Si occupano di fare “lavoro sporco”  – per giunta gratuitamente! –  e rendere i nostri articoli meno tartassati da refusi ed altre “distrazioni”, le seguenti persone a cui noi siamo infinitamente grati:


ALESSANDRO CANASSA VIGLIANI

Alessandro Vigliani

Alessandro Canassa Vigliani nasce nel secondo capoluogo più piovoso d’Italia: Frosinone. Uno di quei posti da cui la nube vulcanica islandese si tiene alla larga per evitare di essere colpita da grigio, noia e pioggia.

Da subito frequenta cattive compagnie. Quelle per intenderci che tua madre ti direbbe di non frequentare.

A otto anni assiste a una rapina rimanendo affascinato dall’evolversi “drammatico” degli eventi. A dieci fuma già di nascosto, a dodici ruba (la Standa della sua città è l’obiettivo privilegiato), a quattordici fa quotidiana esperienza di ferite, lividi e pugni in quello che si potrebbe considerare il nonno del “Fight Club” di Palahniuk.

Intorno ai diciotto anni muta in uno strano animale: si interessa alla letteratura, si appassiona alla poesia prima, ai romanzi poi, e come spesso capita ai buoni lettori comincia a scrivere. Non è male, pensa, e così culla il sogno di diventare scrittore a tutti gli effetti e lavorare nel campo dell’editoria.

Ora ha quasi trent’anni, non è tossicodipendente, non fuma, beve poco ed è un padre di famiglia. Ma è tatuato. Quindi per Frosinone, città in cui è tornato dopo essere stato dieci anni a Bologna alla ricerca di esperienze e ambienti più artistici, è uno di quelli da cui stare lontano.

Collabora con la Pulp Edizioni, organizza eventi letterari e vorrebbe aprire una libreria.

È malato di una brutta malattia: il Frosinone Calcio.


LAURA VILLANI

Laura Villani

Sono Laura, psicologa-contabile-ciclista che ha adottato Torino da ormai otto anni. Sono arrivata qui per amore di una persona e quell’amore si è trasformato in amore per la città, per le sue vie con i binari morti, la sua misteriosa collina avvolta nella foschia, la sua riservatezza e i suoi palazzi con i fianchi larghi seduti placidamente sulle sue piazze.
Ho fatto molti lavori, ho studiato tante cose e usate veramente forse nessuna (ma forse invece le uso tutte insieme!), forse non diventerò mai grande, ma grande come “i grandi”, quelli che non si stupiscono più e sistemano il giornale mentre il tempo passa loro accanto indisturbato. Io invece continuo a guardarmi intorno divertita e a volte meravigliata dalla varietà degli esseri umani, dalla loro bizzarria inconsapevole che per me però è sempre nuova sfumatura di colore. Passo in bici accompagnata dalla musica e sfioro chi non mi piace, mentre faccio passare chi mi è simpatico. Vivo tremende delusioni, grandi disperazioni, gioie elevatissime, pressanti curiosità, passioni che scottano al solo pensarle. E poi medito, leggo, mi muovo e mi voglio muovere sempre di più, con o senza ruote, o anche solo a bracciate nell’acqua, continuando a stupirmi sempre.
Ed eccomi qui!


MARYANN MAZZELLA

Maryann Mazzella

Il modo migliore di parlare di me è racchiuso in questa poesia:

Io sono…

Io sono
l’anguria spaccata che illividisce,
il tamburo a sonagli pulsato dalla mano invisibile del Tempo, la follia errante dei si e dei no, la carne e il pensiero, la dimenticanza e il ricordo, la terra e l’etere.
Io sono
lo stanco sospiro del dio smarritosi nell’intrico della natura, barlume onirico, a volte realistica tela di vita.
Io sono
lo spirito verde della natura,
il dubbio dell’essenza,
il mesto attimo della comprensione umana.
Io sono
il vento vuoto e ricco,
il grido del bambino nel primo mattino, l’uccello sempre in volo e sempre attaccato alla terra.
Io sono
il blu ubriaco di calore estivo,
che ha perso ogni speranza di diventar rosso, il verme che nuota nell’atonìa melmosa di questo mondo che vive e muore.
Io sono
solamente
una donna.


ELVIRA ALFONSI

Elvira Alfonsi

Nasce a Roma nel mitico 1960 e nel sangue porta mescolanze strane che dall’alta Tuscia conducono fino al profondo Salento. Forse è per questo che abbandona gli agi della capitale parecchi anni fa

per una vita decisamente più spartana tra erba alta e ragnatele.

Divoratrice di parole sin dalla più tenera età, ogni tanto riesce anche a restituirne qualcuna in forma passabile.

Golosa e pigra come pochi, non è ancora riuscita a trascorrere una giornata senza far scorrere i polpastrelli sulle pagine di qualche libro e senza immergersi nella musica spaziando dal jazz al rock e svisando di classica a seconda del suo umore.

Tanti lavori, tutti diversi, ma con l’unica costante della scelta cosciente di non sgomitare mai o annullarsi moralmente per raggiungere un effimero posto “in alto”.

Crede fermamente che i momenti più belli della vita di ognuno siano quelli trascorsi con le persone che si amano (non ultimi noi stessi), ridendosi negli occhi (anche piangendosi a volte, ma non troppo), davanti ad un buon bicchiere di vino.

Curiosa, ironica, brontolona, disordinata e pignola solo su alcune cose, vive con il figlio quasi diciottenne e due gatti ad una cinquantina di chilometri a sud di Roma.


BENEDETTA VOLONTE’

Benedetta VolontèVengo alla luce alle 10 di una cocente – non solo dal punto di vista climatico – estate del 1989 e subito mi trovo catapultata in una famiglia istrionica e pirandelliana, che non ha potuto fare a meno di trasmettermi lo stimolo alla ricerca e all’osservazione del mio naso storto. Essì, perché, prima decade del segno del cancro – non che mi interessi di astrologia – sembro essere l’incarnazione di tutti i valori, le convinzioni e più semplicemente inclinazioni caratteriali, che sono state rinnegate dalle nuove generazioni. In una parola, anacronistica. Leggermente critica, soprattutto verso me stessa, amo l’osservazione del comportamento umano e delle sue assurdità – mode, consumismo, analfabetismo affettivo – ma mi ritrovo inevitabilmente coinvolta in esse, mio malgrado. Effettivamente troppo inesperta, ben lontana dall’essere una giovane-saggia, cerco di trarre insegnamenti di vita da ogni forma di arte, in primis cinema e musica. Onnivora di immagini, parole, pensieri, idee, fino alla riflessione più corrosiva e cervellotica, ricerco la lex difficilior di ogni cosa. Per descrivermi, uso spesso parole non mie: “Niente di me è originale. Sono il risultato dello sforzo di tutti quelli che ho conosciuto.” (Chuck Palahniuk, Invisible Monsters)


CHIARA MAGAGNATO

chiara maganatoSono Chiara, ma con qualche lato oscuro, neanche troppo ben celato, che fa disperare chi mi conosce bene.
Anno 1982 nasco nel trevigiano, elementari-medie-liceo in loco, università nel goriziano, primo lavoro a Milano, dopo 9 mesi partorisco il rimpatrio.
Vivo di sogni: qualcuno si sbriciola disilludendomi, qualcuno si realizza esaltandomi, qualcuno mi tormenta le notti insonnolendomi.
Vivo di parole: quelle che leggo, quelle che scrivo per lavoro o diletto, quelle che a ruota libera pronuncio, quelle che nego o urlo quando mi stizzisco, quelle che mi vengono confidate, quelle che mi vengono taciute.
Vivo di grandi contraddizioni: chiacchiere e silenzi, sorrisi e pianti, disinteresse e curiosità, spensieratezza e patemi d’animo, carta stampata e immagini in movimento, impegno e pigrizia, modestia e vanità, amori e rancori.
Vivo di calore: sole, stagioni tiepide, temperature miti, caloriferi accesi, condizionatori spenti, pancia coperta, rapporti umani caldi.
Vivo di affetti: terra agreste, genitori impagabili, cuccioli bastardi, principe azzurro imperfetto, amici di sempre.
Sono semplicemente (o complicatamente) ciò che vivo. Vivo tutto ciò che sono.


VALENTINA SALVADORI

 

 

“La nostra vita non è dietro a noi,
né avanti,
né adesso,
è dentro.”

Jacques Prévert




2 thoughts on “Correzione delle bozze

  1. Da Benedetta.

    La ringrazio molto per aver apprezzato il mio tentativo di descrizione.

    Il riferimento a Pirandello, di cui anche io ho le conoscenze di un normale lettore, è venuto pensando al testo Uno, nessuno, centomila e al suo protagonista sempre in lotta con l’immagine che di sè traspare agli altri, un pensiero su cui indulgono spesso molti componenti della famiglia.

    Purtroppo la difficoltà di riassumersi con qualche propria peculiarità in poche parole va contro alla mia indole poco incline alla sintesi.

    E’ stata una scrittura di impulso, poco meditata per renderla più spontanea, con il rischio, però, di eccedere in qualche punto per non essere stata in grado di tenere probabilmente le esperienze e i pensieri personali del momento un po’ più in disparte. Talvolta tendo ad estremizzare, ma non voleva essere nulla di troppo serio o convinto.

    Sarebbe molto interessante, per me, magari riproporre una nuova descrizione in futuro, per capire se certi estremismi credo dovuti proprio alla giovane età si siano almeno in parte smussati.

  2. Per benedetta volonte’.

    Innanzitutto complimenti Per la descrizione dettagliata, sincera e senza falsa modestia. Premettendo di non conoscere approfonditamente Pirandello, mi chiedevo perché Lei avesse definito la sua famiglia “pirandelliana” oltreché istrionica.

    Continuando a leggere il suo profilo non ho potuto fare a meno di notare che Lei si ispira al mondo della musica e del cinema e mi sono chiesto quali fossero nello specifico i suoi modelli.

    In ultimo ci tenevo a farle notare come sia estremamente pretenzioso da parte sua definirsi “l’incarnazione di tutti i valori” vista anche la sua giovane età.

    Attendo con ansia una sua gentile risposta.

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