di Flavia Chiarolanza

 

Due anni di pandemia sembrano infiniti. I sogni dei giovani sono rimasti sospesi, lasciati a fluttuare nell’aria fino a impigrirsi.

Ora che i sipari di tutto il mondo si stanno rialzando sulle arti sceniche, ragazze e ragazzi corrono ad afferrare le scarpette rimaste appese al chiodo. Non più solitari esercizi tra le mura delle loro camerette, ma il rassicurante calpestio tipico delle aule di danza. E la voce viva delle Maestre. Esiste un suono più bello?

Quando gli allievi della scuola Fiori di maggio sono tornati in sala, ebbri di un sonno durato per lunghi mesi, hanno trovato ad accoglierli le maestre Carla e Laura Borriello. Il ricordo di quell’ultimo giorno di lezione, prima della chiusura dovuta all’epidemia, è svanito all’istante, come tutto ciò che è negativo normalmente svanisce dalla mente dei giovanissimi. Loro hanno un super potere: sanno rigenerarsi. E se le mani dei più grandi si affrettano a soccorrerli, il ciclo della vita riprende il suo corso.

Per il saggio di quest’anno, il primo dal lontano 2020, le Maestre Borriello hanno allestito uno spettacolo che diventa vero e proprio inno alla rinascita. Non a caso, l’immagine scelta per la brochure è una toccante e delicata creazione del Maestro Ciro Adrian Ciavolino, dall’eloquente titolo “Catarsi”. Una parola elegante, forse desueta, ma che racchiude mille significati, ognuno dei quali si adatta alla realtà odierna.

“Catarsi” vuol dire purificazione, rigenerazione, proprio quello a cui stiamo assistendo. Chi più di un giovane – e, in particolare, di un giovane votato alla bellezza salvifica della danza – è in grado di rinascere libero da ogni scoria? E chi, più di un adulto che coltiva l’arte dell’insegnamento, può aiutarlo in questa scalata verso la liberazione? La danza in fondo è così: eterea. Esprime bellezza e leggerezza, virtù che appartengono agli anni più verdi.

Colui che danza si ‘innalza’, purificando se stesso e quanti gli vivono accanto. Salta, protende le braccia al cielo, guarda sempre in alto. Se cantando si prega due volte… allora danzando? Pensiamoci, prima di decretare la fine dei sogni di tutti questi ragazzi come un’inevitabile conseguenza della pandemia in atto.

“Fiori di maggio” non è soltanto una scuola di danza, ma un luogo onnicomprensivo in cui si insegna la vita. E si insegnano i suoi numerosi percorsi, alla luce dei valori più sani della nostra società, quali il rispetto e l’amore solidale. I giovani non solo imparano a muovere i primi (e poi futuri) passi di danza, ma apprendono in toto la bellezza del palcoscenico. Da sempre, infatti, all’insegnamento delle Maestre Borriello, si affianca l’esperienza dell’attore-regista Maurizio Merolla, che accoglie i giovani danzatori e amorevolmente li educa alla professione artistica, intesa anche come conoscenza e rispetto delle diverse maestranze.

Molte attività sono rimaste sospese in questo lungo periodo: attività che il Balletto Classico Campano, la scuola Fiori di Maggio e la compagnia Il teatro degli eventi – diretta dallo stesso Merolla – portano avanti da sempre, con tenacia e col sostegno dell’intera comunità. Parliamo infatti di una realtà associativa ben radicata sul territorio, e che vanta il beneplacito della comunità vescovile. Come non amare e sostenere chi si dedica alla cura verso i giovani e le loro famiglie?

Dal buio alla luce.

Lo spettacolo che andrà in scena non è solo un saggio, ma una vera festa di Natale in danza, come simbolo propiziatorio. Un cammino di purificazione dal virus e da tutto ciò che di negativo ne è derivato, compresi veleni, paura e astio. Una ‘catarsi’, appunto, resa ancora più bella dalla freschezza dei danzatori, che viaggiano tra i quattro e i vent’anni di età. Il Natale non è forse sinonimo di rinascita? Quale momento migliore per celebrare il ritorno alla vita?

Si riparte, dunque!

Ciao, e auguri a tutti di simpatici scampanellii natalizi.

 

 

Gamy Moore
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