«Don Chisciotte della Mancia, di che cosa tratta? Potrebbe trattare di come il pensiero razionale ti distrugge l’anima. Passiamo tanto tempo a cercare di organizzare il mondo. Costruiamo orologi, calcolatori, cerchiamo di prevedere che tempo farà. Ma quale parte della nostra vita è davvero sotto il nostro controllo?».

John Brennan (Russell Crowe) è un professore di letteratura, sposato con Lara (Elizabeth Banks). La loro vita scorre felice quando, improvvisamente, piomba in casa la polizia con un mandato d’arresto per Lara. L’accusa: omicidio del diretto superiore di Lara, una donna. Poco prima dell’omicidio le due donne avevano litigato in modo violento, ma tutto sembrava finito lì. Sennonché qualcuno ha visto uscire Lara dal parcheggio dove si trovava riverso il corpo della donna uccisa. Le prove convergono contro Lara e, purtroppo, la dedizione del marito e dell’avvocato difensore non producono i frutti sperati.

Dopo l’appello, per Lara si prospetta il carcere a vita. John resta dunque solo ad accudire il piccolo Luke (Ty Simpkins), il loro figlio. Che cosa può scattare allora nella mente di un uomo la cui vita, le certezze e gli affetti familiari non sono più sotto il suo diretto controllo? «E se scegliesse di vivere unicamente in una realtà costruita dalla sua mente? Questo lo renderebbe folle? E se così fosse, non sarebbe sempre meglio di una vita di disperazione?».

«John, ti chiedo di fare una cosa. Tu devi esaminare le prove. E farlo dimenticando che Lara è tua moglie», gli suggerisce l’avvocato. Perché John non l’ha chiesto neanche a lei: l’hai uccisa? Lui, John, è una persona talmente corretta che non prende neanche in considerazione quest’ipotesi. «Ascolta, non m’interessa quello che dici. Non ci credo che tu l’abbia fatto e non ci crederò mai. Io so chi sei e te lo prometto: questa non sarà la tua vita».

Ciò detto, un uomo che ha la piena fiducia in sua moglie, che l’ama e non permette che alcuno le faccia del male, sino a che punto è disposto a spingersi per tutelare il suo amore? I valori nei quali ha creduto sinora, hanno ancora un peso per indirizzare e dirigere la propria vita e quella dei suoi cari?

A John non resta altro che legarsi a un pensiero irrazionale: ridare la libertà a Lara ad ogni costo. «E se è così, non è meglio di una vita di disperazione?». Sopra i muri è il titolo di un libro scritto da Damon Pennington (Liam Neeson), un ex carcerato protagonista di molte evasioni, al quale John si rivolge per avere alcuni consigli. Il suo progetto è fare evadere dal carcere la moglie Lara. Il resto, poi si vedrà.

Il tema del film The next three days, di Paul Haggis (remake del francese Pour Elle di Fred Cavayé), è la conquista della libertà ad ogni costo e cosa gli uomini fanno e sono disposti a fare per essa. Ma soprattutto cosa l’uomo comune può fare per salvare la donna che ama, pur sapendo che ciò potrebbe comportare una trasformazione irreversibile della propria personalità.

Sarebbe bellissimo potere raccontare un film con le parole. Forse si può raccontare una trama, si possono mettere in chiaro alcune suggestioni, si possono citare le frasi, ma un thriller può soltanto essere visto.

«Nessuna prigione al mondo è ermetica: ognuna ha la sua chiave, basta solo trovarla». Esattamente come per i film. Il punto è: siamo sicuri che questa sia la cosa giusta da fare?

Si ringrazia per l’editing M. Laura Villani

 


VOTO E GIUDIZIO AL FILM: 6 – “Le nostre vite sono determinate da attimi”, così dal trailer. Invece il film si perde in una lunga dilatazione, tra esigenze sceniche da poliziesco e ricerche introspettive, spaccandosi, di fatto, in due generi diversi dal prologo al finale. Il gladiatore Russell Crowe, dopo dieci anni, appare imbolsito ma ancora credibile nel ruolo di marito e padre determinato. Ottimo per una serata non impegnativa.







Tinos Andronicus

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Massimo P.
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