di Ella May

valerio cesari

 

L’ho conosciuto tramite poche righe concise, quando ha risposto ad una mia email chiedendomi il cd originale di una band che gli avevo proposto per qualche passaggio nella sua trasmissione su Radio Rock, perché lui è uno di quelli che la musica la pretende autentica, non gli basta in mp3. Da quel momento in poi, Valerio è stato per me una continua scoperta: ne fa una più del diavolo, ha quasi sempre ragione e non si risparmia mai in passione, impegno e serietà. Chi già lo conosce, lo sa; chi ancora non lo conosce… lo imparerà. Ladies and Gentlemen, ecco a voi Valerio Cesari.

  

1) Nella tua vita hai cominciato come musicista, tentando di sbarcare il lunario come chitarrista in alcune band emergenti romane ancor prima di intraprendere la carriera di speaker radiofonico. Quali gruppi o tendenze ti hanno ispirato su tutti/e?

 

Sì, è stata una parentesi importante per me, nel senso che ritengo sia opportuno approcciarsi alla musica e all’ascolto con la consapevolezza (anche minima) di ciò che il mondo ti propone. Dovessi scegliere alcuni gruppi in questo senso ti direi, non senza ripensamenti: Metallica, Megadeth, Pearl Jam, R.E.M., Alice In Chains, Rush e Alice Cooper. Tra i solisti scelgo invece Michael Jackson.

 

2) Quali sono gli errori più grandi che commettono le band emergenti? E cosa dovrebbero fare che invece non fanno?valerio

 

Non sono nessuno per indicare la strada e l’Italia (e Roma) è piena di cialtroni e impostori che si improvvisano professionisti dell’ultima ora; mi piace ascoltare e condividere con il pubblico o con gli ascoltatori i prodotti che per me sono “i migliori” ma è evidentemente tutto molto soggettivo. Ad una band, specie se nuova, consiglierei anzitutto di non prendersi troppo sul serio: un po’ come la vita, il successo è quella cosa che arriva quando sei impegnato in tutt’altro.

 

3) La scrittura per te procede quasi di pari passo con la musica: come mai questa esigenza?

 

Parliamo in realtà di due codici comunicativi paralleli, molto vicini. Mi piace scrivere, da sempre: che fossero racconti brevi, romanzi, lettere, pensieri, scrivere mi ha sempre dato tanto. Scrivere di musica è in primis uno dei passatempi che mi dà maggiore soddisfazione e credo comunque, più in generale, che ci sia bisogno di indirizzare ed educare l’ascolto: io non sono per la critica musicale così come l’abbiamo conosciuta in questi anni, che poi magari ti ritrovi a parlarti addosso e ad organizzare pulmini per visitare i luoghi simbolo della carriera dei Beatles! Parlare di musica è fare la cronaca di ciò che ci circonda.

 

4) Sei laureato in Psicologia Clinica: c’è un nesso tra questa materia ed il fare radio?

 

C’è un nesso nel senso che, con la consapevolezza che si può acquisire (molto poca in realtà) con una laurea triennale, diventa intrigante “studiare” la comunicazione e capire come e perché le persone rispondono a dati argomenti piuttosto che ad altri. La radio ti mette poi immediatamente a confronto con quelli che sono i lati spigolosi del tuo carattere, poiché dall’altra parte c’è sempre qualcuno che legittimamente tenta di portarti sui binari della provocazione spicciola: è una sorta di compromesso continuo tra te e te che, secondo me, pone anche le basi per una forte crescita interiore.

 

5) Valerio e la radio: hai iniziato praticamente da subito ad immergerti in questo mondo. Cosa ti attrae del lavoro in radio?

 

Mi piace l’idea di potersi confrontare con una platea potenzialmente sterminata di persone, che scelgono di sposare i tuoi gusti musicali oppure di criticarli nella maniera più aspra possibile. Parlare di musica assieme ad altre persone, godere di un particolare all’interno di una canzone che magari non tutti hanno notato (o magari sì), è un qualcosa che abbiamo secondo me perso, specie nell’era di Spotify dove tutto diventa immediato. La radio in questo senso è un feudo felice, quando non è totalmente autoreferenziale ed il singolo speaker non punta, malvagiamente, alla scaletta perfetta.

 

cesari6) Raccontaci “Radio Libera Tutti”.

 

È la prima realtà radiofonica in cui mi sono trovato coinvolto: un’associazione di persone splendide e determinate che portano avanti, senza alcun secondo fine, un progetto nobile e limpido, fortunatamente – almeno nel loro caso – con un minimo di appoggio da parte delle istituzioni. Non posso fare altro che ringraziarli, mi hanno messo nelle condizioni di andare in diretta per la prima volta e passare pomeriggi a dir poco appaganti!

 

7) E poi raccontaci il tuo ingresso, il tuo percorso ed il tuo successo nella famiglia di “Radio Rock”.radio rock

 

Non so dirti se ci sia stato un “momento” vero e proprio, così come lascia intendere la tua domanda. Spesso guardiamo a realtà quali quella di Radio Rock come se fossero dei fortini inarrivabili, inespugnabili, per cui tutto è chiuso e gestito dall’interno: alle volte basta, come è stato per me, cercare di incontrare le persone giuste, chiedere ed ottenere un appuntamento e proporre in maniera ordinata e precisa le proprie idee.

Così è stato per me!

 

8) E “L’Urlo”, invece? Spiegaci cosa è, come nasce, e come “funziona”.

 

Il bello de L’Urlo, scusa il gioco di parole, è che “non funziona”: siamo un’associazione senza uno statuto e la nostra unica regola imprescindibile è la “partecipazione”. Quello che chiediamo a chi vuole “aggregarsi” è di venire ai nostri eventi (che sono kermesse musicali) e, sopratutto, di essere rispettosi della musica altrui quando non si è direttamente protagonisti sul palco: in sostanza troviamo una location, ci costruiamo un evento sulla base delle band che hanno sposato la nostra causa e facciamo in modo che a prender parte all’evento siano anche quelli che, per l’occasione, sono rimasti in panchina. È importante per noi che al di là del mero compenso, i gruppi possano aver modo di vendere i loro cd all’interno della serata stessa, godere di un book fotografico ed intrecciare relazioni in cambio della loro esibizione. “L’Urlo” è la naturale evoluzione di “Degni di Nota” e ci tengo a sottolineare che, assieme a me, è membro co-fondatore il grande amico e uomo Andrea Caovini.

 

9) La SIAE. Mostro a 7 teste o servizio utile? Ora che la musica viaggia velocissima sul web, la SIAE ha più o meno senso di prima?

 

Non ho alcuna idea sul motivo per cui un ente come la SIAE possa servire a qualcuno, mentre ne ho diverse sul perché se ne possa (e debba) fare a meno! Sempre col mio amico Andrea Caovini, ne abbiamo tratto due articoli per Il Fatto Quotidiano (il blog di Valerio Cesari, ndr.) che consiglio di leggere a chi voglia approfondire il tema.

 

10) Saluta i lettori comunicando i tuoi prossimi impegni/progetti, segnalando gli orari della tua trasmissione e magari suggerendo un album secondo te assolutamente da ascoltare.

 

Ci vediamo, dal vivo, con le prossime serate de “L’Urlo”. Per chi vuole, ci ritroviamo su Radio Rock sicuramente la domenica tra le 15 e le 18, il sabato (a sorpresa) all’interno del Saturday Rock Live, il martedì dalle 19 alle 21 con Matteo Catizone ed il mercoledì mattina dalle 8,30 alle 10 con Emilio Pappagallo. Un album che vi consiglio di ascoltare? “Dream Cave” dei Cloud Control: mi ha stupito pur senza essere un capolavoro della musica contemporanea! Un abbraccio enorme a tutti!

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=JGzaU26-cHY&feature=c4-overview&list=UUH5gsEZ4RJnBaWCOdI-Lqzg

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