La casa di riposo Maria Santissima Ausiliatrice è allo sprofondo, in mezzo alla campagna toscana,su una collina brulla, alla fine di una lunga salita.

È un massiccia costruzione in tufo, con piccole finestre, un vecchio convento, un misto tra il castello e la masseria.

Il cancello di ingresso automatico si schiude lentamente non appena l’auto di Mario Benzi, l’ispettore dell’Azienda Sanitaria ha girato l’ultimo tornatino, si vede che è atteso.

“Meglio così -mormora tra se- così non perderò tempo nei preliminari. Anche se sono stati avvertiti non possono aver messo tutto in ordine. Mi basta trovare la più piccola irregolarità e faccio chiudere questa fottutissima casa di riposo. Tanto di vecchi ricoverati, per quello che mi risulta, ce ne sono pochi. Cosa ci vuole a spostarli in una residenza più in pianura. Ed una volta chiusa, l’ordine religioso proprietario dell’immobile, non farà tante storie a vendere. Così con un piccolo investimento il dottor Bellodi tirerà fuori un agriturismo con i controccazi e a me prima darà una bella stecca”.

All’ispettore Benzi luccicano gli occhi al pensiero della sicura tangente.

Sotto l’arco dell’ampio portone di ingresso aspetta Padre Ottone, l’anziano frate comboniano che gestisce la casa di riposo da anni.

E lo fa entrare senza dire una parola.

Iniziano il giro.

Benzi prende appunti: non c’è nulla in regola, dall’impianto elettrico a quello idraulico, dalle uscite di sicurezza alle condizioni igieniche delle cucine.

Dai registri risulta che gli ospiti ricoverati sono solo quattro: tre non sono autosufficienti. E da quello che capisce Benzi di medicina ne avranno per poco. Il quarto invece, a dire di padre Ottone, è un ottacinquenne in ottima salute, appassionato di motori: “Ora è nelle stalle, dove ha portato una sua vecchia auto e sta smanettando su di lei. Appena finito il suo giro, l’accompagno, è un tipo ombroso, ma è una brava persona. Se lo si disturba mentre gioca con il motore della sua vecchia Aurelia, reagisce male”

Dopo una mezz’ora di saliscendi per le antiche scale, ritornano nell’ampio refettorio del convento, adattato a sala mensa della casa di riposo, per un solo ospite, l’incazzoso meccanico e quattro vecchi e silenziosi frati.

Il tavolo dell’ospite è vuoto ed allora padre Ottone si decide e si avvia verso le stalle, nell’angolo nord dell’ampio cortile, dietro un filare di nodosi ulivi.

La larga porta di legno delle stalle è socchiusa, Benzi a passo veloce sopravanza il frate, ora è curioso di conoscere il vecchio bizzoso.

Spinge la porta, al centro della stalla, su un cavalletto metallico, una vecchia Aurelia Sport targata Roma 329446. Quella Aurelia e quella targa le sono familiari, ma non riesce a focalizzare il ricordo.

Sul cofano aperto, girato di spalle, con in mano una lampada da meccanico, è curvo un uomo.

Si volta, è alto magro, i bruni capelli folti ricci sono appena ingrigiti sulle tempie, il naso aquilino da profilo di moneta romana, il mento sprezzante spinto verso l’alto.

Guarda Benzi dall’alto in basso e poi con voce stentorea :”Mi chiamo Bruno Cortona”

Benzi allora capisce: “Ma ..ma, quel Bruno Cortona, quello del film il Sorpasso, ma allora è una persona reale, non è un personaggio di un film”

Un sorriso sprezzante: “Si sono propro io! E nel film hanno voluto usare anche il mio vero nome. Cosa credevi che Risi, Sonego ed i loro amici sceneggiatori potessero inventare uno come me. Ho raccontato loro le mie avventure e disavventure. E le hanno anche ammorbidite, sai a quei tempi la censura era severa. Caro amico so anche la ragione della tua visita, ti manda il mio caro nipote, il figlio di quella puttanella di mia figlia Lilly, il presunto figlio di Bibi il commenda. Lo so bene che vuole comprare il convento per farne un agriturismo. Ed allora sai cosa ti dico, fuori dai coglioni! Fin quando campo resto qui e digli di stare calmo e buono e di fare meno il furbetto, conosco molti dei suoi segreti e non gli conviene se tiro fuori i suoi scheletri dagli armadi. Ah vuoi farti un giretto in macchina con me?”

Benzi lo guarda impaurito e scappa via di corsa senza voltarsi.

E’ un Sorpasso 40 anni dopo.

Quel film è  stato l’inizio della fine

Preannuncia la milano da bere, il cialtronismo, il trionfo delle apparenze, la perdita di valori, la ragazzina che si mette con il commenda milanese.

Nel  mondo di oggi Bruno Cortona ha vinto, la ragazzina di 16 anni che sposa il commenda ha vinto, mentre Roberto il bravo ragazzo crepa e non fa a tempo a rendersi conto che diventerà un fallito.

Nel mio racconto ho provato a di dare uno spiraglio di orgoglio  Bruno. Anche se credo che il vero Bruno avrebbe chiesto di entrare in società con Bibi e magari di essere eletto al parlamento.

E pensare che quando l’ho visto mi ero identificato con Roberto.

Poi con il tempo, quando ho perso le illussioni, mi sono identificato con Bruno .

Ora mi sento un sopravvisuto.

Ho attraversato mezzo secolo di storia ed ora ci sto cominciando a capire qualcosa.

 Ho capito che ci hanno tolto tutto in cambio di nulla.

Abbiamo la  tecnologia, abbiamo internet: quarant’anni fa non potevamo “parlare” con il mondo  così come facciamo ora con internet, ma siamo tanto sicuri che questo sia un bene.

Non a caso ho usato il termine parlare, ma  è un parlare senza suono, il  linguaggio dei muti.

 



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