NSU PrinzPer quanto si sforzasse, Beatrice non riusciva a crederci. Un’altra domenica pomeriggio a trovare i parenti.

Da quando i suoi genitori avevano comprato la macchina non c’era più pace. Almeno, prima, l’inverno era tranquillo, faceva troppo freddo per uscire in Lambretta, la mamma dietro e lei in piedi sul predellino, tra suo padre e il parabrezza. Si accontentavano di stare in salotto davanti alla televisione e dopo un po’ lei riusciva a sgattaiolare via, in un angolo tranquillo, a giocare e inventare un mondo allegro e coloratissimo, di personaggi strabilianti che non potevano esistere.

Invece l’acquisto di quel macinino aveva cambiato le abitudini di famiglia. C’era sempre qualche parente all’ospedale e la domenica pomeriggio prendeva l’odore di corsia e il colore gesso sporco dei muri e delle facce. Mezz’ora in piedi dietro a una spalliera di ferro, ascoltando le lamentele degli adulti e cercando di non guardare gli aghi e i tubi infilzati nel povero corpo martoriato. Non poteva sedersi perché “in ospedale si prendono le malattie” e se chiedeva “Allora perché ci andiamo” si beccava due ceffoni e la consueta frase, “Sei la solita egoista”.

 

cuginiOppure c’erano le visite a casa degli zii. La domenica pomeriggio i cugini erano fuori, a correre e giocare nei cortili e se per sbaglio qualcuno tornava a casa, sporco, affamato, con le guance rosse e gli occhi accesi, la prendeva in giro per le scarpe di vernice e i bei voti in pagella.

A lei toccava stare seduta per due ore su una sedia scomoda, di fronte a un piatto di pasticcini che non aveva il permesso di toccare, e dritta con la schiena. In quelle circostanze anche la televisione le sarebbe sembrata una grazia caduta dal cielo, ma “era maleducazione” accenderla quando si ricevevano visite. Accidenti.

Qualche volta provava a dire che doveva finire i compiti, ma non funzionava. “I compiti si fanno il sabato pomeriggio, la domenica è per stare in famiglia”.  Grande invenzione, la famiglia: a Beatrice sarebbe tanto piaciuto conoscere il geniaccio che aveva brevettato l’idea, avrebbe voluto dirgli cosa pensava di lui e della sua intera progenie.

 

lapidiL’unico giro che le piaceva fare la domenica con i suoi era quello dei cimiteri. Lì finalmente si sentiva a suo agio nella conversazione fatta di silenzio, l’indifferenza delle lapidi la rassicurava e gli sguardi stanchi delle fotografie la rispettavano. Nessuno le faceva domande idiote.

Anche le zie arpie mettevano da parte l’abituale tono di voce stridulo per urlare in modo più sommesso, bisognava rispettare i morti. Beatrice si interrogava sempre sul misterioso mondo degli adulti, che non si facevano alcuno scrupolo di svegliare un’intera camerata di ospedale per “fare compagnia” a un moribondo, ma non appena il disgraziato moriva veramente, accanto alla sua tomba ne parlavano finalmente male come a casa, ma bisbigliando. Si vede che anche dalla cassa da morto potevano sentire, e tornare la notte a tormentare gli eredi, come diceva sempre la nonna.

Però, i parenti da morti miglioravano molto, non parlavano più, non la sgridavano e soprattutto non le chiedevano cosa avrebbe fatto da grande. Gran posto, il cimitero, per passarci la domenica pomeriggio.

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