– racconto di Mauro Cristofani –

Ma sì lo ammetto sono un tipo romantico. Ma non svenevole. E ho sempre le mie buone ragioni per innamorarmi. Prendete la storia con Amò per esempio. scanner983 (3)Lei è qui sembra turbata dall’incontro faccia a faccia, le sue confessioni paiono venir dal cuore e sinceri sono certi suoi singulti di commozione. Dimentica che sono suo complice, ma passi. Eravamo due ombre lontane, ora è diventato incredibilmente facile scambiarci confidenze, anche le più intime e segrete. Mentre parliamo la guardo intensamente, mi sento preso in un’intrigante spira, su di lei riporto la lunga cristallizzazione prodotta intorno alla sua ombra e penso cosa sarebbe l’amore per me d’un tale essere. Poi l’avvolgente crepuscolo, e noi siamo come due collegiali che nella penombra si parlano troppo ardentemente di donne sapendo bene come finiscono cose del genere. Non accendi? chiede, e mi sembra che la sua voce tremi. No, è bello così. “Amò…” mormora lei. “Amò…” dico io, e la mia voce è un soffio amoroso, come bisogna che sia.
Domani tornerà e io vivo questi momenti come in attesa d’un terremoto o un cataclisma, d’una marea sconvolgente che mi sommergerà perché non ho mai saputo trovare una linea di demarcazione tra il sogno e la vita. Ma è pur vero ciò che dice il buon Shakespeare, siamo tessuti con la materia di cui son fatti i sogni.
Talvolta le violenze che si usano contro se stessi per impedirci di amare sono perfino più crudeli dei rigori che s’impongono quelli che s’amano, e ciò che potevo immaginare della piacevolezza che avrebbe potuto procurarmi la sua vicinanza è più snervante del piacere più completo.
scanner975Non voglio conquistarla per rimpiangerla, mi dà inquietudine ma non vorrei mai una felicità che me ne privasse, la sua immagine mi protegge da altre insignificanti suggestioni.

A lungo ho sperato che il tempo compisse l’opera sua, mi accorgo invece che gli strani maneggi della passione continuano spietati. Non ha voluto attingere alla mia amara saggezza e ha finito di stancarsi dell’irrealtà. Ora non devo cullarmi nei trini d’astratto, senza più gravità, devo tornare alla vita e riuscirò a colmare questo vuoto. Il tempo della nostalgia e del rimpianto l’ho già consumato, e forse prima di viverlo. Incontrarci è stato soltanto mettere in scena un copione già scritto.
Ma ho fatto troppo presto il funerale a quest’amore. Mi chiama, ha bisogno di calore umano e amicizia devota, ha bisogno di complicità. Non vuol venire da me e vado io da lei. Preferisce così e so che quando la storia è a una svolta i particolari sono significativi. Dice: Sono giovane ho bisogno dei miei coetanei di andare in moto in discoteca al pub. Capisco, è una specie di congedo, ma ragionato. Restiamo per un po’ a parlare, sue lamentele autodistruttive, mie repliche inutili. La sua immagine è ora un po’ sfocata, o così mi appare e quando torno a casa mi assale all’improvviso la paura di non amare più.

Ma a ogni sua chiamata si riaccende la speranza anche se lei non ha più le sue grandi ali ma solo due moncherini spelacchiati e i miei voli non sono più quelli dell’angelo ma quelli del tacchino.
Una cena con sbadigli par che metta per sempre la parola fine, ma una sera la trovo elegante e profumata, decisa a riconquistarmi. Invece finisce con un gioco al massacro che mi lascia a pezzi, ma poi ci sbattiamo sulla cassapanca come due forsennati, due bocche affamate che trovano solo briciole ma ce la metton tutta, è una finzione distruttiva che ci piace.

Stasera sento che è con un altro. È vero, poi me lo racconta con tutti i particolari e io mi eccito. Dice che con lui sta bene, che ha scanner977voglia di tornare ai vecchi amati vizi sesso droga e rock’n’roll.
Una sera però capita da me tutta arruffata e un po’ fuori di testa. Finisce per esasperarmi ma fingo di stare al gioco, uno stupido gioco crudele infarcito di cattiverie reciproche. Alla fine ho la nausea e vado a dormire nell’altra stanza.

Le propongo di mettere fra noi un po’ di tempo, per smaltire i veleni. Non avrei mai voluto mostrarle la mia parte più impotente e fragile, io che avrei voluto infonderle tanta forza e volontà. Forse questo l’ha un po’ delusa, il mio carisma s’è sgualcito.

La rivedo dopo due settimane, dice che ha conosciuto un russo pieno di soldi e che ha passato dei giorni a tutta vita.
Con me è uno zuccherino tutta carinerie&dolcezze. Ma anche sfinita e stanca, il vampiro russo l’ha spolpata.
Tenevo in serbo per lei due orecchini d’oro e glieli do. Un grande bacio e poi tante malinconie, e un’intesa che pare ritrovata.
Quella è stata una delle notti più eccitanti della mia vita, orgasmi e giochi seduttivi senza fine, e noi due che impariamo a ridesiderarci.
Pioggia di stelle cadenti, carezze di parole sussurrate e silenzi che rimbalzano sul cuore senza farci male. Alla fine il consiglio di una vera amante amica: lasciami.

Fine dell’estate e fine della nostra storia. Rimango col cuore lacerato ma tranquillo, è stato solo un flirt.

 

Si ringrazia Micaela Lazzari per l’editing

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