Come Picasso ha avuto i vari periodi colorati anche il nostro è passato in vari momenti di ispirazione.

Grazie alle ricerche compiute da Nicola Soshupa Caccavale, attento studioso della poesia hashimotiana, siamo in grado di pubblicare questo excursus del Caccavale nel periodo poesonzico della poesia di Hashimoto e della sua allieva prediletta Tashodato.

Frammento n. 1

Solo un tozzo di pane di soia

Solo un chicco di riso

Solo un goccio di sakè

E queste lacrime silenziose,

affogheranno

nel tuo sorriso.

E rinascerai gabbiano di scogliera.

Note al frammento n. 1

Hashimoto, nel giorno della festa dei giaggioli fioriti lungo la riva del fiume Kazè, si fa vento con un ventaglio di carta di riso e canna di bambù e impreca contro l’atroce destino che nel giorno della festa gli ha provocato una furibonda scarica di diarrea costringendolo ad una dieta ipoproteica.

Tashodato lo consola danzando la danza della luna che si specchia nel pozzo dei ciliegi in fiore, indossando un corto kimono giallo che le lascia scoperte le graziose terga, e con parole dolci poetando invita Hashimoto ad armare il fiero gabbiano.

Malgrado sia debilitato, Hashimoto ha una furibonda erezione, ma in quel momento passa a volo radente il vecchio Pakiuro, il gabbiano principe delle scogliere del golfo di Fankiulo.

Frammento n. 2

Solo così respirerò la pace

e allevierò le pene…

altra frana, adesso,

non potrebbe seppellirmi

sull’argenteo sentiero del sogno

Note al frammento n. 2

Il vecchio Pakiuro sofferente di stitichezza, stimolato dai versi di Tashodato, sommerge il povero Hashimoto con un mega scagazzo settimanale.

Sommerso dal cumulo gabbianesco, il povero Hashimoto non si perde d’animo ed invita la dolce Tashodato a continuare la danza e la poesia.

Frammento n. 3

– È solo un sogno!

– È solo un sogno!

La realtà è una sofferenza per chi attende amore

se devo pensare a tutto questo

stasera non ho proprio voglia di tormentarmi

ed allora tu tenero marinaio

volami nel cuore

io saprò aspettare,

quando sarà il momento

ti terrò stretta a me.

Note al frammento n. 3

Questo frammento è opera della dolce Tashodato che eccitata dalla brezza marina chiede al vecchio Hashimoto di godere. Ma Hashimoto, dopo quella erezione frustrata dalla frana gabbianesca, è assente al richiamo dei sensi ed allora la bella Tashodato ricorre alle grazie del giovane marinaio Pisesho che non si fa pregare. Hashimoto, roso dalla gelosia, impugna la fida katana per darsi la morte, ma inciampa nel guano gabbianesco ed infilza la bella Tashodato e il giovane Pisesho che in quel frangente erano inconfondibilmente in fase di accoppiamento (insomma stavano scopando come ricci).

E così finì la poetessa Tashodato.

E ci simme fatte male cu ‘sta cazze ‘e katana

Una Katana e quattro imbecilli

 

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