– racconto e illustrazioni di Mauro Cristofani –

Io a Verona nel ‘77 ero un autore in crisi come Fellini nella città termale. Intorno a me figurine danzanti girandola di suoni educati edulcorati educatori voglie impellenti maschere cortesi false monete d’oro, calda eiaculazione profumata alla lavanda. Sguazzare beato nella vita, lasciarmi cullare su amache di zucchero filato Marco e Clara protettori solleciti. Molto prestigio Marco miniaturista vagamente gotico che svende il suo lavoro e intellettuale maldestro perennemente al verde, ma ci vuol grana per l’attico con vista panoramica per la serva che accorre alla scampanellata e per la moglie signorile da mantenere da signora. Riempii in quei giorni un vuoto esistenziale vostro e mio, crogiolandomi fra elogi e fettine imburrate. Mangiando in punta di forchetta sorridendo con garbo con molti prego scusa e graziosi buongiorno e buonasera, contento di darmi una ripulita perché anch’io in fondo sono nato signore. Mia creatività al minimo e ignoranza totale sulle cose dell’arte, ma tutto voi mi perdonate regalandomi libri con dedica con gesti quasi sacri. Ahi tempo ordinario in cui vivete, non è il vostro né il mio, ma per voi e per me uno ideale ricreate. Bello sognare giardini incantati vagar per primavere fermarsi estatici a contemplare una nuvola, vi piace quando dico andiamo su per il colle e il merito è solo della mia Toscana. Per lei è un miracolo la luce ritrovata del cielo, per lui solo un colloquio al confine perché da siculo ha nel sangue la tragedia. Clara di me volevi sapere tutto per tutto poter capire, Marco di me scrivesti con bella frase ch’ero un adolescente appena svezzato e già viziato che cercava amore e non mi sentii più solo al mondo. Un fantasma comune aleggiava cupamente su di voi, il sanatorio di montagna non era stata l’ultima stazione ma la speranza non salva le persone che si amano. La giovinezza la vita passata in fretta nella fretta di vivere, inghiottiti dal nulla con le mie illusioni voi testimoni dei miei giorni difficili e migliori di là dove siete proteggetemi per un altro po’ giusto il tempo d’arrivar vivo alla fine.

(Si ringrazia Micaela Lazzari per l’editing)

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