C’è un tempo per la produzione ed uno per il riposo. Mica solo per gli uomini. Guardate la natura: per farsi bella di giorno, la notte dorme. Si tratta di una regola, di una convenzione e, se volete, di una legge, magari non scritta in un codice, tramandata oralmente, ma non per questo meno vincolante.

Lo diceva Neruda che di giorno si suda, ma la notte no. E poi, i bioritmi non li ho inventati io. Cos’è un ciclo biologico? Non chiedetelo a me. C’è gente che ha studiato per rispondere a queste domande. E non correte subito da Massimo Petrucci. E’ vero che ha studiato, ma è stato tanto tempo fa. Adesso è il mese di agosto e si trova in vacanza: quello che vedete sullo schermo del pc è il suo clone. Perfino i killer d’estate vanno in vacanza: tre settimane, come da contratto collettivo nazionale di categoria, tutto pagato da Da Silva.

Allora, qualcuno dica una ragione, ne basta una sola – ma che lo faccia ora o taccia per sempre – per la quale il cinema non debba andare in vacanza. E infatti il cinema è già in vacanza, come tutti voi. Si sta facendo bello per ritornare prossimamente sui vostri schermi.

Già, però, cosa facciamo vedere a tutti quelli che non ne possono fare a meno neanche d’estate? A quelli che, perfino la notte d’inverno, cercano un film in tv, perché addormentarsi con il telecomando in mano è più bello che addormentarsi con le pagine del libro a ventaglio sulla pancia?

A tutte queste domande esistenziali ha dato una risposta la scienza che studia il comportamento del ciclo catodico, ossia quel particolare effetto che – soprattutto in Italia – è caratterizzato dalla rotazione delle scorte dei film stoccati nei magazzini delle televisioni.

Questo ci hanno insegnato e in questo modo, dunque, ci hanno abituati. Adesso noi sappiamo che durante l’estate c’è la possibilità di rivedere tutto quello che era stato trasmesso negli anni passati. Così la stagione calda diventa il tempo dei dolci ricordi, anche nostalgici, dei film in bianco e nero, degli indimenticabili, degli intramontabili, dei vecchi eroi indomiti e non ancora dimenticati.

E anche questa rubrica vuole rimanere nel solco della tradizione. Dunque, questa settimana vi propone una raccolta casuale, disorganizzata e raffazzonata di telefilm. Perché il telefilm, soprattutto quello degli anni Settanta e Ottanta made in USA,  è un piccolo film, un film compresso nella durata e prodotto dallo schermo piccolo, ma non per questo minore di quello più grande. Perché dall’altro lato dell’oceano sono fermamente convinti che la televisione sia un incubatoio di talenti, mentre da noi rappresenta l’incubo di un brutto film in forma contratta.

Non ci credete? Provate a scrivere su Google “film per la televisione wiki” e vi apparirà Duel , il titolo del gioiellino del piccolo Steven Spielberg, prodotto appunto per la tv nel 1971 e successivamente riproposto per il cinema.

Parecchi di quei telefilm, infatti, ebbero un seguito al cinema. Come non ricordare Star Trek e i suoi undici titoli cinematografici?  Oppure il trasandato tenente Colombo, apparentemente frastornato dalla raffinata intelligenza dell’autore dell’omicidio, ma amante della verità e della certezza, che aveva ancora un’ultima cosa da chiedere? Al contrario di Mike Hammer (1984 – 1987) – il cui brano d’apertura era Harlem nocturne – e al quale, invece, non piacevano le mezze misure e lo diceva a muso duro, col volto di Stacy Keach.

Più raffinati, ironici e playboy erano Tony Curtis e Roger Moore in Attenti a quei due, le cui musiche erano affidate a John Barry, autore anche della sigla iniziale di James Bond. A due a due anche Robert Wagner e Stefanie Powers in Cuore e batticuore (Hart to Hart) dal 1979 al 1984: due ricconi che pensavano a godersi la vita mentre stanavano criminali.

Per chi, invece, amava gli odori della strada il telefilm di riferimento era Starsky e Hutch: i primi poliziotti sul piccolo schermo che rotolavano in una capriola prima di puntare le pistole. Oppure Le strade di San Francisco (1972 – 1977), con Karl Malden e il giovanissimo Michael Douglas, tutto suo padre.

Ancora azione e altra location, stavolta in moto, per Chips ma, se amavate Raymond Burr dopo averlo conosciuto in Perry Mason, sapevate già che la vera azione è quella che parte dalla mente. Missione Impossibile? Affatto. Nulla era come appariva se vi trovavate Ai confini della realtà. L’ispettore Derrick, ad esempio, non invecchiava mai, mentre il fido aiutante Klein, gli anni dal 1973 al 1997, li aveva tutti sul groppone. E che dire di Ufo? Era credibile Ed Bishop col caschetto d’oro all’interno del quartier generale della SHADO? Mica tanto, ma ricordiamoci della volontaria sospensione dell’incredulità. Quello è tutto, non solo al cinema, al momento di staccare il biglietto, ma anche in tv.

Infatti, ad un certo orario partiva la sigla del telefilm, si smettevano le attività serali e ci si posizionava di fronte allo scatolone con i pulsanti. Quella musica sui titoli iniziali era la firma sul contratto. Giuravamo di credere a tutto ciò che avremmo visto: donne bioniche, mostri verdi, alieni, macchine straordinarie, delfini che aiutano la guardia costiera, crociere fantastiche su improbabili navi dell’amore, ricchi petrolieri che vivono a Dallas gli stessi problemi delle famiglie comuni.

Quelli sì che erano Happy Days.

 

Breve rassegna di titoli (per una rassegna ancora più casuale vai su Il dolce inganno):

Happy Days

Attenti a quei due

Ironside

Starsky & Hutch

Chips

Derrick

Ai confini della realtà

Ufo

Dallas

Magnum P.I.

Love Boat

Tinos Andronicus

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Massimo P.
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4 thoughts on “Happy Days

  1. Cara Annagrazia,
    quando decido l’argomento settimanale non so a priori quanto veramente possa interessare ai lettori di Letter Magazine.
    Così, che tu abbia ricordato quei piacevoli momenti, mi rende veramente contento della scelta.
    Grazie e a presto.

  2. Non sai quanto mi piacevano: Ed i ricordi? Happy Days era il preferito di mio figlio adolescente, insieme alla serie Ufo, mentre la mia mamma, che ora non c’è più adorava Starsky ed Hutch, sbagliando regolarmente i nomi, mi piaceva anche “Attenti a quei due”, mentre Perry Mason mi annoiava. Ma il tenente Colombo era imbattibile, e poi si guardavano insieme.

  3. Il brano che citi (“Ma la notte no”) era la sigla d’apertura del programma di Renzo Arbore “Quelli della notte”, andato in onda nel 1985 in tarda serata.

    Anche questa trasmissione fa parte di una stringa casuale di ricordi nostalgici, una sorta di Amarcord personale, che si materializza nella mia mente nei momenti di calma.

    A proposito di ricordi, il brandy che crea l’atmosfera mentre fuori infuria la tempesta non mi ha mai evocato la calma. L’estate, invece, le lanterne sul mare e – perchè no – il vuoto lasciato dai palinsesti televisivi, sì.

    Quel vuoto che può essere riempito di vecchi film, ma anche di vecchie serie di telefilm. Un mondo dove tutto era straordinariamente lento anche se voleva sembrare veloce, ma nel quale sicuramente si rifletteva di più.

    Erano i tempi che non esisteva il telecomando: si sceglieva un programma (tra i due o tre esistenti) e non lo si cambiava più.
    Poi si andava a letto, perchè:

    “fantastico il divano per star li
    sdraiati avanti alla tv
    ma il materasso, il materasso
    il materasso e’ il massimo che c’è”
    (da “Il materasso”, sigla di chiusura di “Quelli della notte”.

    http://www.youtube.com/watch?v=EnOBC_5heFk

  4. Chissà perchè la frase”Lo diceva Neruda che di giorno si suda,ma la notte no,mi ricorda anche Picasso e un simpatico ritornello….
    Piacevole questo tuffo nel passato,mentre il cinema,come tutti,si riposa per tornare a Settembre più in forma che mai(almeno si spera).
    Non sono mai stata un’appassionata di telefilms,ma fra tutti,quello che ho seguito di più,è stato”Dallas”con il perfido J.E.e Sue Ellen.
    Ricordo vagamente il vecchio”Perry Mason”mentre “Attenti a quei due”,lo trovavo simpatico.
    Il mio preferito?”Happy Days.
    E allora,in attesa della nuova stagione,un tuffo in quei giorni,è bello anche per ricordare Come Eravamo.
    Grazie e alla prossima!

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