E fu allora che mi decisi a spararle.
No, è che a me non piacciono mica tanto le armi, però, porca paletta, le avevo provate tutte e mica c’era stato nulla da fare, che la Gamy la sembrava indistruttibile!

All’inizio avevo pensato a un approccio linguistico: seguire l’alfabeto.

Le feci trovare una bella Aspide femmina nascosta tra i fiori di Orchidis Nymphae, l’orchidea più rara al mondo, tra i quali lei suole dormire. C’è da dire che era l’orchidea più comune, ma da …anta anni che ogni sera vuole un letto di fiori freschi capirai che mica crescono come l’ortiche. 
Comunque, c’ho nascosto sto aspide, lei si è buttata sui fiori e Zac! un bel morso!
Poverina, morta secca. Avvelenamento mi han detto. E pensare che era una così bell’aspide, nel pieno dell’età.

Poi ho provato con i Barbiturici: le ho versato 200 pastiglie nella zuppa di fagioli, cavoli e cipolle, che lei dice che le fa bene per la linea.

Lei se l’è mangiata subito prima di uscire per andare al lavoro, che ci va sempre con il 28 barrato, pieno zeppo di gente all’ora di punta. 
“Ops, mi è scappata” sembra abbia detto. Cinquantasei persone ricoverate in rianimazione per overdose di farmaci e taci che l’autista prima di svenire è riuscito ad aprire le porte che altrimenti a quest’ora c’era una fila al camposanto che non ti immagini!

Il terzo tentativo l’ho fatto con la Cipria, che lei se la mette tutte le sere perché dice che fa tanto diva del cinema muto, che poi lei il muto non sa nemmeno cosa sia che neanche quando dorme tiene la bocca chiusa.

Questo no non poteva fallire! Le ho sostituito il cerone con il vetriolo e la sera son andato a portarglielo come un cagnolino porta le ciabattine: “Amore, ti fai bella bianca per me che ti adoro quando sembri un cadavere?”

“O ma che tesorino che sei oggi” fa lei prendendo il contenitore con la polvere. Ci ha sbattuto ben bene il batuffolone dentro e “Eh Eeeh Eeeeeeehhh… ‘tciù!” ha sparato uno starnuto tremendo sulla scatoletta mandandomi dritta dritta tutta la polvere in faccia.

Per rifarmi la faccia han usato la pelle del viso di un maiale, che poi il contadino l’ha vista e ha detto che il maiale era molto più bello.

La bionda no la vol proprio morir. Del resto, cretino a non pensarci, a furia di lavorar con quelli di LetterMagazine l’è ben abituata a orrori linguistici, così non ce la potevo fare!

Visto che con il metodo linguistico non sarei arrivato da nessuna parte, son passato a quello analitico: ho preso la sua bicicletta e le ho svitato il sellino, così che appena la prende in mano salta giù e lei nel montare Zing! si infila il tubo ben cosparso di acido muriatico su per… L’ho detto metodo analitico, no?

Allora sono andato da lei e le faccio: “Amore, che lo facciamo un giretto in bici?”

“Ma no che oggi non ho voglia, resto qui a vedere un film in televisione” mi fa la Gamy.

“Ma va che in TV ci fan solo quei film che piacciono al tuo amico Tinos” le ho detto io.

In tre secondi netti era lì pronta a partire.

Io intanto ho preso la mia bici, portata fuori e appoggiata alla ringhiera, poi son andato giù a prendere la sua e mentre la tengo ferma per aiutarla a salire non mi arriva uno e mi prende la mia nuova mountain bike in titanio rinforzato con freni a disco in platino?

Non ci ho mica pensato un secondo e mi son gettato all’inseguimento. Con la bici della mia bella.

Ci son volute otto ore di sala operatoria, quattro primari, due anestesisti, dodici infermieri e il consulto di un idraulico per ripararmi il… sì, insomma, quello.

Fallito il metodo analitico ho pensato un attimo di farla morire di noia, ma in teatro non c’era più lo spettacolo di Massimo Petrucci.

Allora ho provato a prenderla con filosofia. Filosofia è il nome del dobermann del mio vicino di casa, un bestione alto un metro e mezzo al garrese e cattivo che nemmeno Chuck Norris col mal di denti!

Son andato dal Franco e gli faccio: “Franco, non è che mi presti Filosofia per qualche giorno che ci voglio proteggermi la casa, sai ho un programma nuovo su come scoprire la particella della Madonna, che quella di Dio è andata, e ho paura che i ladri mi prendono il tutto?”

E il Franco, che è molto ma molto buono ma anche molto ma molto genovese (e con madre scozzese) me lo ha prestato volentieri. A mille euro al giorno più cinquemila di caparra. Però mi son detto: una piccola spesa ma sai che guadagno dopo? Solo con quello che risparmio di carta igienica in un mese ci sto dentro il doppio! E allora ho accettato, staccato l’assegnino e via! mi son portato Filosofia a casa.

L’ho tenuta nascosta in cantina due giorni a grissini e Actimel, che così le è venuta una fame che si poteva mangiare due elefanti con contorno di giraffe in salmì, e ci aveva uno stomaco bello pulito e un intestino regolare che mi spaccava il secondo, guarda.

Il terzo giorno gli dico alla Gamy: “Senti cara, scusa ma ho le mani impegnate che sto cercando di trovare la particella di Giuseppe (che per noi maschi è più facile che trovare quella della Madonna che non si trova mai, un giorno col mal di testa, un altro con le sue cose…) e sì insomma mi ci abbisogna la lattina di olio refrigerante che ho sotto in cantina, puoi andarla a prendere?”  Comunque premetto che l’olio refrigerante non è che servisse veramente eh, che non è che ci vuol poi tanto per trovarla la particella di Giuseppe, anche se io duro molto più del solito: voglio vedere quanti resistono più di trenta secondi!

Comunque la bionda mi fa: “Io andrei anche, ma lo sai che aprire quella porta mi fa più paura che aprire una libro di Raffaele Abbate!”

“E che ci sarà di così pauroso su quei libri? Son degli horror così duri?” le faccio alla Gamy

“No è che in seconda di copertina ci mette sempre la sua foto e io ogni volta faccio un salto.” Mi fa lei “E poi la porta è incastrata”.

“Ma no che non è incastrata,” le faccio “è solo dura, spingi, tirale un calcio. Fa finta che sia la faccia di quell’extracomunitario lì, InkKiller, il da Silva.”

“E ma allora dovrei usare il fucile a pallettoni e poi la porta si rovina tutta.”

“Su cara, dai che ce la fai” ho insistito “Immagina che dietro c’è la Beatrice Nefertiti che ti sta coccolando i tuoi bei gatti.”

“Che solo che ci provi quella a toccarmi i miei gattini carucci e le graffio tutta la faccia. Io spingo, spingo, ma non si apre caro, non si apre proprio.”

“Uffa” le ho detto “ma tutto a me mi tocca fare in questa casa?”

Ho messo via l’esperimento nei pantaloni e son sceso giù, ho girato la maniglia, e Tump! Aperto la porta in un colpo solo!

“Visto come si fa, visto?” Le faccio. E lei ha visto. Poi mi ha detto che però mica ha visto bene cos’era quella cosa nera che mi è saltata addosso.

Più semplice è stato capire come mai perdessi sangue dappertutto: cosa poteva succedere dopo che Filosofia si era rifatta i denti addosso a tutto il mio corpo?

“Ma caro, sposta il braccio, se lo lasci in mezzo alla sua bocca quando la chiude è ovvio che ti fai male, no?” mi fa la mia bella. Che premurosa è premurosa, niente da dire.

Per fortuna che la mia bella è pronta di riflessi e dopo mezz’ora è riuscita a chiamare la polizia: ha dovuto aspettare che il telefonino si caricasse, se l’era scordato la sera prima.

Comunque, la povera Filosofia se la sono presa e portata al canile dove è stata riaddestrata per l’esercito e ora è a capo di una pattuglia di cani dobermann corazzati da usare contro le panzer divisionen (i cani hanno imparato a prenderli in bocca e sotterrarli come tanti giocattolini).

Io ho guadagnato circa cinquecento punti (di sutura) e una tessera ingresso omaggio al Pronto Soccorso dove ormai stappano una bottiglia ogni volta che arrivo. La nuova ala dell’ospedale è stata pagata interamente con i ticket delle mie ultime entrate, così hanno deciso di intitolarla a me.

La cosa peggiore comunque è che appena uscito è venuto a prendermi Franco, il quale come indennizzo pretende che sostituisca Filosofia tutte le notti per far la guardia alla casa. Non sarebbe neanche male, e comunque un miglioramento rispetto alla mia solita routine, se non fosse che ho scoperto che Franco, da Filosofia, voleva qualcosa in più della guardia.

Per fortuna mia la seconda notte il Franco ha sbagliato a girarmi l’orecchio mentre che… va ben, chiaro, e insomma la serrandina si è chiusa. Ora l’è in attesa per il cambio di nome.

Ho anche chiamato l’Alan Dis per vedere se gli riusciva di congelarmela e venderla come croccantino in gelateria, ma mi ha detto che lui vende solo prodotti buoni e lei al massimo al massimo riesce a usarla come sapone ma non sa bene come scioglierla.

E insomma, ecco perché mi son deciso per spararle. Solo che io mica ce l’ho una pistola, e nemmeno un fucile. Però è anche vero che mica son tonto, io ho studiato, insomma. E allora mi son detto, ma quanto difficile sarà costruire una pistola, mi dico, cosa mai ci vorrà?

Così mi son messo lì, ho preso tutte le castagnole che avevo comprato per carnevale, no, non quelle da mangiare, i petardini, le ho aperte e ho raccolto tutta la polvere nera. Oddio, l’ho fatto due volte perché la prima volta si stava facendo buio e siccome stavo lavorando nel capannone dove non c’è la corrente elettrica ho fatto per accendere una candela. Comunque a parte le ustioni di secondo grado e la depilazione istantanea dei peli del viso, non è successo niente di troppo grave.

Presa la polvere, mi serviva una pistola, però quella mi son ricordato che l’avevo già, che ce ne sono due in salotto comprate quella volta che siamo andati in Germania, due di quei bei pistolotti di una volta, con il colpo a miccia e tutto!

Perfette!

Ne ho presa una, tolto il tappino davanti, caricata, come colpo ho preso una bella biglia di quelle di ferro. Me lo sentivo che finalmente era il momento buono! Non potevano essercene altri, domani, sarei stato un uomo libero.

Ero talmente contento che per ingannare il tempo fino al suo arrivo sono andato a cercare di nuovo la particella di Giuseppe.

Certo, preparare il tutto è stato stancante: sarà per quello che son caduto in un bellissimo sonno ristoratore, il sonno dei giusti. E nel sonno, ho sognato di libertà, di serate spensierate, ho sognato un colore rosa, bellissimo, che occupava e condivideva la mia vita: finalmente poter fare l’abbonamento alla Gazzetta!

Mi son svegliato tutto sudato dall’eccitazione e anche un po’ intontito. A ridestarmi del tutto è stata la sua voce: “Caro, lo vuoi un caffè? Ti sei svegliato? Dormivi un tal bene che non ti ho voluto disturbare, così intanto ho messo su la pasta e fagioli per domani. Stasera trippe alla puttanesca ti vanno bene?”

Era il momento. Ora o mai più! Sono sceso dal letto mentre che lei continuava a parlare, come sempre “No sai che oggi sono andata al corso di tip tap, e il maestro si è complimentato con me: son riuscita a pestare i piedi solo a cinque altri partecipanti, e pensa, solo in due son dovuti finire all’ospedale!”

Ho preso la pistola, armata, accesa la miccia.

“Mi ha chiamato anche l’editore: ha ricevuto una proposta per la mia nuova sceneggiatura, la vogliono all’università per una ricerca. Sembra infatti che leggendola ci si addormenti più in fretta che con qualsiasi sonnifero.”

Eccomi, in cucina, con lei, la pistola puntata dritta in mezzo ai suoi occhi. Lei mi guarda, stranita, e mi fa: “A proposito caro, cerca di essere meno distratto, che avevi tolto il tappo alla pistola. Per fortuna ci ho pensato io e l’ho rimesso a posto.”

L’ha detto giusto quando finiva la miccia. E siccome davanti c’era il tappo, ecco che la biglia l’è partita per dietro.

Ecco dottore, è per questo che lei mi ha dovuto tirar via la biglia dalla fronte. Ed è sempre per questo motivo che il cranio si è sfracellato tutto e voi mi avete dovuto mettere al suo posto una padella d’acciaio (che però potevate almeno lavarla) fino a quando non è pronto quello nuovo in fibra di carbonio.

Ma questo non è importante dottore. Per nulla. E non è nemmeno importante se d’ora in avanti mi chiameranno tre occhi. L’importante, dottore, è che lei non mi faccia uscire di qui: ricoveratemi in terapia intensiva, in psichiatria, da qualunque parte. Ma vi prego, vi scongiuro: non fatemi tornare da Gamy, vi prego, no, mai più, mai più!!!!


In caso non ci vedeste più, l’altra parte in colpa è Beatrice

Juan Jose

Un killer con la sua etica.
In questo spazio si parlerà di tutto quello che concerne scrittura, musica, video. Cose nuove e vecchie, soprattutto vecchie e dimenticate. Non se ne parlerà in termini tecnici (che non sono un esperto) ma in termini di sensazioni ed emozioni, di cosa l’opera ha trasmesso a me (e solo a me), di cosa questa rappresenta nella mia vita. Sperando di trasmettere a voi il gusto (o l’avversione) per quello di cui si parla.
In questo spazio ogni tanto capiterà qualche scritto mio, che altrimenti cosa a cosa serve uno spazio a disposizione?
In questo spazio ogni tanto ci potremo divertire a con qualche gioco, o con qualche esperimento, e voi sarete ovviamente le cavie.
In questo spazio si recensiranno anche i testi di quanti vorranno postare da noi le loro opere. Attenzione: qui vige la sana regola del sarcasmo. Chi non è disposto a rischiare, si astenga.
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