di Ella May 

 
APD


Intervistare una band composta da tre musicisti di tanto spessore e con tanta storia alle spalle è sempre interessante. Quando poi i musicisti in questione sono tre personaggi che, nonostante i successi già ottenuti, mantengono intatto il gusto di sperimentarsi, di divertirsi e di mettersi in gioco, allora un’intervista può diventare anche un momento di riflessione: sulla musica, sulla vita, sulla passione… e sulla tenacia che ci vuole per coltivare i propri sogni. 

LetterMagazine presenta: gli APD.

 

1) Prima di presentare il vostro progetto, presentate voi stessi, uno ad uno: chi sono Alessandro Bissa, Andrea Cantarelli e Roberto Tiranti?

Andrea: Mi ritengo semplicemente un grande appassionato di musica, in tutte le sue forme; uno che ha avuto la fortuna di riuscire ad utilizzare la chitarra come mezzo per esprimere se stesso. La musica è il linguaggio con il quale comunico e con il quale mi confronto con il mondo esterno.

Ale: Descriversi in due righe è difficile. Diciamo… Una persona normale che ha la fortuna di fare un lavoro speciale. Uno che porta avanti un sogno, giorno per giorno, con tanto entusiasmo e un po’ di sana incoscienza.

Roberto: Chi sono? Uno che alle soglie dei 40 vuole ancora divertirsi con la musica. Però assieme alle persone giuste, perché condividere musica significa condividere vita.

 

2) Presentateci il progetto APD: come è nato e perché, come si è evoluto, come si è strutturato.

Andrea: APD è un progetto nato in maniera totalmente spontanea. Avevo bisogno di andare oltre quello che ho proposto per anni con i Labyrinth (la mia band “principale”). Come dicevo, la musica è il mio modo di comunicare: variare i linguaggi permette di trasmettere messaggi diversi all’attenzione di chi vuole ascoltarci. Così ho scritto qualche brano che mi sono sentito di condividere con gli andreaamici di sempre (Roberto ed Alessandro). I pezzi sono piaciuti. Subito Roberto ha iniziato a lavorare sulle linee melodiche e sui testi, mentre Alessandro si è messo ad arrangiare la parte ritmica. In pochissimo tempo ci siamo trovati per le mani un album. Il resto è ormai storia.

 

3) Perché avete scelto il nome APD, acronimo di “A Perfect Day”?

Andrea: Il monicker “A Perfect Day” ha un duplice significato. Da una parte rappresenta la serenità, l’armonia e la gioia scaturite da questa nuova avventura. Dall’altra, invece, ha un significato volutamente ironico, provocatorio. Difficile oggi poter vivere la “giornata perfetta”. Ci muoviamo in mezzo a mille difficoltà, e spesso, ahimè, non riusciamo a superarle come vorremmo.

Roberto: Chi ci conosce sa perfettamente quanto ci piaccia trasformare le disavventure in ironia e divertimento… La vita è troppo breve per essere vissuta con astio e rimpianti. Ridere fa bene e non ha nulla a che vedere con un’eventuale “immaturità” o “leggerezza”: nell’album ci sono momenti di pura introspezione, mescolati con altri molto più “solari”.

 

4) Il resto dei Labyrinth come ha accolto la nascita di questo vostro progetto?

Andrea: Assolutamente bene. I Labyrinth sono, nel vero senso della parola, una famiglia. In quasi 20 anni di carriera abbiamo condiviso davvero molto, soprattutto a livello umano. Gli altri ragazzi sanno quanto sia importante per me riuscire ad esprimermi, andando oltre al progetto “Labyrinth” ed hanno quindi accolto e supportato fino in fondo questa nostra nuova avventura. Mantenere gli equilibri in una band non è mai semplice ed avere delle valvole di sfogo che ti permettono di esprimerti al meglio è cosa sana. Tutto ciò mi ha permesso inoltre di vivere la scrittura dei nuovi pezzi marchiati “Labyrinth” in assoluta serenità ed armonia.

 

5) E il pubblico come ha accolto gli APD? Quali critiche e quali apprezzamenti avete ricevuto?

Andrea: Il pubblico ha molto apprezzato questo lavoro. Chi in questi anni ha seguito il percorso musicale del sottoscritto, di Roberto e di Alessandro sa benissimo quali siano i nostri gusti musicali e le nostre influenze. Credo che in un certo senso ci si aspettasse da noi un lavoro di questo tipo.

Ale: Molte delle recensioni che abbiamo avuto sono andate oltre le nostre aspettative, nonostante avessimo un’ottima considerazione di un album che poteva sia piacere molto che lasciare indifferenti, come tutte le “opere prime”.

Roberto: Spesso le recensioni vengono prese troppo sul serio dai musicisti. La differenza la fanno gli ascoltatori e devo dire che abbiamo ricevuto feedback molto positivi.

 

6) Dal Metal all’Hard Rock: come mai questa svolta?

Andrea: Per quanto il progetto Labyrinth mi rappresenti molto in termini musicali, i brani scritti con i ragazzi della band sono ovviamente frutto di 6 teste che lavorano insieme. Con gli APD ho avuto la possibilità di scrivere in totale libertà la musica che sento più mia. Roberto ed Alessandro hanno interpretato al meglio ciò che volevo esprimere e il risultato finale è effettivamente più vicino all’Hard Rock che non al Metal. Non amo però le etichette, di nessun genere. Non scrivo pensando a quello che sarà il risultato finale, semplicemente esprimo ciò che ho da dire. E credo che nell’album “A Perfect Day” ci sia molto di più che non “semplice” Hard Rock.

Roberto: È da una vita che salto da un genere all’altro, perché sono troppe le cose che mi piacciono ed è troppo breve la vita, troppo vasto il mondo della buona musica per fossilizzarsi. Ovviamente le mie radici affondano negli anni settanta, quindi il mio contributo al progetto APD risente delle influenze che mi fanno battere forte il cuore, pur trattandosi di una realtà del 2012.

 

7) Raccontateci il disco “A Perfect Day”: chi ha scritto cosa, perché e come è nato, quando è uscito.

Andrea: Come accennavo, il tutto è frutto di qualche serata che il sottoscritto ha passato a scrivere, onestamente senza porsi obiettivi ben definiti. Passo spesso il mio tempo buttando giù idee che improvvisamente (e anche inaspettatamente, se vogliamo dirla tutta) assumono forma di canzone. Ho poi condiviso queste idee con Roberto che da subito vi si è trovato a proprio agio, ricavandone testi e melodie semplicemente perfette. Il cerchio si è chiuso con il grande supporto di Alessandro, che ha interpretato e suonato le canzoni in maniera ideale.

 

8) Non si può dire che sia un disco “sperimentale”, visto che mantiene in sé tutti i canoni portanti del genere. Quali sono quindi i punti di forza di questo lavoro?

Andrea: Personalmente ritengo che questo disco trovi la sua forza nella varietà di idee e di arrangiamenti proposti. Il tutto senza correre il rischio di trovarsi di fronte ad un polpettone di idee incoerenti tra loro. C’è un filo conduttore in tutto il disco, dato dallo stile di chi lo ha scritto e suonato, ma c’è anche tanta varietà stilistica che mantiene viva l’attenzione dell’ascoltatore.

Ale: Sì, credo che la sensibilità di chi ascolta venga toccata in modo non indifferente. È un disco che trasmette molto. Basta sedersi col libretto dei testi e lasciarsi trasportare dal “viaggio”.

Roberto: Credo che in questo disco le nostre tre personalità emergano piuttosto chiaramente e ne sono felice. Davanti a tutto mettiamo sempre l’onestà: nulla è mai prestabilito, tutto nasce spontaneamente.

 
APD

9) Quali sono i vostri personali “totem” in campo Hard Rock?

Andrea: Questa è la classica domanda impossibile. Troppe sono le influenze che mi caratterizzano e rischierei di non presentare un quadro corretto. Detto questo (odio non rispondere alle domande) ti cito tre nomi per me di assoluto riferimento. Queensryche (fino a Promise Land), Fates Warning ed i nomi della nuova ondata Hard Rock (Alter Bridge, per esempio).

Ale: In ambito musicale la mia triade è: Queen, Marillion e Transatlantic. Sul genere Hard Rock mi piacciono molto i Nickelback, i Default ed un milione di altri gruppi.

 

10) Ditemi tre motivi per cui un giovane oggi dovrebbe intraprendere la carriera di musicista come avete fatto voi e tre motivi per cui invece sconsigliate di farlo.

Andrea: Il punto, secondo me, è che non è possibile decidere di intraprendere questa carriera. Si possono perseguire con gioia e tenacia diversi obiettivi, come lo studio dello strumento e della musica, la voglia di condividere questa passione con altre persone e via dicendo. Poi ad un certo punto tutto questo può trasformarsi in qualcosa di più, ma al giorno d’oggi il concetto di “carriera musicale” semplicemente non esiste più. Divertitevi. Nessuno potrà mai togliervi la possibilità di esprimervi, lasciate che il resto, eventualmente, arrivi da sé.

Roberto: Sottoscrivo ogni parola di Andrea. Non si comincia a far musica per crearsi una carriera; poi spesso è la musica che viene a prenderti per il collo e ti trascina con sé. Ciò che spesso consiglio ai miei allievi è di seguire un percorso didattico serio per conoscere lo strumento, suonare su ogni palco possibile e condividere musica con altri musicisti. Poi se sono rose…

 

11) Cosa manca alla realtà emergente di oggi? Quali sono i principali peccati che commette e quali invece i suoi pregi? Quali sono le maggiori difficoltà che deve affrontare?

Andrea: Viviamo in un mondo “usa e getta”, non abbiamo più la possibilità di dedicare il giusto tempo alle cose che amiamo. Non riusciamo più ad innamorarci, a dedicarci anima e corpo alle nostre passioni. Non siamo più capaci di godere del profumo di un vinile o delle pagine di un libro. Non credo ci sia da aggiungere altro.

Roberto: Ci sarebbe da scrivere un libro sull’argomento… Aggiungo che, in base alla mia esperienza, forse ad una parte (non a tutti) dei giovani musicisti manchi quello spirito di sacrificio che avevamo noi. Lo so, è un discorso da “anziano”, ma il punto è che oggi il passaggio dalla cantina all’album viene bruciato e quindi la famosa “gavetta” è andata a farsi fottere. Speriamo cambi qualcosa…

 

band12) Date un consiglio (sincero e spassionato) ai giovani che stanno lottando per far emergere la propria musica. Cosa devono fare per far decollare la loro carriera?

Andrea: Nessun consiglio. Non è possibile confezionare asetticamente il successo in ambito musicale. Neanche il percorso “talent show” riesce completamente a far sì che le carriere degli sfortunati avventori di questi programmi televisivi possano avere un successo duraturo. I prodotti preconfezionati hanno vita breve, a meno che non ci sia dietro il talento, quello vero, che a mio modo di vedere se c’è emerge comunque, magari attraverso strade diverse. Divertitevi, sudate in sala prova, condividete, emozionatevi e cercate di emozionare, comunicate, andate oltre. Il resto verrà da sé; se non succede chiedetevi perché, migliorate e ripartite. Solo così vi assicurerete un’avventura senza fine e proprio per questo il fine non sarà più così importante.

Ale: Sarò molto più cinico e magari anche antipatico, ma io consiglio ai ragazzi di studiare e di investire nella creazione di un team di lavoro affidabile, perché una band che funziona è frutto del lavoro di squadra e del sacrificio comune. Meglio evitare di fare troppe cose, c’è il rischio di disperdere energie e risorse economiche. Si deve lavorare con il medesimo scopo e solo in base alle effettive capacità.

 

13) Suggerite al pubblico i nomi di alcuni degli emergenti (solisti o bands) che secondo voi meritano di fare il grande salto.

Andrea: Sinceramente non saprei. Onestamente non ho ascoltato nulla di così eclatante nelle nuove proposte. Posso citarti però un gruppo di Torino, attivo anni fa e di nome Ophydian… Loro avrebbero meritato un successo su scala interplanetaria.

Ale: I Tragodia, di Brescia. Un gruppo metal (stile Inflames) con potenzialità incredibili e tre dischi fantastici all’attivo. E gli Empyrios, di Simone Mularoni che vorrei vedere headliner al Gods of Metal un giorno…

Roberto: Per me Alessandro del Vecchio dovrebbe essere altrove, ad altissimi livelli per il produttore che ha dimostrato di essere e per il musicista d’indiscusso talento che è, sia come cantante che come tastierista.

 

14) Che futuro desiderate per gli APD? È un progetto a lungo termine? O lo vivete come un momento collaterale alle vostre rispettive e già affermate carriere?

Andrea: APD è partito come un progetto, ma ha già raggiunto la dignità e lo status di band vera e propria. Spero sia a lungo termine! In questi giorni sto terminando la scrittura del nuovo album, vedremo cosa ci riserverà il futuro.

 

15) Salutate i lettori di LetterMagazine anticipandoci i prossimi impegni e programmi degli APD.

Andrea: Sicuramente uscirà un nuovo disco nei prossimi mesi e ci stiamo organizzando per qualche data live. Per chi non propone cover, suonare live è diventato davvero difficile. Gli APD ringraziano e salutano voi di LetterMagazine ed i vostri lettori, con l’augurio che il disco possa farvi vivere una giornata perfetta, in qualsiasi senso lo si voglia intendere. A presto!

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=TGYVFKcrAsA&list=PLLCgI-6Ah-8ECdOaCAP2wPU5LD2-szUln

 

Photos by Emmanuel Mathez

 

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