di Margherita Merone

 

Senza ombra di dubbio, il corso di filosofia più interessante che ho seguito quest’anno è stato quello sul personalismo. Questa filosofia sulla persona, mettendo in rilievo la centralità della persona come valore assoluto, fine in sé, non parte di un tutto ma un tutto nel tutto, unica e irripetibile, afferma come base di partenza la necessità di una riflessione sull’essere. In nessuna parte del mondo c’è una persona uguale, identica all’altra, è necessario, pertanto, recuperare e riaffermare l’importanza dell’essere personale raggiunto con l’idea di relazionalità che trova poi definizione nell’intersoggettività, la quale ha come struttura base fondamentale l’incontro io-tu.

Alla fine del corso, talmente entusiasta, ho deciso di intervistare l’insegnante Flavia Silli, docente di Introduzione alla storia della filosofia e studiosa del personalismo italiano, nella facoltà di filosofia dell’Università Pontificia Lateranense.

Come possiamo inquadrare la questione dell’“essere”? È la questione originaria della filosofia che nasce in relazione alla ricerca di un archè o principio della realtà. Per quanto riguarda il mio approccio la questione dell’essere non può essere scissa da colui che si interroga sull’essere, cioè la persona. Il rischio di tematizzare l’essere spersonalizzandone la questione è di generare ontologie eleatiche dove l’essere appare come l’entificazione della copula del giudizio, intendendo con questo l’assolutizzazione del tramite che chiarisce l’identità del referente ontologico. Non dimentichiamo che l’esistenzialismo, corrente irrazionalistica che si è sviluppata negli anni trenta del secolo scorso, rappresenta il gesto di spietata sincerità del fallimento dell’intellettualismo impersonale del trascendentalismo moderno. Proprio perché cerca di aprire un varco nell’interpretazione assolutizzata della logica concettuale riproponendo la categoria concreta dell’esistente. Nell’attualità la sfida è riproporre il tema dell’essere in relazione alla dignità della persona.

Cosa si intende per personalismo? Storicamente la definizione di personalismo nasce nel 1903 con Charles Renovieur e si sviluppa nel solco della tradizione spiritualistica di matrice agostiniana. La filosofia sulla persona nasce con l’avvento del cristianesimo. È per questa ragione che non si può mai disconoscere la matrice teologica della nozione di persona. Mi piace coniugare al di là di tante discutibili interpretazioni storiografiche l’approccio sostanzialistico di matrice aristotelico-tomista con l’elemento introspettivo centrato sulla cura dell’anima che affonda le radici nel metodo socratico riformato più volte nel cammino della filosofia occidentale, nelle molteplici forme di umanesimo declinato eticamente.

Che s’intende per “persona”? Potremmo dire che il termine persona è polisemantico. Originariamente “persona” che deriva dal termine greco prosopon (maschera), afferisce al significato di “modo di manifestarsi”, alludendo alla impossibilità di oggettivare la persona e di trattarla dal punto di vista tematico come cosa fra le cose. In questo preciso significato va interpretato il mistero della persona che trascende ogni interpretazione riduzionistica. Sul piano teologico, grazie al dibattito cristologico la persona venne identificata con l’ipostasi. Questo significato rimanda alla consistenza ontologica della singolarità personale, ossia alla propria irripetibile inseità. Per l’attualità questo concetto di inseità rimanda alla questione dello statuto ontologico dell’essere umano.

quadro di De ChiricoLa persona nel contesto contemporaneo. Come ho accennato in precedenza l’occidente ha progressivamente desostanzializzato la nozione di persona assolutizzandone la dimensione della sua produttività. Occorre oggi riproporre per un proficuo multiculturalismo una filosofia che s’interroghi sulle verità fondamentali della persona. Proprio per sventare l’insidia di una convivenza multiculturale fondata esclusivamente su provvisorie logiche politiche, o ancora peggio, opportunistiche.

Nel modo odierno di interpretare la persona, come coscienza e libertà, come possiamo tornare a parlare di essere? È importante distinguere tra essere e coscienza. Dopo Cartesio non è semplice parlare di una precedenza dell’essere rispetto alla coscienza, come non è facile recuperare l’intenzionalità metafisica che struttura il rapporto tra soggetto e realtà. Questo è il punto di forza di quella concezione di sapore socratico che riconosce la natura normativa della coscienza: l’essere è prima della libertà di scelta. È questo il senso dell’eteronomia della coscienza che prevede un contenuto aletico ad ogni libera scelta dell’essere umano. Per meglio dire, mi piace recuperare una concezione giuspersonalistica, che sottolinea la natura normativa della coscienza dell’essere umano, in alternativa sia alla più astratta definizione di una legge morale naturale, sia alla concezione storicistica del giuspositivismo, che si esprime nell’antifondazionalismo del diritto.

Qual è l’importanza dell’essere nell’ottica della metafisica creazionista? Per rispondere a questa domanda è opportuno riferirsi a tutte quelle prospettive filosofiche che riconoscono il principio di trascendenza come principio costitutivo dell’essere rispetto all’atto umano. Il riconoscimento di una precedenza dell’essere rispetto all’agire dell’uomo prepara il terreno sul piano epistemico ad una metafisica creazionista che nel percorso della filosofia occidentale si compie attraverso la mediazione giudaica di Filone di Alessandria capace di saldare la teologia biblica con i grandi sistemi della filosofia greca. Mi riferisco al grande tema del Logos intorno al quale ruota la continuità della rivelazione di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo, con la filosofia pagana capace di riconoscere una struttura ontologica della realtà che, in quanto intelligibile, suscita il desiderio e la ricerca di verità da parte dell’essere umano.

Quali sono le prospettive future? Risponderò sulla base delle emergenze dell’attualità: mi riferisco al confronto multiculturale, all’erosione dei valori che caratterizzano l’identità stessa dell’essere umano maschile e femminile, allo sviluppo delle tecnoscienze in una prospettiva talvolta trans-umanista; penso che mai come oggi stia emergendo l’esigenza di un nuovo umanesimo radicato su quel fondamento ontologico che è patrimonio del senso comune e che come tale, annoda il filo di un’autentica e produttiva comunicazione tra gli esseri umani.

 

Non posso non essere d’accordo, l’emergenza è reale, basta poco per capirlo. Quello che viviamo ogni giorno non dimostra altro che un’ontologia decentrata dalla persona, dimenticando che ogni persona è più che unità, è qualità, unicità che è il modo d’essere della persona. È proprio da questa unicità che trovano fondamento il valore e la dignità dell’essere umano.

 

Latest posts by (Collaborazione esterna) (see all)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.