di Fabio Forcelli


settembre 25th, 2010


È evidente che quando in un paese c’è la volontà da parte dei sistemi informativi di focalizzare l’attenzione su temi che null’altro si prefiggono se non il compito di deviare la pubblica opinione dai problemi del paese, questioni come quella che la Chiesa cattolica è il primo evasore fiscale in Italia passano inevitabilmente in secondo piano.

Or bene, anche se di evasione in senso stretto non si possa proprio parlare, dato che a occuparsi della questione e della legiferazione in materia è stato prima il centrodestra e poi il centrosinistra, legittimando giuridicamente quello che in Italia costituisce da sempre un potere economicamente e soprattutto politicamente forte, è altresì vero che ciò non elimina la perplessità di chi vede nella sostanza della disciplina giuridica applicata dallo Stato italiano un trattamento privilegiato che non trova giustificazione se non nel lecchinaggio deplorevole e mai disinteressato dei politici.

E succede così che l’Unione Europea processa l’Italia per aiuti di Stato, del valore di circa 2 miliardi di euro l’anno, concessi alla Chiesa sotto forma di esenzioni fiscali (esenzione totale dell’ICI ed esenzione del 50% sull’IRES). Ora i più sensibili potranno percepire il paradosso cui la Commissione Europea si è vista costretta nell’utilizzare con riferimento alla vicenda italiana il termine “aiuti di Stato”. Il paradosso nasce proprio dal fatto che lo Stato Italiano e la Chiesa cattolica sono evidentemente due stati distinti e separati. Si potrebbe al più parlare di aiuti finanziari a un altro Stato ma non di aiuti “di” Stato. Ciò ovviamente se l’Italia fosse, non solo formalmente ma anche giuridicamente, una nazione laica.

L’espressione usata dall’Unione Europea, a buon ragione, elimina ogni dubbio. La presenza ingombrante della Chiesa nel territorio del bel paese porta a identificare lo Stato Vaticano come unità imprescindibile dallo Stato Italiano. E la Chiesa cattolica con i suoi 100.000 immobili sparsi per la nazione un’azienda a tutti gli effetti italiana che in quanto tale non può godere di privilegi che ledano il principio della concorrenza a danno delle aziende laiche.

 

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