole. Perchè è umano il desiderio di essere soppesati. Anche al costo di essere uccisi…..se non ti ammazzano non puoi resuscitarti…eppure l'unico caso di ressurrezione aveva causato un gran casino, dunque è una modalità pure quella. (ma perchè non posso correggere su questa pagina ciò che scrivo?! Per una straniera in lotta con l'ortografia elementare è davvero difficile scrivere cosi, senza la possibilità di "rimediare". ) Ah! Non do voti da quando ho inserito un 1 al posto di una 5 , ma l'articolo e la sfida mi è piaciuta. Parecchio.

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