di Endriu

nebbiaPippo non mi fece conoscere solo i toni malinconici di Keith Jarrett: la colonna sonora della mia estate nel rifugio di M. è costituita sostanzialmente dai suoni arabo-mediterranei dei Radiodervish. Solitamente li ascoltavo in cucina, mentre lavavo i piatti. Le chitarre acustiche e arabesche stonavano con i pini della montagna, con l’odore di legno bruciato, con la nebbia. La nebbia da racconto del mistero di Edgard Allan Poe. 

La nebbia si mangia il sentiero,
gli alberi
dov’è Poe?
Avantindietro, cammino,
inquieta
la nebbia si prende il bosco,

la pineta
ballano allegri, davanti al cammino
sul ritmo jazz
del Village Big Band
la nebbia mangia il sentiero.

cannaA questo punto ci siamo già lasciati. Cioè, lui ha lasciato me. Ho rimosso le sue motivazioni. Ricordo solo la sera quando mi ha mollato, nella sua casetta, mentre si faceva una canna. Me l’ha detto così, come se fosse una comunicazione quotidiana. L’ultimo ordine del giorno. Probabilmente per lui era veramente così, un’altra storiella che non aveva funzionato e amen. Ma per me era crollato il mondo: era stato il mio primo vero fidanzato, il primo che mi piaceva veramente! Non che gli altri fossero dei cessi, ma lui era proprio bello, ed ero stata così fiera che uno così bello si fosse messo insieme con me. Con me! Eh no, non avevo una grande autostima, all’epoca. Poi era pazzo, la mia anima gemella, pensavo esagerando. Quindi la stroncatura così secca di una storia appena iniziata, be’, non me l’aspettavo. 

Sicuramente mi ero attaccata troppo velocemente a lui. Quando mi ha mollato avevo appena portato un grosso zaino di roba a casa sua, nella prospettiva di spostarci tutte le mie cose e andarmene da Bologna, dalla casa degli zombi abbracciati allo schermo della TV (Dal diario di un’olandese volante n. 3).
Non che io sia la tipa che si vuole sposare subito o chissà che, anzi. Ma quando mi metto in una storia, mi ci metto tutta. Era così bello, e mi piaceva così tanto, e adoravo le montagne, e la sua casetta così perfetta, pure senza scala vera e propria per andare su nella stanza dove ci addormentavamo con la colonna sonora di Keith Jarrett sullo sfondo… E poi il rifugio, il mio rifugio da Bologna, dalla casa appunto degli zombi rimbambiti che alle ore 19 in punto accendevano la TV per vedersi una serie di porcherie che non sopportavo più, e loro a ridere – come delle sceme – alle battute insulse di Ezio Greggio. Era così perfetto. Dunque, quando staccò bruscamente la spina, il mio mondo crollò. Mi ero fatta così tanti film nella testa che non riuscivo a concepire di tornare a vivere in quell’appartamento troppo piccolo per cinque ragazze, nella stanzetta con gli spifferi, insieme alla Gigia di cui ricordo ancora la suoneria, per le tante chiamate del fidanzato, alla sera. Tornare ad essere single. Piansi come se fosse finito il mondo, con lui di fianco che avrà pensato, mentre si faceva la sua stupida canna, ‘dio mio come è messa questa’. La nostra era stata solo un’altra storiella che non aveva funzionato, e amen. 

TV zombieLa nebbia mi mangia l’anima
mentre ballano
insieme
sul ritmo del Village Big Band
dov’è Poe?

Ma il peggio doveva ancora venire: la stagione estiva stava per cominciare, e avevo già preso gli accordi per lavorare con lui e con Antò. Forse sperava che avrei rinunciato, ma mi servivano i soldi, e poi nel mese di agosto sarei stata senza casa: l’affitto del nuovo appartamento, in via Irnerio, partiva da settembre. Non avevo scelta. Eppure è stato un periodo bello, doloroso e amaro, ma forse bello anche per quello. Mi ricordo ancora l’orribile scoperta della sua nuova donna. Eh sì, il signore non è stato lì a perdere tempo. Forse addirittura si erano conosciuti mentre stavamo ancora insieme. Forse mi ha pure fatto le corna, durante la mia mini-vacanza in Sicilia, quell’estate.

Ci sono andata alla fine del mio primo anno a Bologna, con due amiche dell’Erasmus: una tedesca tutta precisa e organizzata e un’americana un po’ alternativa che quest’anno avrà senza dubbio votato per Obama. Ci siamo fatte, inevitabilmente, l’Etna, con i turisti che sembravano formiche mentre salivano in fila per le colline nere, e il vento che tirava – mentre cercavamo di fare un pic nic – aumentava l’effetto fantascientifico. A Catania mi è piaciuto il mercato incasinato, dove ho mangiato l’Asiago per la prima volta, mentre Siracusa era calda, bianca e deserta. Mi sono fermata a Taormina perché non avevo tanti soldi per proseguire e così, mentre le altre due continuavano la gita, io sono tornata in treno di notte, da sola, sostando per un giorno a Napoli. Pessima idea! Arrivata a Napoli alle sette del mattino, in carrozza con un’intera famiglia meridionale che non mi ha lasciato molte occasioni per dormire, non ne volevo mezza! Non ne volevo mezza di vedere monumenti e musei, di girare con lo zaino, sudata e stanca, e poi il caldo, che caldo… E così ho passato la giornata a cercare una spiaggia, per vedere il mare.

doccia freddaEro anche un po’ malinconica perché la gita con le mie due amiche non era andata bene. Faccio sempre un po’ fatica a stare con altre donne. Non so, divento gelosa, poi se una magari non mi caga più di tanto me la prendo. Sarà tutto riconducibile all’ottimo rapporto con mia madre?! Avevo pure anticipato che mi sarei rotta le scatole, ed è anche per questo che avevo deciso di troncare la gita e tornare a casa prima. Il problema è che mi sono sfogata con Pippo, una sera al telefono, pensando che così si faceva tra fidanzati, e invece a Pippo non gliene fregava un tubo. Notai già al telefono che non ne voleva mezza di ascoltarmi, salutandomi ancora prima che avessi finito lo sfogo. Magari era con lei proprio in quel momento, a bere, felice di averne trovato una che non scorreggiava con la birra… Al ritorno sono andata a trovarlo, portandomi dunque dietro lo zaino e anche gli anfibi neri, i miei bellissimi anfibi neri, nell’illusione che saremmo finalmente stati insieme. E invece, la doccia fredda.

Però la sera della canna non mi disse che aveva trovato un’altra. L’ho scoperto quando è iniziata la stagione su in montagna: è arrivata una ragazza che doveva esporre una mostra di brutti quadri nel salone, il bellissimo e grandissimo salone con la finestra enorme che dava sul bosco. Pippo non ha avuto il coraggio di spiegarmi esattamente chi era la nostra ‘artista’. O forse non lo riteneva nemmeno necessario! Ah, povera me. L’ho capito quando un amico che era venuto su con lei mi chiese da quanto tempo conoscevo la ragazza di Pippo. GASP! Mi sentii scendere del piombo giù nelle gambe, fino in fondo ai piedi. Perché gli innamorati poi ci sperano comunque sempre, di tornare insieme al disgraziato che ha spaccato loro il cuore. Che disgraziato, davvero. La sera, quando hanno fatto una proiezione, diciamo un cineforum, fuori al buio su un telo bianco, i due piccioncini si sono pure messi davanti a me, abbracciati.

Ghost DogGhost Dog,
cane vagabondo, vaga nella foresta
vaga come vagano
i cinghiali
nella foresta.

Il buio torna a regnare sul bosco scuro
e la nebbia mangia ancora una volta il sentiero
sogno il piccione viaggiatore
divorato dall’aquila
samurai. 

Era solo l’inizio di una lunga estate.

 

 (editing by Beatrice Nefertiti)

 

 

 

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